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Riti e miti del calcio dilettante: batto alla Maradona

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Se siete convinti che i calciatori professionisti siano malati di scaramanzia, leggete un po' qua.

Riti triti e ritriti.

Acqua, spugna e fantasia. È di fianco alla panchina della squadra di casa. Di solito è color blu slavato oppure bianca, col manico rigorosamente di ferro. Sembra un comune secchio pieno d'acqua nella quale galleggia una vecchia spugna dall'aspetto ripugnante ma per il mondo del calcio dilettante è più portentosa del Sacro Graal. Quell'acqua viene applicata, indifferentemente, per curare pallonate al basso ventre, testate in mischia, tacchettate sulle coscie, ematomi e distorsioni; inoltre la si usa per rinfrescarsi la testa (facendo ben attenzione che acqua e sudore colino di nuovo dentro al secchio) e infine - in questo preciso ordine - per dissetarsi.
Siccome l'addetto al secchio è solitamente un panchinaro infelice e vendicativo, non è raro imbattersi, soprattutto a fine stagione, in secchi d'acqua nei quali s'intravvedono nuove e curiose forme di vita vegetale e animale.

Miti, riti e tiri.

“Batto alla Maradona”. Una bella punizione dal limite dell'area, con la barriera avversaria che già trema all'idea di una possibile pallonata. Sarebbe il momento ideale per far tirare al compagno con il calcio più potente: cinque passi di rincorsa e una bella botta rasoterra, con gli occhi chiusi.
Purtroppo, da quando mille moviole cominciarono a esaltare le prodezze balistiche di Maradona, Platini, Baggio & c., c'è sempre quello che s'impossessa del pallone con l'agghiacciante frase: “Batto io: batto alla Maradona”.
Da allora le vigorose sfide del calcio dilettante sono imbruttite da loffi pallonetti che sorvolano di sei metri la traversa, tentativi di calci ad effetto che si risolvono in terribili sbucciate con rotule partite per la tangente, tiri telefonati con prefisso internazionale bloccati sbadigliando dal portiere.
E dire che perfino una statistica ha spiegato quanto sia più conveniente calciare di potenza e senza tanti complimenti: su dieci punizioni alla Maradona si segna una volta; su dieci calciate di potenza ne entrano tre. Meditate mister, meditate.

Miti, riti e ritiri.

“Troviamoci sul presto”. È l'invocazione-rito che molti allenatori fanno prima delle gare importanti. Costoro sperano che trascorrendo assieme una mezz'ora in più si cementi quello spirito di gruppo che dovrebbe stare alla base di tutte le vittorie di squadra. Così, se la partita è alle quattro del pomeriggio, facile che l'appuntamento sia fissato per mezzogiorno, con la raccomandazione “Pranzate leggeri” e la minaccia “Chi ritarda sta fuori”.
Avete un bel correre voi, che per non rischiare di restare imbottigliati nel traffico e fare tardi vi mettete in strada con anticipo fantozziano e arrivate al campo alle undici e mezza; alla faccia dello spirito di gruppo, giocherà il solito Derossi (o come cavolo si chiama quello che gioca con voi) che si presenta in spogliatoio fischiettando alle quattro meno cinque.
(m.r.)

"Riti e miti del calcio dilettante" sono stati pubblicati dal mensile Nuovo Calcio dal 1997 al 1999.


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