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Scuola di giornalismo: sul carro funebre del vincitore

Scrive per noi uno schifoso disfattista

24 novembre 2003
. Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Amici lettori,
vi prego di aiutarmi. Da alcuni giorni un tarlo mi rode, il cervello mi scoppia, il panico mi inchioda. Qualcosa in me è profondamente cambiato. Sono forse diventato un pedofilo? Peggio. Un tifoso interista? Peggio. Mi sono trasformato in un disfattista.
Con incredibili effetti collaterali.

Cominciamo dalla parola eroe. Quando la sento o la leggo (circa 12 mila volte l’ora in questi giorni), non riesco a impedirmi di fare un gesto sconsiderato: apro il vocabolario e leggo a voce alta il significato del termine: “persona che sacrifica consciamente la propria vita per salvare quella altrui”. A Nassiriya non è andata esattamente così, vorrei spiegare. In realtà non ci provo neppure. Mi guardano già tutti malissimo non appena apro bocca. I leghisti non appena apro il vocabolario.

Un’altra cosa che non posso sopportare è l’atteggiamento del centrosinistra. Ho visto politici, fino a ieri fermamente contrari all’intervento italiano in Iraq, sostenere l’esigenza di restare e portare a termine la missione di pace. Qualcosa mi sfugge. Belli i tempi in cui si saltava sul carro del vincitore. Oggi si salta sul carro funebre con la stessa nonchalance.

Trovo insopportabili anche tutte le banalità che ci hanno urlato in faccia per tutta la settimana spacciandole per illuminanti dichiarazioni. Il minestrino Martino ha fatto più titoli degli eroi con la sua uscita di fronte alle rovine: “Sembra Ground Zero”. Che si aspettava, Disneyland? Ciampi ha brillato come sempre per la profondità dei concetti: “È un atto indegno”. Grandi titoli anche per Bush e il suo “Sono solidale con i valorosi soldati italiani”. Vi aspettavate un “Finalmente sono cazzi vostri”? Per fortuna c’era il presidente del consiglio che si è affrettato a dire “Spero che l’opposizione non speculi facendo polemica”. Cogliendo così l’occasione per speculare facendo polemica.

Ho provato, per capire, a comprare i giornali, rastrellando testate dall’estrema sinistra alla Padania. Il mio stato è peggiorato in pochi minuti.
Apertura del Corriere della sera: “Il Veneto onora i suoi eroi: messaggi commossi anche dagli ultrà”.
Testo: “Nemici nella vita, uniti nel dolore. Onore a chi per la pace e la patria ha trovato la morte. Firmato: Brigate Gialloblù Verona”.

Repubblica, il giorno dopo la strage: “Nassiriya, cordoglio e solidarietà ma non sui siti istituzionali”.
“C'è una parte d'Italia in cui non si trovano la solidarietà e il cordoglio per le vittime dell'attentato di Nassiriya. I siti Internet di alcune delle istituzioni più importanti del Paese non contengono un messaggio di gratitudine e di rispetto per i carabinieri e i militari morti in Iraq mentre quelle istituzioni servivano e di quelle facevano parte.”
Allineati e coperti insomma. E pazienza se poi usciva il pop up di Conto Arancio.

Ancora Corriere: “Ci sono italiani che non provano dolore. Voci ironiche e ciniche, il mondo antagonista non prova pietà. Quasi sghignazza”.
Il pezzo cita due interventi nel sito Indymedia.org. Il primo: “Quei militari non erano più persone, per la guerra che portavano, per l’ipocrisia di una chiara occupazione nascosta dietro la facciata di una missione di pace”.
Il secondo: “L’attentato dimostra che la guerra non è finita. Muoiono civili e soldati, tutte vittime di una guerra inutile della quale è complice il governo Berlusconi”.
Io non vedo lo sghignazzare, ma si vede che sono una voce ironica e cinica.

Aldo Grasso, critico televisivo: “Tivù incapace di adeguarsi alle tragedie: ci sono momenti in cui bisogna cambiare, dare una sterzata, cambiare il palinsesto. Mentre arrivavano le notizie dei soldati trucidati era insopportabile seguire i programmi di cucina di Antonella Clerici.”
A fianco del pezzo di Grasso è invece perfettamente sopportabile la pubblicità della nuova Focus: “I giorni ideali per scegliere la tua nuova Ford!
C’è meno ressa, I suppose.

Ma il Corriere non era contrario all’intervento in Iraq? Corriamo a leggere il fondo di Enzo Biagi. Titolo: “Grazie maresciallo”. Scappiamo su Ostellino: “Coraggio, esponiamo il tricolore”. Ci rifugiamo sugli interni: “Ma ora si cambia strategia: già partiti 50 parà del battaglione Tuscania”.
Grande Italia: dal maresciallo Rocca a Rambo in meno di 24 ore.

Planiamo sui giornali del centrodestra. Il Giornale spiega: “È saltata in aria, assieme con il camion, la ninna nanna nella quale ci eravamo cullati, fatta di “pace”, di “solidarietà”, di “bontà”.
Scusate, c’è qualcosa che non torna. Chi li ha mandati i soldati in Iraq, quelli di Assisi?

Illuminante invece - senza ironia - il pezzo firmato Roberto Fabbri: “Molti iracheni considerano la parsimonia con cui i nostri soldati fanno ricorso alle armi un limite, se non un difetto: un segno di debolezza più che una prova di umanità. Se gli italiani sparassero di più, fanno capire, ci sentiremmo meno preoccupati. Gli italiani sono bravissimi e davvero simpatici, ma anche un po’ inutili. E adesso non sappiamo se li vogliamo più in città, perché c’è gente che viene qui a farsi saltare in aria. Il loro modo un po’ soft di garantire la sicurezza rischia di attirare i terroristi nella città che aveva ritrovato la pace dopo le durissime settimane dello scorso marzo.
Di queste cose, nei giornali della sinistra, neanche una traccia.

Accendiamo la la tivù. Che nel frattempo, per far la pace con Aldo Grasso, dimostra il suo pentimento. Cancellati Caccia a ottobre rosso e Pearl Harbor, in quanto film di guerra. Non sta bene. Potenziata invece Porta a porta. Sta bene.

Un flash su Vespa, che dà le anticipazioni sulla puntata. La prima cosa che si vede è il ritorno del maledetto plastico di Cogne: stavolta rappresenta la sede dei soldati italiani, con camioncini e soldatini pronti a esplodere nella strage ricostruita in studio.

Strappandoci le vesti, viriamo sulle tivù locali. Ma anche qui non si parla d’altro, perfino nelle trasmissioni sportive. Collovati (ex calciatore di cui non ricordiamo episodi particolarmente eroici o cavallereschi) s’indigna perché “i giocatori della Nazionale dovevano fare qualcosa”. Anche Tony Damascelli s’indigna. Poi parte la pubblicità, e nessuno s’indigna.

Controcorrente la Padania di Bossi. Titolo di testa, il giorno dopo la strage: “Asili nido, primo sì alla legge”. Secondo titolo: “A Cremona questa sera fiaccolata con l’on Bossi”. Pezzo di fondo, firmato dal presidente della provincia di Varese: “Che bella la festa delle tradizioni e della famiglia”.

“Chi ha mandato a morte 18 italiani in Iraq è un traditore, un terrorista, un eroe? "A un certo punto il giudizio dipende dalle motivazioni".
A parlare così non sono i no global sghignazzanti ma Francesco Cossiga, intervistato dal Nuovo.it. Nello stesso pezzo difende Gladio come "una cosa perfettamente lecita, anzi doverosa".

Per chiudere: sapete qual è l'unico argomento trattato con la stessa passione da tutti i giornali, compresa la riluttante Padania? È il nuovo libro di Vespa “Il Cavaliere e il Professore”. Tra le chicche, Berlusconi che racconta come tentò di convincere Bush a non fare la guerra e Ancelotti a non fare lo stronzo. Vabbè, tra le due gli è riuscita quella più importante
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