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Riti & miti del calcio dilettante: l'avversario che è in voi

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Gentili Amatori Settecà, leggo libri e riviste specializzate sul calcio e seguo alla lettera, con scrupolo e professionalità, tutti i loro consigli. Personalizzo le tabelle di allenamento e preparazione; svolgo con impegno esercizi e test; seguo con dedizione le indicazioni alimentari; traggo il massimo dalle interessanti rubriche di psicologia. Inoltre, prima di scendere in campo svolgo sempre un riscaldamento completo ed esercizi di stretching. Dopo ogni seduta mi soffermo a praticare il defaticamento.
Risultato: gioco da bestie.
Sempre.
Anche se in allenamento faccio i cinquemila in diciotto minuti, in partita, dopo il fischio d’inizio, vado immediatamente in palla, in debito d’ossigeno, in balia dell’avversario. Non rendo, non mordo, non incido. La testa mi scoppia, il cuore mi bombarda, le scarpe mi stringono, i rimpalli mi sfavoriscono, il pallone mi evita, i compagni m’insultano.
Ma il vero dramma non è questo.
Il vero dramma gioca accanto a me. Si chiama Menegazzi. Non l’ho mai visto correre in allenamento. Dice che lo stretching è roba da recchioni. Crede che fartlek sia una parolaccia. Si riscalda bevendo birra. Si ubriaca tutte le sere. Ma gioca sempre bene. Marca, morde, anticipa, corre e segna tutte le domeniche.
Aiutatemi. Guardo già con interesse i programmi della prossima rassegna di cineforum
Osvaldo Pellegrini, Brescia

Tieni duro, carissimo Osvaldo. Ti mettiamo a disposizione tre grandi specialisti: un allenatore, un preparatore atletico, uno psicologo, per un problema che riguarda migliaia di calciatori dilettanti.

L’allenatore: Marcello Lippi.
Caro Osvaldo, il tuo non è un problema raro: io stesso, quand’ero un giocatore come tanti e non il miglior allenatore della serie A e forse del mondo, vivevo alcune vigilie nel morso della tensione. È lì che ho imparato a fumare il sigaro, che oggi mi dà quest’aria tenebrosa e romantica. Bastavano dieci belle boccate prima del fischio d’inizio e poi in campo scacciavo le tensioni e soprattutto gli avversari, sopraffatti dal mio alito micidiale.
Non disperare: pensa che perfino Montero e Davids avevano i tuoi stessi problemi quando sono arrivati alla Juve. Come li ho guariti? Montero minacciandolo di fargli passare una settimana a tu per tu con Ventrone. Un’ora dopo aveva già collezionato sedici espulsioni. Con Davids, che è più tosto, sono stato più duro: l’ho minacciato di fargliela passare con Moggi. I risultati li avete visti tutti.
A te basterà caricarti con una mia fotografia (o quella di Paul Newman, che è lo stesso). Guardala e pensa: “Il mondo è mio: il miglior allenatore del mondo, forse dell’universo, ha scritto a me, proprio a me!”. Peraltro con una notevole proprietà di linguaggio, come puoi notare.

Il preparatore. Paulo Arrantes Sebastao Mauricio, (preparatore del Solopar Diviertimento, Maiorca).
Amigo! Quel che te manca es un poco de alegria. Ecco un esercisio fenomenal para risolvere el problema.
Mentre te rechi alla partida con la tua machina, accendi la radio su una estaccion de musica do Brazil e concentrate su l’alegria de le note.
Respira profondamiente y esclama a voce alta: el calcio es alegria! El calcio es amicisia!
El più es fatto. Non te resta che:
sterzare senza preaviso a sinistra e butarte su l’altra corsia, posibilmiente mentre arriba un camion: schivalo con una finta e torna nela tua corsia.
Se sei sopravisudo, non hay dubi: la partida non te fara nesun efeto.
En la mia scuadra ce la caviamo con dos, masimo tres perdite a stagion ma giochiamo siempre con muy alegria. So che da voi el trafico es pejor, ma non se puede voler tuto dala vita.

Lo psicologo: dott. Prof. Manlio Lancillotti De Vestiboli.
Il caso del lettore è la tipica patologia dell’“Io-non io”, (in puri termini scientifici è definita“Sindrome dello sfigato”) che il collega egiziano Mahlub El Canhab rilevò già nel 1400 avanti Cristo tra i costruttori delle piramidi: gli operai addetti al sigillo degli ingressi apparivano ansiosi, nervosi e sfiduciati. El Canhab rifiutava la teoria corrente (i sigilli venivano chiusi dall’interno) ricercando la causa in un’alimentazione scorretta, ricca di grassi e povera di carboidrati. La tesi fu nettamente sconfessata millecinquecento anni più tardi quando il collega romano Plinio Eriberto Errera verificò che gli schiavi lanciati contro i leoni al Colosseo soffrivano della stessa sindrome pur potendo contare su tutti i pregi della dieta mediterranea.
Ci volle l’avvento della psicologia moderna per arrivare a fondo del problema: Einrich Herbert Hubbard, uno dei maggiori discepoli di Freud, sperimentò sulla sua pelle che pur avendo preso diecimila lezioni di fioretto, venne attanagliato dalla stessa sindrome di fronte alla Magnum 44 del cognato, che lo aveva sorpreso a fornicare con la moglie.
La soluzione, caro Osvaldo, è molto semplice: segui un corso di autostima, quindi uno di yoga e di seguito uno di training autogeno. Recati dunque fiducioso a giocare con la tua squadra. Al fischio d’inizio, entra deciso a gambe unite su tibia e perone del compagno Menegazzi e togliti quell’incubo dai piedi per almeno sei mesi. Come vedi a volte basta veramente poco per risolvere i problemi ed essere felici.

pennarossa.it©2003


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