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Scuola di giornalismo: terroristi in bus

9 giugno 2002
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Questo è l’inizio dell’editoriale, firmato da Luigi Amicone la scorsa settimana nella prima pagina del Giornale.

Roma. Mercoledì 29 maggio 2002. Ore 10,45. Autobus 38. Seconda fermata dopo Termini. Sale un giovanotto magrebino vestito molto a modo. Non è brillo. Non è trasandato. Ha solo la faccia un po’ ingrugnita e uno sguardo un po’ fisso. Un nostro amico testimone se lo trova spalla a spalla. Adesso l’uomo si volta verso i passeggeri e farfugliando qualche parola in arabo parte in uno strano comizio al cui climax troviamo la seguente comunicazione di Jihad: “90% poveri, 10% ricchissimi, cani occidentali, il terrorismo vi colpirà, Allah-u-akbar!”. Fine dello spot spiritato. Pubblico ammutolito. Il profeta di sventura scende.
Dite che un tipetto così - un mattacchione probabilmente, ma non si sa mai di questi tempi - non sarebbe meglio tenerlo sotto’occhio? (...)

Se il buonismo a tutti i costi suona fasullo, queste paranoie suonano demenziali. Amicone pensa sia giusto tenere sott’occhio - magari 24 ore su 24 da una squadra di poliziotti in borghese - il primo scemo che spara cazzate in autobus? É mai entrato Amicone in una palestra, in un bar, in una pizzeria? Questo scoprirebbe:

Ferrara. Sabato 25 maggio 2002. Ore 11,14. Palestra Vigor. Leg Machine. Solleva pesi un ragazzo italiano, vestito a modo. Non è brillo. Non è trasandato. Ha solo la faccia un po’ ingrugnita e uno sguardo un po’ fisso. Un nostro amico testimone se lo trova fianco a fianco. Il ragazzo si volta verso i vicino e farfugliando qualche parola in dialetto parte in uno strano comizio al cui climax troviamo la seguente comunicazione di istigazione alla violenza: “Politici maledetti ladri schifosi, non fanno un casso e guadagnano miliardi sulla pelle nostra, una bella raffica di mitra, ratatatatat, ecco cosa ci vuole, senza processo nè niente, Madonnaccia!”. Fine dello spot spiritato. Pubblico divertito. Il profeta di sventura scende dalla Leg Machine e passa alla pressa.
Dice Amicone che un tipetto così - un mattacchione probabilmente, ma non si sa mai di questi tempi - non sarebbe meglio tenerlo sotto’occhio?

Provate a mandare un simile delirio a un giornale locale: verreste cestinati anche dalla rubrica delle lettere al direttore. Amicone invece va in prima pagina.
Il titolo del pezzo, giusto per chiudere in bellezza, è: “Nuovi mostri: lo Stato di polizia dove sguazza la sinistra”.
Ma ai poveri cronisti che al Giornale lavorano seriamente, costretti a fare brutte figure a causa sua, Amicone non ci pensa mai?


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