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Dal libro bianco di Milena Debenedetti sulle grandi e moderne aziende italiane.
Dove (non) sta andando l'economia italiana? Un profilo dell'imprenditore medio. Seconda e ultima parte
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È logico che molti - attualmente la maggioranza degli italiani - prendano le difese dell'imprenditore di successo. La cultura non va per la maggiore, a giudicare dalla media dei libri che si pubblicano e dalle risposte ai quiz televisivi.
Come - mi sembra di sentire dire, in tono ironico - se sono davvero così stupidi, cafoni, ignoranti, se hanno solo difetti, com'e che loro hanno successo e i "sapientoni" no?
Mai detto che abbiano solo difetti, ci mancherebbe. Hanno anche grandi pregi, o almeno, caratteristiche che alcuni considerano tali. Diciamo, frecce al loro arco.
Primo: l'uso assolutamente spregiudicato della politica. Ci sguazzano allegramente come uno squalo in un branco d'acciughe. La usano, evitando abilmente di farsene usare.
Ci sono famiglie di imprenditori dove uno e di area centrista, uno diessino, una forzitaliota e il più giovane attivista di An che non guasta. Si iscrivono a comitati. Partecipano a iniziative. Diventano presidente o segretario di qualcosa, dalle bocce alla briscola al nuoto sincronizzato alla classica squadretta calcistica da oratorio ai famosi Lyons e Soroptimist e similia.
Si presentano. Si esibiscono. Manco sanno dove si trovano e cosa ci fanno, ma intanto le conoscenze aumentano, gli affari camminano, le reti si intessono. L'intrallazzo come istinto disinvolto e naturale.
Poi hanno fiuto per le persone. Non hanno la minima capacità psicologica, ci mancherebbe, di cosa fa o pensa o crede un individuo non ne sanno e non gliene frega niente. Però lo sanno usare. Vanno dritti al nocciolo, trovano il comportamento giusto, la forma di persuasione, o di intimidazione, o di suggestione o di blandizie che di volta in volta fa al caso loro.
Questo non è infallibile, certo. Però funziona con la stragrande maggioranza degli individui, propensi al compromesso, all'allusione, al "ci siamo capiti". Le rare volte che si trovano di fronte personaggi con una morale più all'antica, tutti d'un pezzo, tetragoni, i pochi che ancora coltivano valori desueti come onestà e coerenza, rimangono sconcertati, o rischiano di giudicare male e frettolosamente, e prendere cantonate enormi. Ma per fortuna sono casi sporadici, e i loro affari non ne risentono più di tanto.
E poi sono spregiudicati, in un modo istintivo, tutto particolare. Non necessariamente sono cinici, o crudeli o amorali: no, è che anche la morale, come la cultura, e una malattia che si sono presi da piccoli e dalla quale sono perfettamente guariti.
Possono anche mostrare autentici sentimenti umani, essere gentili, premurosi o caritatevoli... ma quando entrano in gioco gli affari, sollevano una barriera interna e non ce n'e più per nessuno.
Coltivano abilmente il piccolo o grande cabotaggio, navigando fra scogli e secche con la loro propria bussola interna, fatta di fiuto e istinti particolari. Tanto di cappello, non c'e che dire.
E poi sgobbano. Almeno agli inizi, magari a modo loro, però lavorano, tutti concentrati sul loro unico scopo e interesse.
Certo è, per continuare la metafora marinara, che se il mare si fa un po' più periglioso, se si trovano a navigare in acque meno conosciute, non è detto che riescano a controllare la nave.
Insomma, quando intorno le condizioni, i mercati cambiano, vengono meno certe protezioni politiche, certi settori blindati... allora mica tutti restano a galla. E per l'appunto possono naufragare abbastanza rapidamente anche interi imperi economici. Proprio perche non è nello spirito e nella capacità e nell'atteggiamento dell'imprenditore medio, di costruire su basi un po' più solide e con un po' di lungimiranza.
Milena Debenedetti
pennarossa.it ©2003
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