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Osavano chiamarlo calcio: la stagione 1997/98

A tu per tu con i protagonisti degli peggior stagione degli Amatori Settecà

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Andrea De Rugna
Soprannome Stambino. Qualche buona prestazione, molta corsa inutile, moltissime distrazioni, calzini sempre giu', mai una volta le ciabatte. Indispensabile solo per il comportamento: un sorridente De Rossi tra dieci Franti. Gli arbitri se lo mangiavano con gli occhi.

Andrea Garzotto
Esaltato per anni come il perno della difesa, il filosofo licenzia-operai si e' rilassato a cavallo di Natale con figure terribili e sceneggiate napoletane. Ripresosi, ha macchiato una carriera signorile con un'assurda espulsione. Ormai prossimo all'abbandono.

Carlo Grendene
Sfuggente, dubbioso e lamentoso: la fusione perfetta tra Charlie Brown e Woody Allen. Vengo, non vengo, vengo solo ad allenarmi, vengo solo se siete contati: nessuno ci ha mai capito niente. Sarebbe un buon uomo di fascia, ma ci vorrebbe uno psicanalista come guardalinee.

Claudio Corona
La dimensione della sua panza e la sua capacita' polmonare sono due realta' in antitesi che la scienza moderna non riesce a spiegare. Grinta da proverbio. Non paragonate i suoi piedi ai ferri da stiro: si offendono (i ferri da stiro).

Edoardo Ghirini
Il calcio gli interessa in subordine alla morosa, gli amici, lo studio, la tivu', la meditazione, l'hockey su prato, l'agopuntura, l’origami. Avrebbe dei numeri, ma realizza meno del Serpente. Non serve dire altro.

Fabio Bortolozzo
Si e' guadagnato presto e meritatamente un posto all'ala detra, gareggiando impavidamente con i terzinacci avversari. In compenso, durante gli allenamenti ha gareggiato con il suo omonimo Fabio Cogo nello scantonare il piu' possibile. Per sua fortuna e' giovane: ha tutto il tempo di peggiorare ancora.

Fabio Cogo
Lo metto qui in mezzo, anche se non lo merita, perche' ancora mi risuonano nelle orecchie le sue parole di incoraggiamento durante gli allenamenti. Ha fatto tre partite e due autogol e cio' nonostante ancora gli vogliamo bene.

Gherardo Ghirini
Ha piu' paia di scarpe da calcio che non partite giocate. Quando qualcuno gli chiede "Giochi a calcio?" ha il coraggio di rispondere si. Franzo lo ha considerato cosi' tanto che fino all'ultima giornata lo ha confuso con il fratello.

Giuliano Bedin
Grazie alla mamma, le nostre magliette erano le piu' profumate del girone. Lui ha corso piu' quest'anno che in tutta la sua carriera (carriera?). Straordinaria la sua somiglianza con il calciatore Mendez. Appena lo vedete giocare, pero', fate subito le vostre scuse a Mendez.

Ino Meda
Un eroe. Influenze, infezioni, distorsioni, lombaggini, artriti, talloniti, ematomi, colpi della strega, emicranie, graffi e sbucciature lo hanno tormentato dal lunedì al sabato. Purtroppo la domenica stava sempre benissimo.

Massimo Pranovi
Ha fatto la prima uscita di piede a Lumignano, ovvero dopo tredici partite. Mentre aspettiamo ancora la prima in presa alta, annotiamo decine di urli furiosi, centinaia di rilanci in fallo laterale, trentasei gol subiti in ventuno partite. Tutto questo, assieme a qualche parata (cinque o sei), ne fanno un vero Edilizia-tipo.

Nonno Rinaldi
Con solo due allenamenti al mese pretendeva di giocare con la celebre battuta umoristica: "Almeno quando affrontate una squadra debole”. Una presenza, un errore imperdonabile. Dubito che abbia mai pagato la quota di iscrizione.

Roberto Rea
Alzi la mano chi lo ha sentito dire piu' di dieci parole in tutto l'anno. Ha giocato poco, prima chiuso dal Serpente (il che e' tutto dire), poi dall'infame amico Tomas. Sandro Tortato, Franzo, Garzotto, Rinaldi, Sartori (gli intenditori della squadra) l'hanno definito un mostro quando lo hanno visto giocare la prima volta. Bastava questo per capire. Avrebbe alcuni numeri di gran classe, solo che non li capisce nessuno. Probabilmente neanche lui.

Silvio Menin
L'uomo in piu' del Setteca'. Ci ha messo circa sei mesi ad entrare in forma, ma solo un quarto d'ora a beccarsi la prima ammonizione per proteste. Irascibile come Dinamite Bla e alto uguale. Ha sprecato piu' energie lamentandosi con I compagni che non tirando in porta.

Stefano Sartori
Il soprannome Serpente gli sta perfetto, come la giacca da yuppie con cui si presenta in spogliatoio. In campo si avvita, si insinua: un cobra morso da una tarantola. Viste le prestazioni, ancora piu' azzeccato e' il suo secondo soprannome (copyright Cogo): Bisso da acqua.

Tomas Rinaldi
E' riuscito senza fatica ad abbassare l'eta' media, un po' meno ad alzare il tasso tecnico: obiettivamente un'impresa disperata. Dal papa' ha preso il tocco vellutato e la pigrizia in allenamento, piu' raramente la Mercedes. Con nove gol e' stato il bomber della squadra e questo la dice lunga sulle sue capacita' e soprattutto su quelle degli altri.

Toni Corte
Una carriera di certezza: centravanti il primo anno, allenatore l'anno dopo, poi terzino, quindi transfuga a Camisano, oggi libero, domani chissa'. Se avesse piede, freddezza, visione di gioco e senso della posizione sarebbe fortissimo.

I capoccioni

Lucio Luciani (allenatore)
Avete presente il governo Berlusconi? Un milione di posti di lavoro, un nuovo miracolo italiano. La panchina Luciani e' stata la stessa cosa: un milione di sponsor, un miracolo di campionato, lasciatemi sperimentare... La stessa ingloriosa fine. Franzon-Prodi e' stata una logica conseguenza. Sempre meglio che Bossi-Farneda.

Andrea Franzon (allenatore)
Uomo a tutto campo: portiere, terzino, allenatore. Ha perfettamente incarnato lo spirito dell'edilizia Setteca: fare di tutto senza esserne capace. Di una bonta' disarmante, ha regalato ai suoi uomini concetti semplici ma energici:" Ognuno fassa il suo", "Fora i cojoni"' "Subito 'na bea fangada, cosi' i vede subito che aria tira". Pero' ha inventato con successo Toni Corte libero e Corona mediano, risparmiandoci almeno 14 rigori contro.

Giorgio Todescan (presidente)
Presidente senza portafoglio, tipo Scaroni del Vicenza, che difatti non conta niente. Ci ha messo quattro mesi a portare la cesta dei palloni ma in compenso pagava gli arbitri, a perdere, per non offrire la cena. Diamogli atto di una cosa geniale: non ha (quasi) mai fatto gli orrendi discorsi che fanno tutti I presidenti. Trovarselo in squadra, nelle partitelle del venerdi', era un dramma.

Gianni Farneda (Farenga)
Vero capo spirituale dell'Edilizia Setteca'. Ha visto piu' partite di tutti gli altri, facendo un tifo sfrenato: "Serpente, fai cagare", "Adesso beccate il gol"', "Matteo sei una negazione". Encomiabile.

Gianni Cogo (guardalinee)
Neanche quando perdevamo cinque a zero ci ha mai tirato in testa la bandierina. Ha distribuito falli laterali, battute scandalose e bicchieri di the con precisione e imparzialita'. Ha tenuto altissima la bandiera dei Cogo, che il figlio ha cercato di macchiare preferendo I cani a quattro zampe del canile ai cani amici suoi.

I desaparecidos

Darko non ha mai fatto uno stiramento giusto ne' un solo passaggio. Dopo mezza partita e' scomparso dalla manovra e dalla squadra. Sul conto di Roberto Luciani (Robberto) e Beppe Sammarco fioriscono leggende: transfughi per vendetta? Scomparsi per non pagare la quota di iscrizione? Spariti per impegni di lavoro? Misteri da X File.

I vecchi e i giovani

Potranno dire ai figli: "C'ero anch'io, ma giuro che non ho mai giocato". Andrea Onisto, che ha partecipato poco e male, lasciando deboli tracce; Edoardo Veneri, l'unico uomo al mondo che fa i tackle nel cemento; Luciano De Rugna, che allenandosi solo il martedi' aveva il compito di sfoltire, a gomitate, la rosa della domenica; Ciano Busato, in permesso speciale firmato dalla moglie; Romano spilungone.
Sono passati mooooolto fuggevolmente anche Camillo Marola, un amico rosso di Gherardo, un portiere subito fuggito, Paride Matteazzi, Ruggero Sanson, il Popo, De Bernardini, Mirtillo, Miro Tarolo, il grande Scarso e chissa' quanti grandi campioni dimentico.


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