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Riti & miti: le canicole estive

Nate contro le crisi di astinenza da calcio, si sono trasformate in strumenti di tortura per giocatori, pubblico e vicini

. Tutto sulle canicole in sei semplici domande.

È vero che solo nelle canicole con premi in denaro si gioca non a calcio ma al massacro?

Ideati contro le crisi di astinenza da fine stagione, i tornei estivi sono diventati sempre più amati e sentiti. Al punto che molti dilettanti dichiarano tranquillamente che il campionato serve solo come allenamento per la canicola di fine stagione. Dategli torto: alcuni hanno premi finali da contratto professionistico.
È dunque il denaro che dà a queste sfide precise caratteristiche: grinta assassina, battaglie nella polvere, scontri epici e cacce all’uomo. Insomma, una bolgia vergognosa.
Tutt’altra cosa rispetto ai sani tornei dove i soldi non esistono e si gioca per una coppa di latta, una medaglietta, una (orrore) stretta di mano dell’assessore allo sport.
Qui si gioca per un fine nobile: la Vittoria Disinteressata. E la differenza si vede, perché le partite hanno queste precise caratteristiche: grinta assassina, battaglie nella polvere, scontri epici e cacce all’uomo. Insomma, una bolgia vergognosa.


È vero che ci giocano i tipi più incredibili?

Ai tornei canicolari trovate giocatori mai visti: vi imbatterete in un terzino alto un metro e venti per 126 chili, oppure in un centravanti di due metri per 45 chili.
Il dramma è trovarseli contro. Perché il metro e venti non vi farà vedere un solo pallone, anticipandovi 94 volte consecutive di petto, testa e lingua per poi irridervi con una tripletta di tacco, ginocchio e gluteo.
Solo se avrà pietà di voi (che dal 17° meditate di darvi alla pelota) vi confiderà di essere un ex professionista, ritiratosi per sopraggiunta noia.


È vero che se ne vedono di tutti i colori?

Ai canicolari va in pezzi anche l’ultimo orgoglio nazionale: il saper vestire.
Le divise dei tornei sono un delirio. Non solo ogni anno qualcuno si porta a casa una maglia, per ricordo, e la muta diventa inutilizzabile. Ci si mette anche il ritmo forsennato delle partite a complicare le cose: manca il tempo materiale per lavarle!
Le fantasiose squadre dilettanti se la cavano in mille modi: chi recupera antichi completi anni Cinquanta nelle cantine degli oratori (passasse uno stilista, offrirebbe milioni); chi indossa la maglietta della salute col numero fatto col nastro isolante; chi s’inventa il massimo della trasgressione: petto nudo (colori sociali: rosa, scrivono nella distinta), numero disegnato a pennarello sulla pelle e spiritoso di ordinanza che dice “Ci provino adesso a prenderci per la maglietta”.
Tutto inutile. I vincitori del torneo saranno quelli che risolvono il problema alla radice: sempre la stessa muta dall’inizio alla fine senza lavarla mai. Al secondo turno sono già immarcabile e nessuno li ferma più.


È vero che i canicolari si basano su poche e semplici regole?

Niente di più falso. Se mai qualcuno raccogliesse in un libro tutti i regolamenti dei canicolari, non basterebbe una nuova Treccani. C’è il torneo in cui le rimesse laterali si battono coi piedi, quello con la regola dei tre corner-rigore, quello in cui il portiere non può uscire dall’area, quello in cui non possono entrarci i difensori.
Ma queste sono norme facili, che capirebbe al volo anche Carlo Sassi. Abbiamo visto tornei dove i corner si battono con le mani, i rigori al volo e gli out di testa.
E le regole sono niente in confronto ai meccanismi dei gironi. Sempre più complicate, nell’assurda corsa a imitare le più cupe edizioni dei Mondiali. C’è un famoso torneo vicentino che in 50 edizioni ha cambiato regolamento 50 volte. Prima all’italiana, poi a eliminazione diretta, poi a gironi incrociati col sistema malese, quindi secondo formule algebriche: la prima del girone C contro la terza del D purché i punti della B al quadrato non siano superiori alla media punti ottimizzata della E...
Ci sono squadre che hanno vinto alla grande il torneo ma ancora oggi non sanno spiegarvi perché.


È vero che il campo è sempre un rettangolo in erba di misura compresa tra...?

Lasciamo perdere l’erba che è meglio. Lasciamo perdere le misure, e già che ci siamo anche il rettangolo. Ci sono canicolari nei quali ci si ostina a giocare da 40 anni nello stesso campo anche se dal 1985 è sorto in mezzo un condominio e quel che resta è uno spiazzo di 6 metri per 3.
Di norma questi terreni sono abbastanza grandi da ospitare almeno 10 giocatori, purché non seduti. Il terreno è un misto di sabbia, ghiaia e calcinacci, perché col favore delle tenebre c’è sempre il losco edile che svuota il ribaltabile dell’Ape Car.
Le righe neanche servono: un lato del campo è il muro della chiesa, l’altro una serie di pericolosissimi lampioni in ghisa. Sarà per questo che l’iscrizione ai canicolari ha prezzi così alti? Sui 2000 euro dell’iscrizione 10 sono per le pulizie, 30 per il parroco, 10 per l’acqua calda e 1950 per l’assicurazione.


È vero che si gioca solo nelle fresche ore serali?

Un tempo le canicole prevedevano un limite di 12 squadre, a tutto vantaggio della qualità. Oggi gli avidi organizzatori pretendono di ospitare 60 formazioni. Premesso che:
- tutte vogliono giocare almeno tre partite;
- il torneo non può durare più di quattro settimane;
- il campo a disposizione è uno;
si assiste a folli maratone dalle cinque di pomeriggio (è già sera, secondo la lingua italiana) alle due di notte.
In realtà molto più tardi, perché non esiste canicolare in cui si cominci in orario. Per questo, talvolta, a fermare le ostilità non è il fischio dell’arbitro - che dorme già da qualche ora - ma l’esasperato inquilino che, con un blitz furioso alle tre di notte, ha preso in ostaggio il faro principale fuggendo poi per i campi in ciabatte e pigiama.*

*
l’episodio è realmente accaduto al Torneo di Casale, Vicenza.

pennarossa.it©2003

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