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Statale Aurelia, Ansedonia, primi di maggio. Sorpasso distrattamente, senza notare la linea bianca in mezzo alla strada. Una pattuglia di carabinieri è appostata poco più avanti: paletta, accosti, patente e libretto prego.
Non solo superava il limite di velocità, ma ha anche sorpassato dove non poteva. Almeno non correva forte: se la cava con settanta euro. Qualcosa da dichiarare?
La battuta è scema, ma mi esce spontanea. E forse non è neanche una battuta: Nessun problema: se anche Previti paga i suoi errori, allora pago volentieri anchio.
Il carabiniere sirrigidisce. Imbecille che non sono altro! Quandè che imparerò a tenere la bocca chiusa?
Mi guarda fisso. Scandisce bene le parole: Come ha detto? Che Previti paga? Previti paga??
Mi rimette in mano patente e libretto. Vada.
Come, scusi? Sono sempre stato poco sveglio, io.
Ho detto vada! Previti non paga. Perciò oggi non paga neanche lei.
Torno al volante confuso, ma con un sorriso così e una nuova grande certezza.
Coraggio, amici: se perfino nellArma sono tra noi, forse non tutto è ancora perduto.
m.r.
pennarossa.it ©2003
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