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Trash test: l'anno che vorrà

Tutti i piani di Silvio B. per il 2003

20 dicembre 2002
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Dall’acquisto del Corsera alla vendita del Colosseo, ecco tutti i piani di Silvio B. per il 2003. Ma anche un sistema infallibile per fermarlo.

“Il condono edilizio è un atto di civiltà”

L’anno nuovo comincia con l’annuncio dei grandi risultati ottenuti dal condono edilizio. Lo Stato incassa 427 mila 500 lire da Leone Buttazzoni, che nel ‘92 aveva aperto un oblò abusivo in bagno. Gli altri tre milioni di abusivi hanno mangiato la foglia e decidono di continuare ad abusare aspettando il prossimo condono. Dozzine di graziose villette a schiera fioriscono in Piazza Navona, un centro commerciale occupa la spiaggia della Cinta in Sardegna, uno stabilimento di laminati plastici trova posto, dalla sera alla mattina, sull’erba di San Siro.
Un’Italia ormai abituata a tutto trova il tempo d’indignarsi solo per la nuova villa del mafioso Bonocore, sorta nottetempo sulla Catania-Messina: gli automobilisti devono spegnere il motore e passare a spinta per non disturbare.

“Lo sciopero è fuorilegge”

Le manifestazioni di protesta vengono messe al bando. “Per farsi sentire, gli operai non hanno bisogno di prendere in ostaggio strade e autostrade. È molto più educato prendere in ostaggio le televisioni, come faccio io.”
Gli scioperanti sorpresi senza striscioni autorizzati dalla commissione di controllo Saccà perderanno automaticamente il posto di lavoro nero.

“Vendiamo il vecchiume artistico italiano”

“Non capisco cosa c’è di strano nel cedere ai privati il patrimonio artistico italiano. Anche il comunista Totò vendeva ai turisti la Fontana di Trevi e nessuno diceva niente”.
Nel giro di due mesi vengono quindi venduti il Battistero di Firenze, 18 nuraghi sardi, l’Etna, il Vesuvio, Pompei, il Parco Nazionale dello Stelvio. In imbarazzo i ministri Matteoli, ambiente, e Urbani, beni culturali (lo diciamo per loro che a volte non lo ricordano): Berlusconi aveva promesso a Bush il Colosseo di Rodi ma proprio non riescono a trovarlo.

“Basta con l’informazione di parte della carta stampata”

Attraverso Mediobanca e in cambio di uno squallido aiuto statale sulla vicenda Fiat, Berlusconi ottiene il controllo di Corriere della Sera e Stampa. Il primo provvedimento è il licenziamento dei direttori De Bortoli e Sorgi, sostituiti da due figure al di sopra di ogni sospetto: Greggio e Iacchetti. Dure proteste del centro sinistra: “Scandaloso. Adesso chi condurrà l’unico telegiornale critico di tutta la televisione?”

“Facciamo piazza pulita dei disfattisti di professione”

Sette televisioni, dodici giornali, otto banche, 20 ministeri e 3 squadre di calcio non bastano al premier che è ancora infastidito dal disfattismo di certa sinistra. Vengono dichiarati fuorilegge tutti gli editoriali più lunghi di 200 righe (Scalfari emigra in Norvegia), poi tutti quelli graffianti (Gramellini, Maltese, Stella emigrano su Marte), infine tutti quelli che esprimono concetti chiari (Ernesto Galli della Loggia resta al suo posto).
L’opera prosegue con la chiusura di settimanali e mensili disfattisti: Espresso, Diario, Mister No, Tex, Zagor, Alan Ford, Paperino. Restano solo quei paraculi di Topolino e il Comandante Mark.

“Mi nomino presidente della Repubblica”

Il 31 dicembre 2003 Berlusconi parla alla Nazione. “So che vi aspettavate il discorso a reti unificate di Ciampi. Ma chi meglio di me ha saputo unificare le reti? Tutte uguali! Oggi non vi sono che giornalisti ossequianti e trasmissioni aberranti, perciò il discorso lo faccio io e divento automaticamente presidente.”
Ferme le proteste del centrosinistra. Ma proprio nel senso che stanno tutti fermi e non fanno niente.
Eppure, incredibile a dirsi, questo discorso segna la fine dell’era Berlusconi. Ecco quel che succede.


Primi effetti collaterali del condono edilizio. Berlusconi va a far pipì nei bagni di palazzo Chigi ma vi trova il cottage in perfetto stile inglese della famiglia Cappuozzo di Salerno. “Avimmo accà regolare domanda di condono: fuori dai coglioni”.

Problemi anche con la mafia. Gli ex colletti bianchi della Fiat, riciclati come esattori di pizzo, sono troppo affettati e cortesi: vengono schiaffeggiati perfino dai bambini.

Male anche la vendita del patrimonio artistico. L’Olanda, che aveva comprato il Vesuvio per animare il paesaggio, riceve per errore l’Etna ed è sommersa dalla lava. Putin, che aveva comprato l’Etna (pare per sfruttarne i gas) riceve il Vesuvio e non va oltre un Nervino-Margherita di scarsa efficacia.

La mazzata finale arriva dal presidenzialismo. Nel tentativo di raggiungere la popolarità di un vecchio presidente, Silvio B. fuma la pipa, impara lo scopone, si toglie i sopratacchi e racconta avventure partigiane. Ma con la faccia da culo che si ritrova ha ben poche speranze. Quando chiede a Schifani “A chi assomiglio?” quello gli fa: Cossiga sputato!”.

È la fine: il trucco si disfa, il sorriso si ammoscia, il trapianto si stacca, il cerone si squaglia, il blazer si lacera. In mezzo alla stanza, in preda ai singulti, non resta che un poveruomo distrutto e senza volontà, costretto a trascinarsi da una villa sarda all'altra raccontando barzellette di cui non ricorda nemmeno il finale. Speriamo non arrivi un'altra volta Previti a dargli la soluzione: "Silvio, quando tutto va male, non c'è che una cosa da fare: buttarsi in politica".

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