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Vergogne indelebili: la stagione 2001/2002

Tutti i protagonisti dell'ennesima farsa degli Amatori Settecà

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(Occhio! La maggior parte dei profili sono gli stessi del campionato in corso)

Antonio Astorino
Giovane, aitante, bello e biondo, è detto il Conte perché vive in un’antica villa palladiana, circondata dal verde dei colli Berici. Eppure ha gli atteggiamenti di un disadattato che vive al settimo piano di un casermone di ghetto: rissoso, violento, carognesco. Gioca terzinaccio per mancanza di alternative. Inqualificabile.

Silvio Menin
Neanche i capelli ormai spruzzati di bianco lo hanno fatto maturare. Vaga per il campo eternamente infelice e insoddisfatto, incapace di godersi il canto del cigno che i compagni, magnanimi, gli offrono. Gioca a centrocampo, stucchevole e avulso come il vecchio Giannini, ma con la testa perennemente bassa e avvilita. Insopportabile.

Martino Gottardo
Vent’anni e non meritarli: arrivato per rinforzare la squadra, ha imparato subito le cattive abitudini dei quarantenni lavativi. Pigrizia e svogliatezza in allenamento evidenziano le scarse qualità tecnico atletiche in partita. Un po’ centrocampista, un po’ attaccante, un po’ niente di tutt’e due. Gli Amatori hanno trovato degni eredi per il futuro.

Stefano Sartori
Con i suoi quarant’anni che sembrano trentacinque il Dio Serpente invecchia bene nell’aspetto, male nel fisico: sempre più goffo, lento, inefficace. Sono lontani i tempi in cui sbagliava troppi gol: adesso neanche arriva a tirare. Ciò nonostante continua a rifiutarsi di correre e a pretendere di giocare. Vota a sinistra, ma ha l’animo dei peggiori conservatori.

Fabio Cogo
L’allenatore giocatore è un ruolo molto difficile, e Fabio lo dimostra perfettamente facendo da cani entrambe le cose. Da allenatore fa giocare sempre gli stessi, che non sono i più forti ma quelli che più teme. Da giocatore vivacchia di rendita, grazie a una difesa arcigna che ne nasconde le ormai croniche lacune fisiche.

Andrea Franzon
Il multi ruoli del Settecà: oggi è portiere dopo essere stato consigliere delegato, panchinaro, terzino, allenatore. Una specie di ruota di scorta, anche fisicamente, coi nervi perennemente scoperti e l’urlo nella pelle. Un solo grande merito: ci ha liberato dell’infame portiere Celotto, e per questo non è stato cacciato neanche dopo le cappelle peggiori.

Andrea Garzotto
É possibile vivere di rendita per dieci anni dopo un solo campionato decente? Sì, e quest’uomo ne è la prova vivente. Stopper implacabile con gli avversari più scarsi di lui, crolla come una castello di sabbia davanti a un centravanti appena capace. Lo salva il discreto stacco aereo; lo affossa il tocco di palla, infame e irrecuperabile.

Oscar Zamunaro
Con l’innocenza dei suoi vent’anni è il più giovane rinforzo della squadra. S’incazza poco (perciò gioca altrettanto poco) sebbene non abbia rivali nel ruolo di ala destra. Riesce perfino a fare qualche cross e a tirare in porta un paio di volte al mese. Può solo peggiorare.

Ino Meda
Cosa deve saper fare un terzino di fascia per raggiungere la sufficienza? Aggredire l’ala, tappare i buchi, spingere, crossare al volo. Ino deve aver capito male: buca i cross, vola per una spintarella, aggredisce se stesso, fa spesso l’ala e mai il difensore. Non ha mai segnato le righe una volta. Un vero Giuda, e senza rimorsi.

Luciano De Rugna
Detto Stambecco per il fisico particolarmente muscolare e Osama per alcune dichiarazioni a sinistra del partito comunista cinese, è un bastian contrario senza speranza oltre che un brocco vergognoso. Gioca su licenza della moglie con un paio di scarpe da calcio non solo bucate ma pure marron. Non serve dire altro.

Dario Rinaldi
Il Nonno ha abbondantemente passato i sessanta e si vede. Per anni portato ad esempio per i più giovani (“Guarda! Sessant’anni e corre più di te”) oggi ha l’effetto contrario: “Guarda! Così ti ridurrai continuando così”. Non corre più, si allena male, ha la pancetta, è pieno di dolorini. Una sola cosa ha mantenuto intatta: i due piedi, tremendi.

Claudio Corona
Ha un gran fiato, e purtroppo lo usa per insultare i compagni. Ha due piedi orrendi, e purtroppo li usa per fare lanci lunghi e passaggi filtranti, disfando quel poco di buono che fa in marcatura. Pericolosissimo in area di rigore: la nostra purtroppo.

Edoardo Ghirini
Gioca attacc%... attacca#... att§§acç... macché, perfino il computer si rifiuta di scriverlo. Tiro in porta ridicolo, dribbling inesistente, visione di gioco zero. Ci può essere di peggio per uno che gioca davanti? Vivacchia su qualche scatto fine a se stesso e su un pregio raro negli Amatori: non parla mai.

Romano
Una volta quelli sopra il metro e novanta erano considerati inadatti per il calcio. Vedendo Romano si rimpiange il passato. É un pericolo pubblico soprattutto in allenamento, per la scientificità con cui centra caviglie, ginocchia, polpacci, costati, mascelle.

Andrea De Rugna
Detto Stambino, corre da una parte all’altra del campo, soprattutto quella dove non c’è il pallone. Terzinaccio, col passare degli anni è diventato inutilmente polemico e petulante. Bisogna capirlo: odia soprusi e ingiustizie, praticamente le fondamenta di ogni squadra amatoriale.

Loris Capraro
Ci sono due Loris negli Amatori. Il Loris d’Allenamento è un discreto attaccante che segna molto e fa impazzire i marcatori. Il Loris da Partita è un tizio tremendo che non tocca mai palla e fa impazzire i compagni. Nessuno ricorda quand’è arrivato ne chi l’ha portato. Il sospetto che sia stato mandato da una squadra avversaria è sempre più forte.

Sandro Tortato
Dice di essere un attaccante, e noi qualche volta ci caschiamo. Scatta, tira le punizioni, chiama i triangoli, sbuffa, urla e fa tutto quello che serve a parte le cose semplici, utili e basilari. Segna due gol all’anno quando gli va bene. Serve altro?

Mirto Rinaldi
Cinquant’anni passati e si vede. Pur avendo due piedi molto buoni - una rarità assoluta negli Amatori - non gioca mai perché odia, nell’ordine: il freddo, i campi pesanti, gli allenamenti, le trasferte, la pioggia, il sole. Paga la quota solo dopo molte manfrine.

Paolo
Ex primavera del Verona, debuttò perfino in A con il grande Bagnoli. Da allora, una carriera alla rovescia: semi professionisti, dilettanti, calcetto e infine Amatori. Dove non gioca assolutamente mai, millantando un grave infortunio ai legamenti. Ci sarebbe servito.

Gherardo Ghirini
Un mito: fa tutta la preparazione, paga la quota sull’unghia e poi scompare nel nulla. Si fa vivo solo in occasione delle cene sociali. Una perdita assolutamente insignificante per il mondo del calcio.

Fabio Bastianello
Esordì nel 2000, facendoci perdere il derby all’ultimo minuto su un tiro telefonato da seicento metri. Da allora non ha più giocato mezzo minuto e visto il rendimento in allenamento mai più giocherà. Silvio Menin bendato e con le mani legate darebbe più affidabilità. Dice di essere neonazista, ma è in realtà un bonaccione.

Giulio Bedin
L’uomo più discusso degli Amatori. Presiede (e vizia) i cugini dello Spes Settecà ma pretende di giocare con noi. Terribile in campo, quest’anno si chiama spesso fuori a causa di una caviglia in disordine, la stessa cui tutti curiosamente mirano in allenamento.

Tim Faluta
Militare americano di origine nigeriana. Sarebbe l’uomo in più della squadra. Ha un’accelerazione spaventosa, che lo rende irresistibile in contropiede. Purtroppo non ha giocato una sola partita, perché trasferito all’estero nell’ambito della guerra al terrorismo. Ma c’è chi giura di averlo visto in giro, facendo nascere voci su una meno nobile fuga a causa dell’aumento della quota sociale.


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