pennarossa.it: satira e dintorni

alle radici
alla home

Trash test: Un Vietnam di nome Italia

come l'armata di Bush fu sconfitta dall'unico Paese ancora più folle dei militari

15 aprile 2003
. Da un glorioso libro di storia del futuro orgogliosamente anticipiamo.

Dopo aver sconfitto l'Iraq, la Siria, la Corea e la Cina, non rimaneva che un dittatorello nel mondo civile: il blazer d'Italia Silvio Berlusconi. Bush, che già non aveva avuto problemi a rompere una decennale amicizia con Saddam Hussein, non ci pensò due volte. "Dobbiamo liberare l'Italia - comunicò a Condoglianza Rice - tanto più che contiamo sulla collaborazione del 60 per cento del Paese: ormai rimpiangono persino Craxi e Andreotti. Faranno di tutto per spianarci la strada".
In 48 ore l'esercito più potente del mondo era pronto. "In dieci giorni l'Italia sarà libera" comunicò Bush al mondo. E fu l'inizio della sua fine.

La formidabile Terza Armata Meccanizzata entrò da Nord Est. 1400 carri armati Liberator GTI passarono il confine a Trieste per raggiungere Milano. "Che colpo di fortuna - comunicò il comandante Franks lungo la tangenziale di Mestre - non ci vedranno nemmeno arrivare: oggi c'è un nebbion..." Non finì la frase. I marines avanzavano prudentemente a 80 all'ora nella nebbia più fitta, guidati dai radar. Seicento Tir che procedevano normalmente, cioè a 170 chilometri l'ora, centrarono in pieno la colonna. Fu un inferno. I pochi carri superstiti cercarono scampo sulla corsia d'emergenza. Furono finiti a colpi di cacciavite dagli automobilisti al grido di: "Non facciamo passare neanche le ambulanze, figuratevi voi bastardi".

La spaventosa Terza Flotta Pesante, guidata dalla portaerei Emperor, attaccò da sud. "Stiamo passando lo stretto di Sicilia - disse l'ammiraglio Jason - tra due minuti attacc..." Non finì la frase. La nave si schiantò contro un mostruoso pilone semisommerso: sedicimila tonnellate per 140 metri di diametro. Era un basamento del ponte sullo Stretto, ovviamente mai terminato, ma capace di dare lavoro a duecentonove famiglie mafiose, dodicimila imprese amiche e cinquecentomila operai dal voto sicuro.

L'invincibile Ottavo Stormo d'Assalto, 800 apparecchi tra bombardieri e caccia, attaccò da Nord Ovest. "Siamo già sopra Milano, pronti a bombar..." Il comandante Smith non finì la frase. Di fronte alla sua impeccabile formazione, un muro di settecento DC8 che giravano in cerchio da sei ore sopra la Malpensa. Pare che i controllori di volo fossero in sciopero (in verità, metà non aveva aderito: dovevano finire il torneo di calcio). Fu una catastrofe senza pari di cui non restano testimonianze. Tutti i radaristi - forza dell'abitudine - dissero che non avevano visto niente. Pare che da quelle parti funzionasse sempre così.

La valorosa Undicesima Flotta Leggera attaccò da Est. Guidata dal viscido commodoro Fox, puntava a raggiungere Roma dal mare. "Siamo tra Corsica e Sardegna - annunciò Fox al comando alleato - tra due minuti arriv..." Non finì la frase. Di fronte a lui una miriade di barche nemiche occupavano interamente l'orizzonte. Era agosto, e barche, motoscafi, yacht, velieri di facoltosi yuppie, industriali e nobili rampolli occupavano ogni centimetro quadrato del mare. Al timone, loschi figuri al cui cospetto il commodoro era un frate francescano: il più umano era Briatore! Fox non resistette: "Ho affrontato giapponesi, nazisti,terroristi e viet cong, ma delle facce da culo così non le ho mai viste" disse prima di buttarsi a mare.

Fu così che l'Italia di Silvio B. se la cavò anche stavolta. D'altra parte, se accettiamo senza fiatare uno che considera l'articolo 41 una norma sovietica, abbiamo esattamente quello che ci meritiamo.

pennarossa.it ©2003

Invia questo pezzo a un amico (o a un nemico)


Non lasciarci soli. Scrivi qui il tuo commento.

Alla home di Pennarossa


PennarossaPrimizie è il servizio che senza rompere l'anima (massimo una volta alla settimana) ti avvisa per e-mail delle novità nel sito. Resta inteso che la tua mail non sarà divulgata a nessuno, neanche sotto tortura.
Scrivi qui: sì alle primizie.