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Vergogne indelebili: la stagione 2001/2002

Una rassegna delle peggiori partite degli Amatori Settecà

E i suoi indimenticabili protagonisti!
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Terza giornata
Pasticceria Elisir - Amatori Settecà 1-1
In vantaggio con un gol di testa di Stambecco, centravanti celebre per aver inventato il dribbling-dritto (lui avanza ondeggiando come Azzurra, ma la palla va sempre dritta: al difensore basta stare fermo per riconquistarla), gli Amatori si fanno raggiungere su una dormita clamorosa.
Avrebbero l’occasione di vincere, con un calcio di rigore nel finale obiettivamente inesistente. È per questo che il rigorista, uomo dall’indiscutibile dirittura morale, lo sbaglia calciandolo abilmente sul palo.
Ma non è questo il fatto singolare di questa partita (né il fatto che il rigorista e chi si scrive sono la stessa persona): la notizia è che il pubblico del Settecà è composto da Antonio Graziani e figlio Enrico. Graziani non è solo uno dei migliori clarinettisti d’Italia: è uno dei peggiori intenditori di calcio, e perciò ha una sensibilità fuori dal comune per cose che a noi intenditori sfuggono.
Racconterà Graziani che gli avversari, udendoci parlottare prima dell’inizio, sono rimasti intimoriti dalla nostra dialettica in perfetto italiano (esempio: “Astorino: stai rigorosamente sull’uomo, rilancia solo verso le fasce e soprattutto mantieni la calma”). E noi che abbiamo sempre ragionato secondo l’equazione: più dialetto stretto e incomprensibile = più qualità di gioco, affrontando novantanove partite su cento in netta inferiorità psicologica!
Si aprono nuove prospettive.
N.B.
Dopo settant’anni di marcatura a uomo e due partite a zona, si torna alla marcatura a uomo. Ma il mister rincuora il preparatore: “È una cosa temporanea: fra altri settant’anni riproviamo”.

Quinta giornata
Salin Longare - Amatori Settecà 3-1
Non è la sconfitta che fa male in queste partite, ma tutto il resto.
Cominciamo dagli spogliatoi: saranno almeno cinque metri per cinque, con un appendiabiti per ciascuno. Vergognoso! Abituati a cambiarci seduti uno sull’altro in pollai e sgabuzzini, non troviamo il giusto affiatamento pre partita. Le docce poi hanno un locale tutto per loro e c'è perfino acqua calda. Così in campo ci si rammollisce: non è più necessario uscire paonazzi per affrontare la doccia ghiacciata che ci ripulirà dal fango. Ma quale fango? Il campo è interamente coperto d’erba, una vergogna, ed è così largo che Silvio non riesce a mettere in area neanche una palla quando batte un corner. Gli avversari infine, infami, giocano proprio a calcio, e fanno anche più di quattro passaggi di fila. Sono cose che fanno male al calcio e che non vorremmo mai vedere.
Eppure andiamo anche in vantaggio, con un gran gol dal limite. Immediatamente però, torniamo a giocare seriamente: schiacciati in difesa, sbraitando tra noi e buttando palloni in avanti. Gli avversari pareggiano sbagliando un cross (prima cappella gigante del portiere-per-forza Franzon), vanno quindi in vantaggio meritatamente, segnano il tre a uno in contropiede nel finale.
Grande l’arbitro, che fischia a suo totale piacimento, ma sorride sempre, ha la mascella da John Wayne e di calcio ci capisce uguale.

Nona giornata
Amatori Settecà - Maddalene 2-1
Si gioca in notturna, ed essendo metà dicembre il campo è una lastra di ghiaccio. Un incauto giocatore del Maddalene (ultimo in classifica, neanche una vittoria) chiede all’arbitro se si può rinviare. Viene squalificato a vita e scudisciato sul posto. Non lo sa che nella storia del Csi non c’è mai stata una sola partita rinviata per validi motivi?
Settecà - Carmignano nel 1996 si giocò dopo otto giorni di pioggia torrenziale. L’acqua arrivava ai parastinchi, ma questo è niente. Delle righe, obbligatorie, nemmeno l’ombra. L’arbitro disse: “Bah, le interpretiamo: fatemi almeno il dischetto del rigore”. Versammo una badilata di gesso, che galleggiò dolcemente alla deriva. “Vabbè, facciamo a occhio”. Finì zero a zero e ci divertimmo un mucchio.
La gioiosa notizia della vittoria è funestata da due episodi.
Uno: Giulio gioca.
Ahimè, siamo contati: Stambino bloccato dalla tendinite, Stambecco da una distorsione, Loris dal lavoro, Serpe da squalifica sportiva, Gherardo da squalifica della moglie incazzata perché non è mai a casa.
Due: Giulio segna.
E non di stinco, nuca, polpaccio, naso: segna proprio di piede-piede, il maledetto. Così ci tocca anche abbracciarlo e fargli i complimenti.
Chiudiamo un girone d’andata clamoroso: quattro vittorie, quattro sconfitte, un pareggio. Impensabile lo score casalingo: tre vittorie su tre.
I calcoli, nel dopo partita, si sprecano: anche perdendole tutte, ci sono buone possibilità di non arrivare ultimi.
Tanta è la gioia che il mister Fabio Cogo annuncia il blocco degli allenamenti almeno fino al 7 gennaio. Ci ritroveremo con un anno in più sul groppone, ma soprattutto con dodici chili da smaltire.

Quarta giornata di ritorno
Sant'Agostino - Amatori Settecà 2-4
Il campo di Sant'Agostino va famoso per una curiosa caratteristica: è più piccolo dei relativi spogliatoi. Praticamente un campo da calcetto, nel quale - a causa della cronica mancanza di spazi per il calcio amatoriale - si giocano una serie ininterrotta di partite, dall'alba al tramonto. Da qui la dimensione degli spogliatoi, che devono permettere a più squadre di cambiarsi.
Gli Amatori devono rifarsi dalle precedenti figuracce ed entrano in campo motivati come non mai, oltre che vestiti con una nuova divisa sociale, nera coi bordi verdi, rubata chissà dove da Giulio. Abituati a mute di quarta mano, enorme stupore suscita il fatto che ci sono i numeri perfino sui pantaloncini e che i calzini hanno il piede.
Saranno le maglie, sarà che abbiamo una dignità, sarà che Fabio finalmente fa giocare Martino e Oscar assieme (i due ventenni troppo buoni che non s'incazzano mai), ma dopo otto minuti vinciamo tre a zero (autogol, zampata di Oscar in mischia, gran diagonale del Serpente) e giochiamo in scioltezza.
Saranno le maglie estranee, sarà che la nostra dignità ha un limite, sarà che Fabio fa entrare quel brocco di Stambecco, a dieci minuti dalla fine siamo tre a due, arroccati in difesa, assolutamente terrorizzati e rassegnati a prenderne altri due.
L'orribile visione di noi che torniamo a casa e tentiamo inutilmente di giustificare a mogli, figli, madri e fidanzate che abbiamo perso anche oggi dopo essere stati in vantaggio di tre reti ci dà la forza di segnare il quarto gol, con il solito Serpe.
La vittoria purtroppo ha il suo prezzo: perdiamo Astorino, espulso perché, già ammonito, si rivolge all'arbitro con un "HAAAAAAAAARGH! NOOOOOO!" dopo un fallo fischiato a sfavore; e perdiamo Silvio, che sbaglia l'ingresso dello spogliatoio e, scambiato per l'arbitro a causa della maglia nera, viene rapito dai Breganze Warriors, sconfitti al novantesimo su rigore assai dubbio nel corso della gara precedente.

Sesta giornata
Selecta Montegalda - Amatori Settecà 3-0

Cominciamo dalla fine, quando il Conte Astorino, celebre per il suo savoir fair dà del deficiente a Corona, uomo che ha fatto del porgi l’altra guancia il suo stile di vita. É la prima e unica emozione offerta dagli Amatori, che in un colpo solo perdono:
1) la partita (e fin qui siamo nella norma);
2) la dignità, (un gradito ritorno ai tempi d’oro);
3) l’occasione di far fuori chi scrive, bloccato da una distorsione: vincendo avrebbero avuto la scusa buona, con tre pappine sul groppone è più dura.
Il campo di Montegalda non è roba di questo mondo: l’erba è verde e compatta, non esistono buche, le panchine sono ampie, pulite e protette da plexiglas. La distanza tra linee laterali e rete di protezione è pari alla larghezza del nostro campo di Settecà. C’è perfino il bar, con una vera macchina del caffè. L’addetto al campo racconta con orgoglio che passa i lunedì mattina a rattoppare le eventuali buche e consolare i ciuffi d’erba spiegazzati.
I gol: Franzon esce in presa alta su una telefonata da seicento metri. La palla fa SGUISH!, come nei fumetti. Nessuno lo insulta, siamo proprio dei santi.
Ripresa: mischia nella nostra area: la palla viene calciata qua e là sessanta volte, ma mai oltre il mezzo metro. Loro segnano, ma noi abbiamo l'onore di aver inventato il ping pong.
Il terzo gol è un autogol di Stambino - uno specialista - che devia un tiraccio da novecento metri.
La vergognosa rissa Astorino-Corona chiarisce definitivamente il nostro futuro. Perdenti, inguardabili, irrecuperabili, senza un idea e ora anche orrendamente litigiosi.
Non siamo una squadra di calcio, siamo il centrosinistra.

Settima giornata
Amatori Settecà - Setaf Lions 3-1

Come molte cose made in America, i Setaf Lions sono uno spettacolo puro. Fingete per un attimo di credere che undici uomini possano rappresentare una nazione ed entrate in campo con noi, un sabato pomeriggio di marzo, campo allentato, pioggia leggera.
Metà sono neri e il più mingherlino è una scultura di Michelangelo. L’altra metà va dal rosso irlandese all’olivastro sudamericano fino al bianco pallido wasp. Dal fischio iniziale, l’allenatore comincia già a chiamare i primi cambi volanti: due alla volta, come nel basket, e ininterrottamente. La cosa peggiore non è marcarli: è capire chi devi marcare.
Puoi picchiarti con l’avversario per tutta la partita: al fischio finale punterà verso di te, e mentre tu metti una guardia alla Oliva, lui ti stringerà la mano con la serenità di una madonna nel presepio. Metà di loro - tutti soldati della caserma - viaggiano come fulmini. Il pallone per fortuna no: e questo spiega perché i Setaf Lions siano addirittura peggio di noi.
Dopo due minuti di gioco però, è già orrore. Un tiraccio senza pretese da quaranta metri è deviato dal ginocchio di Ino. La palla s’impenna e sale, sale, sale.
Dieci sguardi preoccupati si puntano sul portiere Franzon. Nei suoi occhi s’intravvede un ombra di angoscia. Chi non ha ancora capito, si legga le partite precedenti. Dieci bocche lo esortano all’unisono, ma delicatamente, per non spaventarlo: “Calmo Franzo, calmo! Fa due passi indietro!”.
La palla comincia a scendere.
Nel viso di Franzon si disegna il terrore. Con gli occhi incollati alla palla, accenna un passo indietro. I suoi ottanta chili sembrano raddoppiati, il panico lo inchioda. “Un passo indietro, un passo indietro!”
La palla scende, scende, scende.
Ora il viso di Franzon sembra l’Urlo di Munch. Basterebbero dieci centimetri a ritroso per bloccare comodamente la palla con una mano sola.
Basterebbero. Le mani, oscenamente protese all’indietro, sfiorano la palla che atterra dolcemente dietro la linea di porta.
Nessuno tenta di ucciderlo. Siamo uomini, ormai. Non ci perdiamo d’animo e tre minuti dopo abbiamo un rigore a favore. Franzon, che cercava d’impiccarsi alla traversa con le stringhe delle scarpe, si concede la grazia. Tira il Serpe (sua parola d’ordine: “il rigorista sono io: cinque su cinque realizzati”) e sbaglia.
Due minuti dopo il loro portiere tenta un dribbling così folle che abbiamo il sospetto di vivere in un sogno. Segna Loris: ne abbiamo la conferma.
Franzon, che già pensava al bridge, torna a credere in un domani migliore.
Ripresa. Segna Tortato. Gli americani s’interrogano sul nostro singolare modo di esultare a pizzicotti.
Purtroppo un americano ha l’ardire di entrare nella nostra area di rigore. Per Corona, comunista convinto, è come se avesse fatto pipì sulla Piazza Rossa. Lo stende platealmente. Due a due.
Disperazione e lancio lungo di Tortato: parte Edo Ghirini, cavalcata vincente e gol.
Tre gol, di fila, firmati da tre attaccanti: gli americani, dopo la doccia, ci chiedono consigli interessati sulle nostre incredibili capacità mimetiche. Siamo ancora in campo, perfettamente immobili e con gli occhi sbarrati. Franzon, che non aveva mai dubitato, pensa già all’esordio in serie A.

Ottava giornata
Amatori Settecà - Spes Settecà 2-2

Una folla mai vista - 4 spettatori - assiste incredula allo svolgimento di questo derby il cui bilancio è sconcertante: settecento vittorie dei cugini, zero pareggi, zero vittorie nostre. Loro sono lanciatissimi, giovani, forti, ricchi, amati dalle donne, eleganti, simpatici, brillanti e informati; noi perennemente in lotta per non retrocedere, vecchi, coi denti gialli, giustamente ripudiati dalle mogli, brutti, sporchi e cattivi. E perciò destinati a perdere.
L’avvio di gara invece è incoraggiante. Dopo cinque minuti riusciamo a uscire dalla nostra area, e dopo un quarto d’ora scopriamo pascoli inesplorati oltre la linea di centrocampo. Il loro portiere è perfino costretto a interrompere le parole crociate, al quarto d’ora, per battere un calcio di rinvio.
Ma è solo un sogno: nel finale di tempo, i buoni segnano di testa e due minuti dopo raddoppiano in mischia.
Ma il calcio, si sa, è bello perché è strambo.
Tanto più se arbitra il grande Centimetro.
Siccome la gara è una noia pazzesca, Centimetro decide di animarla prendendo di mira un paio di giocatori dello Spes, che avevano avuto l’ardire di dire rispettivamente “Ahi!” e “Accidenti”. Centimetro - al cui cospetto Collina è un dilettante - promette loro ammonizioni, espulsioni, squalifiche, esecuzioni sommarie ogni volta che toccano palla.
E noi accorciamo: scambio velocissimo - di puro culo - a centrocampo e palla a Edo che brucia il loro portiere, probabilmente in crisi sulla 16 verticale: In mezzo al Gange, tre lettere.
Il rianimarsi della gara esalta Centimetro, che ormai privo di ogni freno inibitore contesta agli avversari ogni entrata, i tacchetti, la pettinatura.
Finalmente un corner per noi: Garzotto, distrae il portiere suggerendogli la soluzione al 5 verticale (Fu di Priapo il servitore) e insacca di testa.
A questo punto il dramma: non appena questi si accorgono che stanno pareggiando ci distruggono. Ma niente paura: Centimetro - che, diciamolo chiaro - ormai tifa apertamente per noi - risolve il problema, e dopo aver ammonito due spettatori ed espulso un passante, porta avanti l’orologio e fischia la fine.
In spogliatoio la soddisfazione è grande, quella soddisfazione che solo i brocchi e i perdenti sanno provare: domani, in ufficio, si faranno massacrare da megadirettori totali senza neanche fiatare.


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