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Trash test: il cobas non è un serpente

perché contro la paralisi del traffico ci vuol altro che un precettamento

9 febbraio 2004
. Cara Marisa,
anche oggi abbiamo vissuto una giornata da incubo.
Alle sei di mattina, senza alcun preavviso, i Cobas dei trasporti pubblici sono entrati in sciopero e hanno paralizzato la città.
Scene da girone dantesco si sono parate davanti ai nostri occhi. I cittadini, costretti a prendere l’auto, hanno creato un ingorgo di proporzioni bibliche. Il traffico è letteralmente impazzito e le strade sono diventate un inferno.
Ho visto vecchiette che attraversavano la strada per comprare il giornale e quando arrivavano era ormai esaurito.
Ho visto ragionieri con cambi a sette marce che piangevano perché non andavano oltre la prima.
Ho visto auto blu schiacciare dozzine di pedoni. A bordo mogli di onorevoli da accompagnare dal parrucchiere.
Ho visto telegiornali che mostravano tutto questo e ho e capito che anche questa volta a pagare sono sempre i più deboli.
Anch’io, nel mio piccolo, ho vissuto una tragedia. Bloccato con l’auto appena uscito da casa, ho dovuto chiamare l’ufficio per avvisare che sarei arrivato in ritardo. Non mi hanno creduto e ora rischio il licenziamento.
La morale è sempre la stessa: l’Italia sarebbe anche un bel Paese, rovinato purtroppo da pochi arroganti cialtroni: gli zingari, i ladri, i politici, gli immigrati e oggi i Cobas.

Tuo
Michele


Cara Marisa,
finalmente la situazione si è normalizzata. La protesta dei Cobas si è placata e il traffico è tornato quello di sempre.
Il ritorno di tram, autobus, minibus e corriere è stato salutato con gioia dalla città. Da lontano, s’intende: nessuno si è degnato di salire.
Scene da girone dantesco si sono parate davanti ai nostri occhi. I cittadini, liberi di scegliere tra auto, bici e mezzi pubblici hanno scelto l’auto creando un ingorgo di proporzioni bibliche. Il traffico è letteralmente impazzito e le strade sono diventate un inferno. Ma un inferno libero e senza costrizioni, perciò giusto e democratico come merita il nostro Paese.
Ho visto vecchiette che attraversavano la strada per comprare il giornale e quando arrivavano costava il doppio come arretrato.
Ho visto ragionieri con cambi a sette marce che piangevano perché non riuscivano nemmeno a uscire dal garage: c’era coda fino a lì.
Ho visto auto gialle schiacciare dozzine di pedoni. A bordo parrucchieri in ritardo che dovevano acconciare mogli di onorevoli.
Ho visto telegiornali che non mostravano niente di tutto questo e ho capito che anche stavolta a guadagnarci sono sempre i più forti.
Anch’io, nel mio piccolo, ho vissuto una grande gioia. Bloccato in coda con l’auto appena uscito da casa, sono andato in ufficio a piedi per avvisare che sarei arrivato in ritardo. Poi sono tornato a prendere la macchina: la coda non si era mossa di un centimetro.
Così facendo mi hanno creduto e ora non rischio più il licenziamento.
La morale è sempre la stessa: l’Italia sarebbe anche un bel Paese, rovinato purtroppo da pochi arroganti cialtroni: gli italiani.

Tuo
Michele

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