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Le parodie: Fantozzi al boicottaggio

14 maggio 2002
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Il ragionier Niccolò Fantozzi, figlio dell’indimenticabile Ugo, era appena uscito dall’autolavaggio dove aveva rimesso a lucido la sua nuova Golf Gti 1800. Iniziò immediatamente a piovere, ma non era per questo che si sentì infelice. Altre erano le ragioni della sua angoscia:
- la scoperta che il collega geometra Diego Calboni (figlio del collega paterno) aveva risparmiato 1300 euro acquistando lo stesso modello di Golf grazie all’intrallazzo di una concessionaria import-export;
- la notizia che i suoi investimenti, decisi dopo ottocento notti di studio davanti al Televideo, avevano perso altri 11 punti ed erano così scesi del milleseicento per cento (Tiscali);
- la visione di se stesso, ingrassato di 32 chili in sei mesi nonostante la totale e dolorosa rinuncia a pasta, pane, patate, pizza e gelati e una dieta a base di Kalò Uomo al sapore di mango-Magic Buble;
- una figura orrenda perché sorpreso dal capufficio a scaricare immagini pornografiche da internet e redarguito ad alta voce davanti a colleghi e colleghe.

Fantozzi scese dall’auto per pagare lasciando il motore acceso (tutti gli italiani lasciano sempre il motore acceso, che debbano comperare le sigarette o attendere sedici ore la moglie dal parrucchiere) e prese una craniata pazzesca contro l’invisibile porta a vetri della cassa. “Qua... quanto le devo?” chiese sulla difensiva, preparandosi a un rapidissimo calcolo anti-fregatura euro/lire. In quell’esatto momento il suo Nokia Elegance Plus 3000 trillò con l’originale “Per Elisa”, scelta dopo quattordici orrende ore trascorse a selezionare le settecento suonerie disponibili.
Fantozzi si denudò completamente cercando furiosamente il telefonino tra le tasche della giacca Emporio Armani, della camicia Standa Moda Young, dei pantaloni Levis Macho Taglie Comode e dei mutandoni ascellari Dolce & Gabbana.
Come tutti gli italiani, anche Fantozzi dava priorità a una chiamata telefonica anche se stava parlando con un essere umano dal vivo, fosse anche il papa.
Purtroppo l’essere non era italiano, ma un permaloso danese ivi trasferitosi e residente: costui, per ripicca, sparò a Fantozzi un conto allucinante: 320 euro! Ma Fantozzi non reagì perché era nel pallone più completo. Ormai completamente nudo, si accorse che a suonare era il Siemens Pucci Mucci di un altro cliente, non il suo.
Estrasse il suo portamonete Timberland in pelle di topo e pagò con la carta di Credito AmEx Oro Incenso e Mirra, una versione esclusiva che possedevano soltanto in un miliardo e trecentomila persone.
Risalì in auto e accese il suo radiolettore Sony Gerico Superpower, che poteva caricare quattrocento CD contemporaneamente anche se Fantozzi ne possedeva tre soltanto (Best of Ramazzotti, Festivalbar 92 e L’Inglese Facile De Agostini) e si trovò immediatamente prigioniero in una colonna infinita.

Improvvisamente realizzò i motivi della sua angoscia: doveva ancora programmare i 72 canali del suo nuovo Tvc Sony Rintronity da 14 pollici, aggiornare Microsoft Word 14.0.0 nel Pc sebbene non avesse ancora finito di scoprire le 18 mila grandiose funzioni di Word 13.9.3.
E poi doveva andare dal commercialista, fissare una visita ortopedica, finire una lettera di contestazione all’idraulico che aveva iniziato con “Avendo avuto ed essendo stato...” e lì si era piantato.
Inoltre doveva guardare sedici capolavori del cinema e otto partite di calcio che si era registrato con il canale satellitare perché non aveva avuto tempo di farlo in diretta.
Infine c’era da fare una visita a papà Ugo, all’ospizio (non andava da novembre, ma di quale anno?), prenotare per le ferie estive, chiamare l’ingegner Semenzara per una raccomandazione e poi...
Fantozzi ebbe un’illuminazione: decise di boicottare se stesso. Si sarebbe schiantato mortalmente con la Golf.
Fece vrum vrum con l’acceleratore e partì come un siluro. Ma siccome era in coda, fece un solo metro e si piantò contro un furgone. Venne schiaffeggiato da tutti gli airbag (centrali, laterali, inferiori, superiori), insultato dal computer di bordo e ridotto in fin di vita dal padroncino del furgone.
In ospedale, nel silenzio, trascorse i più bei 15 giorni della sua vita.

(Scritto a sostegno dell'iniziativa di boicottaggio del Core (www.core.too.it)


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