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Stress, stampa, pressioni, ritmi altissimi... La vita del calciatore professionista è innegabilmente dura. Ma ci crediate o no, quella dell'amatore è molto peggio.
Eccovi il perché, dalla A alla Zeta.
E se vi riconoscete, scriveteci!
Avversari.
Il professionista che marca Corini o Zidane sa a cosa va incontro. Il dilettante parte sempre al buio: si trova davanti uno sconosciuto alto un metro e venti per scoprire, al primo corner, che ha unelevazione alla Magic Johnson. Quando prende le misure è già sotto di tre gol.
Bestemmiare.
Perché in serie A, piaccia o meno, gli arbitri lasciano fare. Tra i dilettanti invece sembra di essere in oratorio, e non solo per il livello di gioco: ti scappa un ***** e sei sotto la doccia. Poi, la sera, guardi Pressing e sulle labbra dei giocatori intuisci gli stessi sfoghi. Perché?
Colleghi.
Anche per il professionista la sconfitta è un dramma, ma dura meno. La domenica sera, dopo il processo di tifosi, commentatori, moviole, è tutto finito. Per il dilettante il dramma comincia lunedì. Com'è andata? Perso ancora? Ti ho sempre detto che sei un cesso! Quand'è che appendi le scarpe al chiodo? e via con queste esilaranti battute.
Docce.
Tra i professionisti non hanno mai procurato vittime. Tra i dilettanti, migliaia. Almeno finché gli spogliatoi dei campi comunali e parrocchiali continueranno ad essere progettati con quella singolare caratteristica: giri la manopola di mezzo grado a sinistra ed esce acqua a venti gradi sotto zero, di mezzo grado a destra e raggiunge l'ebollizione.
Estetica.
La moda di questi anni vuole maglie molto ampie e pantaloncini enormi. In serie A fanno la loro figura, tutti solidi e muscolosi. I dilettanti: gambe come sedani, braccia come ramoscelli dulivo. È l'unico caso in cui è giusto rimpiangere la moda degli anni Settanta.
Fotografie.
Vedi videoriprese.
Gioco a zona.
Sembra sia diventato obbligatorio anche nelle partite scapoli-ammogliati. Un dramma per migliaia di stopper e terzini che vorrebbero tanto imparare a palleggiare e devono invece cavarsela tra ripartenze e diagonali.
Hargh.
Giudizio di cuore dopo aver visto una di queste ripartenze e diagonali.
Infortuni.
Se s'infortuna Di Livio: auguri dei colleghi, soldi dell'assicurazione, medici in fila per rimetterlo in sesto. Se v'infortunate voi: in fila per andare dal medico, cazziatone dal datore di lavoro, musi lunghi in famiglia. E inoltre: pagare!
Lava.
Vedi uragano.
Mogli.
Il calcio è un hobby, giusto? Quindi domenica puoi rinunciare, ho voglia di andare al mare. Queste agghiaccianti frasi sono il pane quotidiano per migliaia di dilettanti, sposati o fidanzati. Come spiegare a lei che domenica giocate contro la Pergolese (o la San Teobolda, fate voi) e non rinuncereste per niente al mondo? Non riuscite nemmeno a spiegarlo a voi stessi!
Nebbia.
Ha il difetto di calare verso sera, quando il dilettante va all'allenamento, tramutando il campo di gioco nel palcoscenico dei Pooh. Cala raramente martedì, quando si corre, e spesso giovedì, quando si dovrebbe giocare.
Organizzazione.
La pecca principale del calcio dilettante. Perché ci sono squadre di Terza che vanno in ritiro come i professionisti ma poi il segretario dimentica a casa i cartellini e si perdono sei punti a tavolino.
Preparazione.
Vedi ritiro.
Quarantenni.
Perché i quarant'anni del grande calcio (vedi Zoff, Viercowood...) sono considerati degli eroi mentre i dilettanti della stessa età dei debosciati perdigiorno?
Ritiro.
Agghiacciante moda che scimmiotta i professionisti. Solitamente si va, due giorni, in una località collinare triste e brulla, dove si dorme e mangia nelle peggiori stamberghe. Il dramma è che in due giorni il mister pretende di comprimere un mese di preparazione.
Scarpe.
Vedi tacchetti
Tacchetti.
6 per i terreni pesanti, 13 per quelli asciutti: facile la scelta dei professionisti. Volete mettere con i dilettanti, messi davanti a terreni che variano tra desertici, argillosi, paludosi, ortolani, gibbosi, montani, fognari, rocciosi, sassosi? Neppure con settanta paia su misura si potrebbe risolvere il dilemma.
Uragano.
Calamità naturale che, alla pari di neve, fango, grandine, lava vulcanica, non implica quasi mai la sospensione o il rinvio di una partita. E poi lamico che va in palestra vi dice: Il calcio è uno sport per fighette.
Videoriprese.
I dilettanti che hanno provato a rivedersi sono rimasti scioccati. Sembra una partita alla moviola! Per non dire del resto: quelli che in campo sembravano stacchi aerei si rivelano essere dei balzelli di 3 cm., le cannonate in porta dei retropassaggi... Se non vi siete mai ripresi, non fatelo mai: meglio vivere nell'illusione.
Zero.
I motivi per cui, nonostante tutto questo, rinuncereste a giocare.
(m.r.)
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