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Terza puntata! Dalla testimonianza di una pentita, ecco come vanno le cose nelle grandi aziende italiane. Dedicato a chi ancora osa stupirsi per la Fiat.
I corsi esistono in ogni azienda, visto che tutte sono tenute a fare, o a fingere di fare, "formazione e addestramento delle risorse umane". Le ditte piccole s'ingegnano: qualcuno ti spiega dove temperare le matite o accendere la luce, e poi ti fa firmare che hai appena seguito un corso di "logistica aziendale". Nelle ditte medio-grandi si ricorre alle società di consulenza, che spediscono per l'appunto un consulente, con materiale didattico al seguito.
Tali personaggi si somigliano tutti: sono perlopiù uomini, di età indefinibile, vagamente intorno alla quarantina, con un look metropolitano un po' logoro, da yuppismo d'annata. Statura e corporatura media, abiti classici con sconfinamenti casual, aria di cordialità blanda, a volte più confidenziale, a volte impersonale e distaccata. Se vogliono fare gli informali, il massimo per loro è sedersi di traverso sulla scrivania. Accennano vagamente a qualche conoscenza, a qualche esperienza lavorativa... ma per lo più si tratta della loro esperienza come consulenti esterni. Su quello che c'è prima, fitto mistero. Si capisce solo che hanno fatto il liceo classico.
Ebbene, occorre diffidare di questi personaggi tutti uguali, come "men in black". Mai abboccare alla loro aria da buon professore paternalista, ai loro aneddoti spiritosi. Se li guardate bene negli occhi, scoprirete un gelo da KGB, che al confronto Putin pare Mago Zurlì. Se li studiate attentamente, in due o tre giorni di corso ci sarà pure un istante, un istante solo in cui tradiscono la loro vera natura, e guardano il malcapitato di turno con se stessero per puntargli un riflettore in faccia. Vengono reclutati in gran segreto fra i personaggi più oscuri e inquietanti che la razza umana sappia fornire: ora che gli ufficiali nazisti iniziano a scarseggiare per motivi anagrafici, si ricorre a torturatori sudamericani riciclati, a ex marine specialisti di infiltrazione e guerriglia, oppure, orrore degli orrori, a ex capi del personale di ditte in ristrutturazione. Tutta gente abile a scavare nel profondo dell'essere umano, per dominarlo e distruggerlo.
Perché gli scopi dei corsi, oltre ovviamente ad assicurarsi qualche finanziamento della comunità europea, sono due:
- farvi il lavaggio del cervello
- beccare quelli che si ostinano a non farsi fare il lavaggio del cervello
Eh, sì, perché alla fine del corso voi dovete scrivere le vostre impressioni (e di solito ci si ingegna a dire qualche ovvia e innocua banalità), ma anche i consulenti compilano un rapporto, a uso dell'ufficio risorse umane. Quindi, nel dubbio, farsi notare il meno possibile, nel bene e nel male, essere neutri, noiosi e insulsi come un'opinione dei DS.
Però è difficile, perché ce la mettono tutta per farvi scoprire. Mentre tengono la loro lezione, spiegano o proiettano lucidi, a un certo punto, con aria casuale, si mettono a fare domande innocue, in realtà pericolosissime. Tutti di colpo assumono l'aria distratta, occhi bassi, tentativo di nascondersi, che avevano dimenticato dai tempi della scuola. Però qui è dura, non ci si può dissimulare nelle ultime file, di solito si è tutti in circolo intorno a un tavolo, o peggio, con tavoli e sedie disposti in modo casuale "per facilitare l'aggregazione e la confidenza", dice il bastardo, ma in realtà per osservarvi meglio. E poi, vi obbligano subito a scrivere il vostro nome e cognome su un cartello davanti a voi, così non ci si può sbagliare... e meno male che, almeno a scuola, questi metodi ancora non li hanno scoperti.
Un consiglio? Visto che scrivere un nome falso non si può (ci sarebbe qualche coglione di collega a farlo notare) scrivete piccolo e illeggibile. Pensate in continuazione alla cosa più noiosa che vi venga in mente... che so, un documentario sul Serengeti. E continuate a pensarci anche mentre rispondete alla domanda. Tanto, la risposta non sarà peggiore della media, e comunque, meglio la figura dell'imbecille che quella del non allineato. Gli imbecilli in azienda piacciono, fanno comodo. I non allineati sono visti come la peste.
Questo non basta, ma aiuta a sopravvivere. Ma ascoltare il consulente mentre chiacchiera, scarabocchia lucidi o giochicchia col mouse facendo ondeggiare freccine sullo schermo, è ancora il meno. Poi vengono le esercitazioni pratiche. I giochi. Qualcosa di così sadico e terribile che neppure gli animatori del Club Mediterranee hanno ancora escogitato.
Milena Debenedetti
pennarossa.it ©2002
la prima puntata: il manager
la seconda: l'orario flessibile
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