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Amatori Settecà: l'isola dei fumosi

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prima giornata, campo di Sant’Andrea, sabato 11 ottobre 2003

Arredamenti Guerra - Amatori Settecà 0-2 (0-1)

I mostri: Franzo in porta, Corona libero, Garzotto e Stambino sulle punte, Martino a destra, Martino a sinistra, Serpe, Germi e Toni in mezzo, Alberto e Roberto di punta. Nella ripresa: Asto, Loris, Adriano, Edo. Allenatore: Franzo. Vice: Giuliano. Guardalinee: il Nonno.

Reti: Germi, tiraccio da fuori; Alberto, colpo di testa.

Non vincevamo un esordio da 10 anni. Ma.
Non facevamo nemmeno un pareggio da 5. Però.
Non uscivamo dal campo complimentati da 32 anni. Eppure.

Ma, però, eppure c’è poco da stare allegri. Perché diversamente dalle squadre professionistiche, dove le vittorie cementano il gruppo, qui succede il contrario. Le vittorie alimentano odi, accendono rancori, soffiano sulla rivolta e minano per sempre amicizie consolidate da anni.
Ve lo prova una carrellata di dichiarazioni, estorte - badate bene - a tradimento, giacché i dilettanti pubblicamente non dicono mai la verità, rivelandosi ben più falsi dei professionisti.

Astorino (terzino in panchina), a Stambino (terzino titolare): “Bravo, hai fatto una gara senza sbavature”.
A Oscar, un minuto dopo: “Già, a sbavare ci pensava il suo uomo, un cesso talmente sfiatato che aveva la lingua per terra dopo il primo scatto. Ci fossi stato io! Non solo non gli avrei fatto vedere un pallone, ma avrei segnato anche tre gol”.

Serpe (titolare per un tempo) a Franzo (mister): “La rotazione è una scelta vincente”.
A Garzotto, un minuto dopo: “Già, la rotazione dei miei maroni. Se devo giocare solo un tempo, d’ora in poi col cazzo che mi faccio il culo in allenamento. D’ora in poi non corro un minuto più del necessario. D’ora in poi non sputo più sangue. D’ora in poi... (e così via, per ore).

Fortuna che, tra tante tensioni pronte a esplodere, c’è chi si pone al servizio della squadra con alto spirito di corpo e sacrificio. Ed è il vostro autore, rimasto fuori per scelta tecnica e ciò nonostante in prima fila ad applaudire la squadra e lieto di preparare l’ottimo tè per il ristoro dei compagni titolari durante l’intervallo.
Se poi Franzo mi lascia fuori un’altra volta, ci aggiungo un litro di purgante e due chili di bromuro.


seconda giornata, Polegge, sabato 17 ottobre

Longobarda - Amatori Settecà 1-7 (1-3)

Gli extraterrestri: Franzo in porta, Corona libero, Garzo e Matteo sulle punte, Stambino a destra, Edo a sinistra, Germi, Toni e Oscar a centrocampo, Loris e Alberto di punta. Nella ripresa: Paolo, Serpente, Roberto, Spaurà.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Loris (ciabattata); avversari; Loris (tiro dal limite sotto la traversa); Alberto (di testa, sottomisura); Roberto (contropiede, di freddezza); Toni Bedin (sottomisura); Roberto (punizione sopra la barriera); Roberto (contropiede di potenza).

Dal nostro nuovo corrispondente Edmondo De Amicis riceviamo e volentieri pubblichiamo la cronaca di questa folle partita.

Caro Enrico, voglio spiegarti oggi a quali altitudini può arrivare l'animo umano. E, parimenti, a quali incredibili bassezze esso aspira. Di questa maschia sfida non sarà infatti la pur rotonda vittoria dei sorprendenti Settecani a meritare l'imperituro ricordo: a restar scolpito nel marmo della tua memoria sarà il nobile gesto del nostro Roberto, centravanti di classe cristallina e, da oggi, di rigoglioso cuore.
Erano da poco incominciate le rituali movenze del riscaldamento. Tra gli sguardi di tigre dei nostri prodi spiccavano i grandi occhi bovini, bassi e mogi del povero Loris, attaccante destinato alla sempiterna panchina da qui al 2056. Tre o quattro compagni lo tormentavano vilmente, canzonandolo ora per le due miserande reti segnate in cinquantadue stagioni, ora per i piedi dalla curiosa forma cubica, ora per l’eleganza degna di un bradipo.
Egli, tutto solo in mezzo al campo, smorto, stava a sentire, guardando ora l'uno ora l'altro con gli occhi supplichevoli, perché lo lasciassero stare. E intanto palleggiava, cercando un compagno pietoso con cui scambiare la sfera. Ma i vili lo evitavano millantando scarpe da allacciare, pantaloncini da legare, parastinchi da sistemare e guêpière da acconciare, che ogni scusa era buona con quello zuccone.

Non appena Franzon cominciò ad annunciare la formazione, Loris si fece ancor più piccolo e cercò di nascondersi dietro il palo della porta. Ma anche questa lo evitò, schifata, spostandosi da un lato e lasciandolo esposto al pubblico ludibrio.
Ma ecco Roberto, il fortissimo neo acquisto giunto dalla Categoria, sussurrare qualcosa al marmoreo orecchio del mister. Or noi possiamo riportarvi, tali e quali, le nobilissime parole.
“Fai giocare lui il primo tempo. Resto io in panchina”.
Franzon, colpito da tanta bontà d’animo, tratteneva le lacrime e pronto acconsentiva: “Sei scemo? Ma è la sintesi dell’anticalcio, l’apoteosi del nonsenso, il calvario della logica”.
“Fai come ti dico” replicava tranquillo Roberto, badando a non farsi sentire dai compagni.
Trattenendo ancora una volta le lacrime, vuoi per la commozione (1%), vuoi per l’orrore (99%) Franzon eseguiva.
Alla lettura della formazione tutti sbiancavano come cenci: “Franzon è impazzito?” mormorava Alberto, che ha visto giocare Roberto e sa che significa. “Oppure ha bevuto?” si domandava Germi, che ha visto giocare Loris. “Ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa?” aggiungeva Stambino, che non ci capiva un acca ma conosce De Gregori.
Non c’era tempo per recriminare. Il risoluto fischio dell’arbitra chiamava tutti all’avvio del giuoco.

E si compiva il miracolo.
Loris segnava il primo gol della tenzone con un preciso tiro dal limite.
A nulla valeva il pareggio degli avversari. Loris segnava nuovamente, con una spettacolare conclusione da 30 metri.
Il brutto anatroccolo era diventato cigno. L'orrido bozzolo s'era schiuso liberando la superba farfalla. La palla ora lo corteggiava come torrido amante, i compagni lo servivano come zelanti portaborse e gli avversari inseguivano vani come condoni fiscali. Finché un ignobile terzino lo metteva vilmente per le terre. Non pago, replicava alle giuste proteste del nostro con l'agghiacciante: “Qual verga recriminate? Codesto non è un trastullo da signorine”.
Stringendo i pugni per la rabbia il Sommo Attaccante doveva uscire claudicante dal campo. In cuor loro, i compagni tremavamo: come si potrà ora far di meglio? Essi intendevano dire: come rimanderemo in panchina questo brocco maledetto?

Nel secondo tempo, alla ripresa del giuoco, entrava in campo il Nobile Roberto. Ora tutti gli sguardi erano su di lui.
Senza mostrar tentennamenti, con un sorriso fiero sulle labbra, egli segnava una dopo l’altra tre bellissime reti.
Al fischio finale Franzon lo sommergeva di baci liberando finalmente le lacrime: che bontà d’animo! Che sensibilità superiore! Che paura mi hai fatto prendere, infame maledetto! Non sognarti mai più di farmi uno scherzo del genere”.

E mentre tutti i compagni s’asciugavano le rudi gote inumidite, una voce ruppe l’incantesimo con queste ignobili parole: “Ma andate a cagare voi e questa farsa ridicola”. Era Astorino, il ribelle senza speranza, il guitto senza pentimento.
“Come osi palare a questo modo? - gridò con collera Franzon - Tu uccidi il gruppo, che in una squadra di calcio è come dire tua padre e madre”.
E quell’infame sorrise.


terza giornata, Barbarano, sabato 24 ottobre

Real Barbarano - Amatori Settecà 1-2 (0-1)

Le divinità: Franzo in porta, Corona libero, Asto stopper, Stambino sulla seconda punta, Serpe e Silvio in mediana, Martino a sinistra, Spaurà a destra, Toni in mezzo, Loris e Alberto di punta. Nella ripresa: Matteo, Paolo, Oscar, Adriano, Tortato.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Martino (sottomisura, lo faceva anche il bisnonno); avversari; Roberto (contropiede, lo faceva solo lui)

Ormai imbattibili, che ci resta da fare? A che pro continuare a correre e faticare quando il ruolino di marcia segna tre vittorie consecutive in altrettante gare? La soluzione è semplice: alleniamoci a esultare. Con 11 reti segnate e due sole subite, una squadra di vertice degna di questo nome deve dimostrare classe e fantasia anche nella gioia del gol.
A questo proposito, ecco una carrellata di esultanze da evitare assolutamente nel calcio dilettante.

1) Le orecchie da mercante. Festeggiare un gol con le mani aperte dietro alle orecchie come quando, a lezione di catechismo, si mimava l’elefante cantando “Ci son due coccodrilli/e un orangutan/due piccoli serpenti/e l’aquila real” è semplicemente vergognoso.
Per questo il gesto ha un successo strepitoso tra i professionisti e, di rimando, tra i dilettanti. Vedere un imbecille che, in posa plastica, sventola le orecchie davanti a trentamila persone è già squallido. Vederlo davanti a un pubblico di sei persone è uno dei motivi per cui molti preferiscono il golf. Rabbrividiamo, ma non riusciamo a dar loro tutti i torti.

2) Silenzio, parla Agnesi. Un gol, magari orrendo, e subito il dito che si appoggia sulle labbra a zittire un’ipotetica curva di beceri urlatori. Se questo è esultare, noi siamo Emilio Fede. Se poi al posto della curva c’è una rete di recinzione, non ci sono santi: chi esulta così dev’essere duramente punito. Gettatevi in avanti, segnate anche voi e poi esultate con il vecchio, sano, meraviglioso e irritante gesto dell’ombrello. Prenderete due giornate di squalifica ma consolatevi: lo faceva anche Gigi Riva, mica l’ultimo pirla della Gea.

3) Il cecchino. Con dodici milioni di guerre in corso in ogni parte del mondo, non c’è scena peggiore dell’imbecille che segna un gol e invece di mandare baci a destra e a manca mima raffiche di mitra o tiri di precisione. Schiaffeggiatelo platealmente, beccatevi tre giornate di squalifica e vantatevene pubblicamente: se uno così giocasse in serie A sarebbe certamente un uomo della Gea.

4) Il trenino. Inventato dai giocatori del Bari, è probabilmente uno dei sistemi più gioiosamente infantili che ci sia capitato di vedere tra i professionisti. Bello, colorato, allegro, è vivamente sconsigliato tra i dilettanti: nella maggior parte dei nostri campi, disseminati ora di ghiaia, ora di marmo in scaglie, ora di terra bruciata dell’Arizona, una simile passeggiata provoca piaghe sanguinolente, cicatrici perenni e ferite lacero contuse guaribili in non meno di sessanta giorni.

5) Lo sciuscià. Il gesto del lustrascarpe consiste nel mimare una lucidata alla scarpa dell’autore del gol. A parte che i dilettanti segnano sovente di stinco o di puntalone, il gesto è piuttosto ridicolo: le scarpe del pigro dilettante sono quasi sempre incrostate di fango risalente a sei stagioni fa. Meglio provare con:

6) La bandierina al cielo. Ideato da Batistuta, il festeggiamento consiste nello strappare la bandierina del calcio d’angolo e alzarla in alto in segno di vittoria. Da evitare assolutamente nei campi di provincia del calcio dilettante: l’addetto al campo la prenderà come un’offesa personale da lavare con il vostro sangue. È meno pericoloso festeggiare con:

7) Il doppio salto mortale. “Il prossimo gol lo festeggio alla Martens”. Se lo avete promesso una volta, siete fottuti. Perché non sembra affatto difficile: basta coordinarsi, bilanciare bene il peso e hop, spiccare il volo. Dopo i primi tentativi (lontani da sguardi indiscreti) i risultati sono tremendi: rovinose cadute sulla schiena, fratture multiple, colpi della strega. Sarà per questo che dopo aver segnato regolarmente per anni, ora sbagliate improvvisamente anche i gol più facili?

Dell’esultanza con la maglia in faccia alla Ravanelli abbiamo già scritto in passato. Ma noi consigliamo il classico mani al cielo e l'urlo "Gol!", che è sempre l'apostrofo rosa tra due parole: che culo.


quarta giornata, Vicenza, sabato 1 novembre

Snack Bar - Amatori Settecà 1-0 (1-0)

Le pippe: Franzo in porta, Cogo libero, Garzo stopper, Stambino sulla seconda punta, Corona e germi in mediana, Matteo a sinistra, Oscar a destra, Toni in mezzo, Roberto e Alberto di punta. Nella ripresa: Martino, Silvio, Astorino, Tortato, Adriano.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Dopo tre vittorie consecutive, un curioso avvenimento caratterizza l’allenamento che precede il big match con la finalista dello scorso campionato: non un solo assente tra i 26 tesserati della rosa.
Nel calcio amatoriale è un evento raro quanto un eclissi totale di sole. Tra infortuni, impegni di lavoro, coppe in tivù, indisposizioni dei figli e aut aut delle mogli, una percentuale di giocatori è sempre assente. Questa percentuale oscilla curiosamente dal 15 al 50 per cento circa, a seconda della temperatura e della classifica. I nostri autunni, nel cuore della Pianura Padana, ci regalano talvolta temperature appena sopra lo zero. Le nostre classifiche sono state spesso inferiori.

Ma quest’anno no. Tre vittorie di fila hanno fatto di noi una Squadra Vincente. Calma, Furba, Impietosa sottoporta, Perfetta in difesa. Un Blocco di Granito in cui Tutti danni il Massimo.

Per questo mister Franzon sta sperimentando un metodo rivoluzionario per le convocazioni. Durante l’allenamento osserva attentamente ogni movimento dei suoi uomini e al primo accenno di smorfia sul viso di qualcuno chiede: “Hai male? To ho visto che stai soffrendo! Certo, appoggi male la caviglia. Guai a sottovalutare i guai alla caviglia. Meglio non rischiare sai? Ti lascio un turno di riposo, così ti rimetti”.

La squadra ormai ha capito l’antifona e l’allenamento è un festival di sorrisi e ottimismo che neanche Tonino Guerra e l’Unieuro. Terzini che l’anno scorso marcavano visita per un affaticamento muscolare, oggi umiliano Enrico Toti correndo nonostante fratture multiple e composite. Centrocampisti che si mettevano in mutua all’apparire di una crosticina, mostrano, dopo un furioso tackle, la carne viva al nemico. Attaccanti che urlavano di dolore al primo contrasto, sopportano senza un lamento trattamenti alla Mihailovic.

Ma nulla sfugge all’attento Franzon, che tra un palleggio e l’altro si muove più premuroso del dottor Alberto Lupo nello sceneggiato La Cittadella: “Stefano, fermo! Cosa vedo: hai le labbra screpolate! Devi curarti assolutamente. Sabato è previsto vento, meglio che ti riguardi per la prossima partita”.

Viene quasi da gioire per questa sconfitta, che ci riporta alla normalità: perdiamo perché siamo Nevrotici in difesa, Molli in attacco, Isterici, Brutti, Spaventati. Un’Amalgama di Mediocrità in cui Tutti Vagano Senza Meta.

La settimana prossima possiamo tornare a confessare i nostri stiramenti e mal di schiena: finiremo magari in ospedale, ma non in tribuna. Che per un calciatore amatoriale è cento volte più preoccupante.


quinta giornata, Vicenza, sabato 8 novembre

Pigafetta - Amatori Settecà 1-3 (0-1)

I prodi: Franzo in porta, Corona libero, Garzo stopper, Astorino sulla seconda punta, Serpe e Germi in mediana, Martino a sinistra, Paolo a destra, Toni in mezzo, Roberto e Alberto di punta. Nella ripresa: Silvio, Oscar, Stambino, Adriano, Matteo.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Alberto, Martino, Roberto, avversari

Piove ininterrottamente da due giorni. Come può reagire un Paese reduce da un'estate di siccità? Con la giusta soddisfazione, ovviamente. Ecco infatti che giornali e tigì strepitano "MALTEMPO: È ALLARME ROSSO" mentre i cittadini tempestano di telefonate il 113 alla vista delle prime pozzanghere e i veri calciatori ripongono le scarpe in garage: finalmente un week end di sano riposo.
I veri calciatori, per l'appunto: perché quelli del Csi sanno bene che nulla può fermare il loro campionato. Tanto più che il campo del Pigafetta non è un campo qualsiasi ma un Campo Comunale. Questi sono campi eroici, ultimi baluardi contro la speculazione edilizia più selvaggia, stretti tra condomini e capannoni, capaci di resistere all'assalto congiunto di società immobiliari e pescecani dell'edilizia. Questi ultimi, certamente per la rabbia, continuano a costruire tutto attorno, anche dove sarebbe umanamente impossibile. Nell'ultimo anno per esempio, qui è sorto un curioso condominio alto trenta metri, e fin qui niente di strano, ma largo tre: ci crediate o no, sono riusciti a incastrarlo tra due condomini preesistenti.
Ma torniamo al campo: qui si giocano anche dodici partite al giorno e il terreno dev'essere sempre praticabile. Com'è possibile questo miracolo? Lo scopriamo quando il capitano avversario lancia la palla: tra lo stupore generale, nonostante il fango e uno strato d'acqua, rimbalza perfettamente! L'enigma è presto sciolto: sotto allo strato di terra, sottilissimo, c'è una base in cemento armato.
Cinque minuti di gioco e i tacchetti ti penetrano nella carne. Fortuna che noi ci giochiamo una sola volta l'anno; i padroni di casa sono reduci da numerose partite e giocano ormai tra spasmi atroci, sorretti dalla sola forza di volontà. Soffriamo come bestie, ma vinciamo lo stesso. Dobbiamo ringraziare il loro centravanti che nel primo tempo sbaglia un rigore decisivo. Poveretto, aveva il famoso condominio esattamente sulla visuale.


sesta giornata, Settecà, sabato 15 novembre

Amatori Settecà - Salin Longare 1-0 (0-0)

I magici: Franzo in porta, Corona libero, Garzo stopper, Astorino sulla seconda punta, Matteo e Germi in mediana, Martino a sinistra, Oscar a destra, Toni in mezzo, Roberto e Alberto di punta. Nella ripresa: Silvio, Serpente, Paolo, Adriano, Spaurà.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Matteo (testa)

Una notizia terrificante turba la vigilia di questa sfida al vertice: il nostro bomber se ne va! Roberto, l'Attaccante Che Viene Dalla Seconda Categoria - questo strano mondo che nessuno di noi ha mai veduto - è stato richiamato dal calcio che conta: tornerà infatti a giocare con una Seconda e questa sarà la sua ultima partita.
Lo ammettiamo: ci dispiace un sacco, e non solo per il suo valore tecnico. Ci eravamo proprio affezionati a questo strano personaggio che si ostinava a fare cose che nulla hanno a che vedere con il calcio quali Triangoli, Colpi di Tacco, Rovesciate, Uno-due, Dribbling. Ci eravamo affezionati perché in due soli mesi era già diventato un eccellente uomo-Settecà: mai una corsa con impegno, mai un esercizio con passione, mai uno stiramento giusto. Ma anche, e soprattutto, mai un vaffanculo, un basta, un andate a cagare, neanche dopo diciassette passaggi sbagliati consecutivi (che non è il nostro record: sappiamo fare di peggio).
Perciò accogliamo la notizia del suo addio con tristezza: addio ai sogni di gloria, addio all'idea di arrivare - dopo secoli di squallore - entro i primi quattro. Forse è per questo che diamo il massimo in questa sua ultima partita: partiamo benone, poi caliamo, arretriamo il baricentro, arretriamo tutto quanto, soffriamo come bestie, e proprio mentre l'arbitro dice "Tra trenta secondi fischio la fine", battiamo un corner e gol!, siamo di nuovo soli in testa alla classifica. Quelli del Longare non ci insultano neppure, anzi ci porgono la mano. Convinti che ci vogliano picchiare, preferiamo rifugiarci in spogliatoio.
Qui, nella commovente festa d'addio a Roberto, tra tante virili gote segnate dalle lacrime un solo volto accenna un benevolo sorriso: quello di Astorino. "Hai ragione, valido amico. Abbiamo perso un campione ma imparato una lezione: l'Amicizia val più di una rete". "Ma chi se ne fotte - replica il bruto - l'importante è che si libera un posto in più per giocare".


settima giornata, San Giorgio di Perlena, sabato 22 novembre

San Giorgio Perlena - Amatori Settecà 1-2 (0-1)

I divini: Franzo in porta, Corona libero, Garzo stopper, Stambino sulla seconda punta, Serpe e Matteo in mediana, Martino a sinistra, Astorino a destra, Germi in mezzo, Toni e Alberto di punta. Nella ripresa: Silvio, Adriano, Paolo, Tortato.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Alberto (pallonetto, strepitoso); Toni (punizione, comproprietà col portiere)

"Dobbiamo cominciare a giocare con la mentalità dei primi in classifica" ordina Franzon in spogliatoio mentre distribuisce maglie e ruoli. Tutti annuiamo, ma non appena va in bagno c'interroghiamo: chi cacchio la conosce la mentalità dei primi in classifica? Mai nessuno lo è mai stato, tanto meno lui. Ci pensiamo su: tutte le volte che abbiamo affrontato squadre di vertice scrutavamo brutte facce da duri, capaci di non tradire emozioni, con un espressione negli occhi che significava "SIAMO QUI PER FARVI A PEZZI" e una capacità innata nel dominare partita, avversari e arbitro. Non so se nelle nostre facce si legge lo stesso: so per certo che ce la facciamo sotto. Un po' perché temiamo gli avversari - hanno battuto i cugini dello Spes - ma soprattutto perché temiamo noi stessi, i nostri piedi a banana, i nostri fisici tisici, la nostra cecità di gioco, i nostri isterismi.
Invece giochiamo uno dei più bei primi tempi della nostra storia. Facciamo un gol, prendiamo un palo, firmiamo due azioni con tre - dicasi tre! - passaggi di prima! (Sì vostro onore, abbiamo anche i testimoni). Dopo un simile evento siamo così contenti che non stiamo neppure più in piedi. Purtroppo gli avversari non se ne accorgono: probabilmente ci vedono come una squadra di duri, capaci di non tradire emozioni, con un espressione negli occhi che significa "SIAMO QUI PER FARVI A PEZZI" e una capacità innata nel dominare partita, avversari e arbitro. Insomma, usciamo vincenti e ancora primi in classifica. Uscendo, gli avversari ci porgono la mano. Preferiamo rifugiarci in spogliatoio: di certo nascondevano nel palmo lamette da barba e puntine da disegno.


ottava giornata, Settecà, sabato 29 novembre 2003

Amatori Settecà - Pittoni 2-1 (1-1)

I magniloquenti: Franzo in porta, Corona libero, Garzo stopper, Stambino sulla seconda punta, Adriano e Matteo in mediana, Martino a sinistra, Oscar a destra, Silvio in mezzo, Toni e Alberto di punta. Nella ripresa: Asto, Paolo, Tortato.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: avversari; Matteo (tiraccio da fuori); Toni (direttamente su corner)

"Sconfitti nel finale da un corner che molto probabilmente non c'era, i nostri avversari escono dal campo smoccolando come antichi settecani. Un bel passo avanti rispetto a quando uscivano dicendo "Ghemo perso co na squadra de trogloditi" (mitica stagione 97-98). L'episodio conferma una grande e terribile verità del calcio dilettante: chi è davanti è automaticamente più fortunato, favorito, viziato e coccolato. E parliamo di campionati dove non gira una lira, gli arbitri fischiano in totale buona fede e non guardano nemmeno la classifica: ci vengono i brividi a pensare a quello che potrebbe capitare in un ipotetico campionato dove girano miliardi e l'unica fede è la classifica... Ma cosa andiamo a pensare!

A parte l'ennesima vittoria di culo (cominciano a essere parecchie eh?), questa partita offre lo spunto per esporre un grande dilemma del calcio dilettante: la Sindrome dell'Avversario Ignoto, altresì conosciuta come Chimay Sonkuesti. Diversamente dai professionisti infatti, che degli avversari conoscono anche il numero di scarpe, gli amatori non hanno nè osservatori nè videocassette per valutare i rivali. E siccome ogni anno i gironi vengono rivoltati come calzini, ogni settimana si ripete la farsa: tutti a caccia di informazioni per poterli affrontare a modo. Purtroppo le informazioni sul calcio amatoriale sono affidabili quanto uno sgup di Biscardi. Parlate con Tizio, che li ha affrontati il sabato precedente, e ve li descrive così: "Squadra molto giovane, che perde subito la testa. Sarebbero anche rapidi ma buttano via un sacco di palloni. Dovete semplicemente aspettarli e andate a nozze in contropiede". Rincuorati, chiedete conferma a Caio, che li affrontati 15 giorni fa. E lui vi rassicura così: "Dei volponi della malora - il più giovane avrà quarant'anni - che giocano da fermi e non sbagliano un tocco. Dovete aggredirli subito o siete fottuti".

Il dilemma si ripete anche per noi. Costoro si chiamano Pittoni srl (sì, anche la ragione sociale) e nessuno li conosce. Poi qualcuno scopre che giocano alle Maddalene. Festa grande: "Maddalene? Ma li abbiamo pareggiati perfino quando eravamo brocchi, figurarsi adesso!" Si decide per una settimana di scarico, solo partitelle, niente corse, panettoni in spogliatoio e turn over totale. Poi il giorno prima arriva uno, trafelato, che ha parlato con Tizio, vedi sopra: "Controordine! Tragedia! Giocano alle Maddalene, ma non c'entrano un cacchio con le Maddalene! Quelli sono nel girone D: questi hanno vinto il campionato due anni fa!"
Mormorio di terrore. Panettoni di traverso, gambe molli, occhi pallati, mani due spugne, permessi annullati. In spogliatoio un solo pensiero: maledetto il calcio dilettante e chi lo ha inventato.

PS
Primi in classifica virtualmente alla pari con i cugini dello Spes Settecà, ci aspetta il primo e ultimo derby di vertice della nostra vita. Tant'è che ci meritiamo un servizio sulle pagine sportive del quotidiano di casa nostra, il Giornale di Vicenza. Da non perdere.


nona giornata, Settecà, sabato 6 dicembre 2003

Spes Settecà - Amatori Settecà 3-2 (2-0)

Le schiappe: Franzo in porta, Corona libero, Stambino su Dani, Mat su Sgreva, Asto su Bigarella; Martino a sinistra, Oscar a destra, Germi e Toni in mezzo, Spaurà e Alberto di punta. Nella ripresa: Silvio, Serpe, Paolo, Adriano, Tortato.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Sgreva, Bigarella, Toni (in mischia); Bigarella, Serpe (testa)

Circondati da un pubblico meraviglioso (17 persone, di cui 16 per gli avversari) e con la straordinaria presenza delle più alte personalità (il prete e l’autista del bus in sosta), gli Amatori tornano a mostrare il meglio: calcio inguardabile, gambe molli, isteria congenita. La sola cosa che funziona perfettamente è l’abilità nel trovare una scusa: “Manca Garzotto, il nostro fenomenale stopper”, si lamentano nel prepartita.
L’infame è in vacanza a Merano, da dove si è categoricamente rifiutato di seguire il piano del mister: “Da Merano a Vicenza sono tre ore di macchina: parti alle undici, alle due sei qua, giochi, riparti, alle otto sei di nuovo con la famiglia. Che ti costa?”
“Ma se è una vacanza di un giorno!” farfuglia l’infame.
Vibriamo d’indignazione, ma a nulla serve.
E così la partita segue la sua logica. Giochiamo benissimo, e siamo così concentrati che riusciamo a tenere il conto di tutti i loro primi passaggi di fila: 175, poi finalmente tocchiamo la palla noi e la scagliamo nel cimitero.
I cugini vanno in vantaggio con l’attaccante malamente controllato da chi scrive ma – e qui sta il punto! – che avrebbe dovuto essere marcato dall’infame Garzotto.
Poco dopo raddoppiano e dominano allegramente.
Nonostante il doppio svantaggio, in spogliatoio siamo ancora tutti uniti: “Garzotto, maledetto, è tutta colpa sua” ci rincuoriamo.
Nella ripresa la solita farsa: tutti all’attacco con il cuore in mano ma anche, purtroppo, con il pallone tra i piedi. Un gran gol di Toni riaccende flebili speranze, un gran gol loro le spegne. Il gollonzo a tempo scaduto del Serpe regala almeno una soddisfazione: con un 3-2 nero su bianco, domani, potremmo millantare questo squallido massacro per un'epica sfida alla pari.


decima giornata, Settecà, sabato 14 dicembre 2003

Amatori Settecà - Motor Oil Loria 2-5 (1-3)

I cessi: Franzo in porta, Torta libero, Corona stopper, Stambino sulla seconda punta, Germi, Serpe e Silvio in mezzo, Martino a sinistra, Oscar a destra, Toni e Alberto di punta. Nella ripresa: Paolo, Adriano, Edo, Garzotto.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Alberto, avversari (5), Toni

Garzotto, tornato dalle ferie, è punito come merita: in panchina! Ah ah, ben ti sta, fetido traditore! Purtroppo anche chi scrive è punito, ancor più rudemente, per il gol inopinatamente subito: in tribuna!
La squadra, galvanizzata da questa grande dimostrazione di equità di giudizio, reagisce come sa: facendosi umiliare come ai tempi d’oro.
Ma questa partita va raccontata dall’antefatto.
Per caricare la squadra dopo la sconfitta, Franzon ha deciso di anticipare l’ora del raduno. Due ore prima!
E che si fa in queste ore? Ci si scalda ovviamente: tutti in campo a girare come trottole.
Un insignificante contrattempo disturba però il rito della vestizione: in lavanderia hanno fatto confusione e l’elegante muta neroverde non è stata interamente lavata.
Ci troviamo costretti a indossare maglia e pantaloncini giallorossi e calzini neroverdi. La squadra, concentratissima per la partita, non ci fa caso: “Orrore! Non scenderemo in queste condizioni! Il blu non s’intona affatto col verde!”
Intanto manca mezz’ora all’inizio e gli avversari non sono ancora arrivati.
Costoro, sfigatissimi, rappresentano l’unica squadra da fuori città e sono costretti a sorbirsi ogni sabato tra i cento e i centocinquanta chilometri. Pare siano una banda di vecchiotti, i classici calciatori reduci dagli anni Settanta, particolarmente rognosi e antipatici.
Mancano dieci minuti e non c’è ancora nessuno. L’arbitro rassicura: “Se non arrivano, partita vinta a tavolino per voi”.
I nostri sportivissimi, esultano come un Tardelli al mundial.
Manca un minuto quando, dal fondo della strada, arrivano le inconfondibili note degli Oliver Onions, seguite da una carovana di auto: una Citroen GS, un’Alfetta, una 124 sport, una Ford Taunus. Scendono dodici cinquantenni, non prima di aver sfilato l’autoradio. Due – giuro – portano i baffi. Educatamente, si scusano per il ritardo: “Eh no arbitro! Perché hanno le maglie giallorosse? Qui nel comunicato è scritto neroverdi. O le cambiano o facciamo ricorso”.
I nostri sono costretti a mandare Giulio a casa, a cercare una terza muta dal fondo di qualche baule.
Gli avversari sono comprensivi: "Arbitro! Ancora trenta secondi e poi vogliamo la vittoria a tavolino". Ma ecco Giulio e la muta. In pochi secondi i nostri sono in campo: maglia bianca e blu, calzoncini rossi e gialli, calzini neri e verdi. Pochi scambi di parole per gli ultimi consigli: “Non mi sono mai vestito così male in vita mia” “Per carità, speriamo che nessuno venga a vederci”
I baffoni invece passano direttamente dalle Citroen al campo. Non si scaldano nemmeno! Freddi come sono, li faremo a pezzi. E infatti segniamo subito e ne sbagliamo un altro per un soffio.
“Li massacriamo” pensano i nostri.
E ne prendono tre.
Franzon, disperato, firma la grazia per i campioni detenuti in panchina: “Entra Garzotto, fa qualcosa”. Garzotto becca immediatamente un gol e poi un altro.
Segniamo il cinque a due a pochi minuti dalla fine, ma solo perché cinque di loro sono già usciti a scaldare i motori e a spalmarsi la brillantina: devono andare in discoteca al Bee Gees Memorial party. Il libero, che ha i baffi, ferma tre dei nostri in un colpo solo e contemporaneamente sbuffa, scaracchia, insulta l’arbitro e canticchia Fernando.
Ci sono partite nelle quali è bellissimo poter dire “io c’ero”.
In questa è un sollievo dire “io no”.


undicesima giornata, Santa Croce Bigolina, sabato 22 dicembre 2003

Riviera Berica - Amatori Settecà 3-3 (2-2)

I pocodibuono: Franzo in porta, Torta libero, Garzo stopper, Asto sulla seconda punta, Germi, Serpe e Mat in mezzo, Martino a sinistra, Oscar a destra, Toni e Alberto di punta. Nella ripresa: Paolo, Adriano, Edo, Spaurà.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: avversari, Toni, Alberto, avversari, autorete, autorete Serpe

Ultima sfida prima delle feste: giochiamo contro una squadra che dallo Spes ne ha presi 6, quindi sul velluto.
“L’importante – dice Franzon – è stare concentrati e aiutare il compagno che sbaglia”.
Ma al fischio d’inizio, ci accorgiamo presto che qualcosa non quadra nella disposizione in campo: “Ci sono due buchi a centrocampo!”. L'arbitro svela l’arcano: “Perché state giocando in nove?”. Incredibile ma vero: Toni e Germi sono rimasti in spogliatoio a spalmarsi vicendevolmente la crema contro il mal di schiena. “Non abbiamo sentito il fischio” si giustificano. Fossero stati Paolo e Adriano, sarebbero stati sodomizzati e punitivamente sconvocati per dodici anni. Siccome sono forti, Franzon si limita a impiccarsi sulla traversa.
Ma bando agli scoramenti! Oggi sono tornati tutti i campioni, da Garzotto in poi, e sarà tutta un’altra musica: gli avversari segnano.
Trascinati dagli incitamenti reciproci (“Passa quella merda di palla!” “Non ti permetto di parlarmi così!”) segniamo due gol, ne prendiamo uno, torniamo in vantaggio con una scandalosa autorete e prendiamo il terzo gol allo stesso modo. Franzon, psicologicamente annientato, dà le dimissioni. Irrevocabili. Il giorno dopo ci ripensa, e alla pizza pre natalizia ricarica i suoi campioni con un nuovo credo: “Da oggi in poi tolleranza zero. Gioca solo chi merita davvero”.
Ci stiamo ancora cappottando sotto ai tavoli.

dodicesima giornata, Settecà, sabato 17 gennaio 2004

Amatori Settecà - Setaf Lions 7-1 (3-0)

I patrioti: Franzo in porta, Corona libero, Stambino e Garzo in marcatura, Matteo, Serpe e Silvio in mezzo, Oscar a destra, Edo a sinistra, Toni e Alberto di punta. Nella ripresa: Martino, Asto, Paolo, Adriano, Tortato.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Serpe, Toni (3), Alberto (2), Martino, avversari

Un pregevole rito del calcio dilettante, anticamente in voga anche nel calcio professionistico, è la preparazione del tè.
Nel calcio che conta infatti, il rito sopravvive soltanto nei resoconti degli inviati sportivi. “Inter galvanizzata dopo il tè nell’intervallo”, raccontano costoro, che evidentemente non sono mai entrati in uno spogliatoio. Altro che tè: questi bevono cose che noi umani non possiamo neanche immaginare.
Tra noi umani per fortuna, il rito del tè è ancora sacro e gioioso: perciò non vuole farlo nessuno.
Il compito di prepararlo spetta alla squadra ospitante, che da buona padrona di di casa deve mettere a suo agio la squadra avversaria.
Ogni anno, in tutte le squadre amatoriali d’Italia, c’è la caccia al tesserato disponibile, che accetta il prestigioso incarico solamente per sfinimento o in cambio di favoritismi degni della nostra cultura: mance, maglie da titolare, bonus sulle segnature del campo.
Tutto ciò millantando la difficoltà di sostenere un simile impegno e ben sapendo che, in realtà, la preparazione della sacra bevanda sarà a carico di moglie, madre o amante.
Negli Amatori Settecà, il compito quest’anno spetta a chi scrive.
La soluzione di norma è molto semplice: ci si reca al supermercato discount più vicino e si acquista del pratico tè in polvere. Tra i tanti segnalo Sonny, un abominevole preparato per tè alla pesca in formato da un chilo. Promette ben 11 litri di tè al prezzo di un euro e mezzo. Basta versare un chilo di polvere dall'aspetto ripugnante nell’acqua già calda e il gioco è fatto.
Potete risparmiare ulteriormente: pare che a Povolaro usino mezze razioni rispetto a quelle consigliate e con tre euro facciano un campionato intero.
Per evitare di preparare questa robaccia e in barba alle nuove normative della Comunità Europea secondo cui sarà presto possibile preparare il tè anche con il detersivo, ho messo a punto una ricetta capace di stupire il palato del raffinato fantasista quanto dello zotico terzinaccio.

Tè del Settecà
(dosi per trentadue persone)
• Si mettano a fuoco lento due pentole d’acqua, capienti quanto basta per una spaghettata fantozziana.
• Si spenga la fiamma prima della bollitura. Si aggiungano 24 sacchetti di tè Twinings Strawberry & Mango fruit flavour infusion.
• Si spremano nel frattempo 10 limoni. Attenzione: per due settimane non potrete toccarvi occhi o altri parti del corpo delicate. Ma per il calcio si fa questo e altro.
• Si versino i limoni. Essenziale l’ausilio di un passino: i calciatori sono schizzinosi e non sopportano bucce e semini.
• Si aggiungano 20 cucchiai di zucchero, circa mezzo chilo. Fa impressione lo so, ma un tè amaro nella vita è più triste di una delusione d’amore.
• Si rifinisca con cinque cucchiai di buon miele d'acacia, che dolcifica ulteriormente senza gli effetti deleteri del saccarosio industriale
• Si versi il tè nelle apposite botticelle-thermos: esso manterrà la giusta temperatura per il meritato ristoro dell’intervallo.
In soldoni, avrete speso mezz’ora del vostro tempo contro un minuto e una decina di euro contro venti centesimi, ma la soddisfazione dei vostri compagni non ha prezzo.
• Si ascoltino con attenzione i commenti dei compagni. Soprattutto quello che dice: “Buono! Quasi come quello della settimana scorsa a Povolaro”.
• Ci si rechi al discount a comprare un cartone di Sonny formato famiglia. Se proprio dovete aggiungerci qualcosa, del bromuro per il compagno è la scelta migliore.

Che c’entra il tè con questa partita?
C’entra perché gli americani sono la prima squadra dell’anno che avanza più della metà dei mio tè preferendo ingollare acqua, bevande isotoniche e chissà che altri beveroni.
Prima mi stupisco, poi mi viene in mente una battuta dal film Mary Poppins:
“L’unico fallimento della nostra banca si è registrato quando assicurammo un carico di tè per gli Stati Uniti. La nave che lo trasportava fece naufraggio e il tè finì in acqua, irrimediabilmente rovinato: era diventato imbevibile, perfino per gli americani.


tredicesima giornata, Camisano, sabato 24 gennaio 2004

Aurora Camisano -Amatori Settecà 2-2 (2-1)

I barricati: Franzo in porta, Corona libero, Stambino e Garzotto sulle punte, Germi, Matteo e Silvio in mezzo, Asto a sinistra, Oscar a destra, Toni e Alberto di punta. Nella ripresa: Serpe, Martino, Edo.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: avversari (tiro parabile), Toni (regalo del portiere), avversari (dormita di Garzo), Serpe (testa su corner)

Squadra giocate Vinte Pari Perse Punti
Spes Settecà 13 11 1 1 34
Salin Longare 13 10 1 2 31
Perlena Sportiva 13 9 3 1 30
Amatori settecà 13 8 2 3 26
Pittoni 12 6 2 4 20
Snak Bar 13 5 4 4 19
Pol. Aurora 13 5 3 5 18
IG Motor Oil 12 4 4 4 16
Arredamenti Guerra 13 4 2 7 14
Real Barbarano 13 3 3 7 12
Riviera Berica 13 2 5 6 11
Setaf Lions 12 3 1 8 10
Longobarda 13 2 1 10 7
G.S. Pigafetta 12 0 2 10 2

Questa è la classifica finale girone d'andata. Le prime quattro classificate alla fine della stagione regolare andranno alle finali. Perciò guardare questa classifica dà emozioni che noi perdenti perenni proviamo solo davanti a un quadro di Leonardo. Lo so, sembriamo scemi. Forse lo siamo. Ma come diceva Brera, chi non ha mai provato a calciare un pallone non potrà mai capire l'armonia che regna tra i mondi.
La partita, ultima del girone d'andata, è maschia e divertente. Loro, campioni provinciali dello scorso campionato, ce la mettono tutta per vincere. Per fortuna hanno un portiere di riserva che ce la mette tutta per farli perdere: ci regala un gol e mantiene la loro difesa nel terrore. La sua fortuna è la stazza, 120 chili per un metro e novanta. Quando i suoi compagni lo insultano, badano a mantenere la giusta distanza.
Gli ultimi venti minuti si giocano su venti centimetri fango. Noi come sempre eccelliamo e dominiamo la nostra area di rigore. Stretti stretti, salviamo il risultato con respinte di pugni, teste, nasi, chiappe. Ci puniscono duramente staccando il riscaldamento della doccia. Ci vendichiamo lavando le scarpe nel lavandino.


prima giornata di ritorno, Settecà, sabato 31 gennaio 2004

Amatori Settecà - Arredamenti guerra 1-0 (0-0)

I conquistadores: Franzo in porta, Corona libero, Garzo e Stambino in marcatura, Silvio, Serpe e Mat in mezzo, Martino a sinistra, Oscar a destra, Toni e Alberto di punta. Entra subito Astorino per Alberto.
Allenatore Franzo, preparatore Giulio, guardalinee Nonno.

Reti: Toni (invenzione a 5' dalla fine)

Il campo oggi è un blob di fango saponato che impone i sei tacchetti di alluminio. Sotto al fango però ci sono due centimetri di ghiaccio che per tutta la partita massacreranno allegramente i nostri piedi. In un campo così, non contemplato da alcun regolamento del mondo, già fare le righe è un'impresa. Nel fango, la ruota della carriola sputacalce non fa presa e bisogna ruotarla a mano, centimetro per centimetro. L'epica impresa è portata a termine dal trio Corona (metallurgico), Stocco (architetto), Rinaldi (comunicatore). Non a caso Corrona spinge la carriola, Stocco gira la ruota e Rinaldi chiacchiera. Ma alle due e mezza il lavoro è finito: le righe sono perfette e si può giocare.
Ma l'impresa eccezionale è vincere questa partita: bomber Stocco esce dopo tre minuti (forse distrutto dal lavoro di carriola), Germi è in tribuna col mal di schiena e noi siamo gli stessi brocchi di due anni fa con l'eccezione di Toni Bedin in attacco.
Il suo valore è tale che Toni può permettersi libertà a tutti gli altri sconosciute: può saltare l'allenamento per settimane e troverà comunque la sua maglia numero 9 piegata e profumata in spogliatoio; può protestare con l'arbitro fino alla nausea e troverà comunque il sorriso di mister Franzon; può mandare a cagare mister Franzon ogni volta che ne ha voglia e troverà comunque il sorriso dei compagni.
Abbiamo sempre creduto che uno come Toni è la rovina del calcio perché incrina il gruppo, crea antipatie e spacca l'armonia della squadra. Ma quando, dopo un'ora di inutile assedio, prende palla al limite dell'area, si gira nel fango, salta due uomini e tira una mina imparabile, tutte le convinzioni crollano. Uno così bisogna fare carte false per averlo perché senza fuoriclasse non si fa da nessuna parte, in nessun mestiere o passione del mondo. Altro che balle. E poi per incirinare il gruppo, creare antipatie e spaccare l'armonia negli Amatori non abbiamo bisogno di nessuno. Ci riusciamo benissimo anche da soli.

pennarossa.it©2004

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