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Ho visto cose che voi umani: caro amico ti riscrivo

Sì alla commissione sui libri di testo, ma a modo nostro

7 gennaio 2003
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Contenuti:
scuola 30%
squola 20%
squallor 50%

La crisi dell’università italiana ha molti padri ma sopratutto figli. Tra i padri ci sono la pochezza di investimenti, l’indifferenza di chi dovrebbe occuparsene, il meccanismo dei concorsi per i professori che non premia i migliori, l’immobilismo interno (tutte le cariche sono elettive, quindi è impossibile prendere decisioni radicali o anche solo impopolari), e via così (per cominciare ad approfondire, c’è questo pezzo sulla Stampa dei giorni scorsi).

I figli della crisi sono i 7 studenti su 10 che non riescono a laurearsi. Il problema, diploma a parte, è che 7 persone su 10 non riescono ad appassionarsi a quello che fanno: capire, conoscere, approfondire.

Al governo, che per tutta risposta si preoccupa di creare una commissione di controllo sui i libri di testo scritti con la mano sinistra, suggeriamo una strada alternativa: una commissione di controllo sui libri scritti con i piedi. Scopriremmo che nove libri su dieci - dai sussidiari delle elementari ai tomi universitari - sono illeggibili e fanno scappare gli studenti più della Moratti. Inutilmente complicati, pieni di paroloni, di incisi inutili e frasi aggrovigliate, trasformano un piacere in una fatica tremenda.

Prendiamo un libro qualsiasi con cui si viene accolti all’università. Non è un libro scritto da un grande matematico, che potrebbe permettersi di dominare i numeri e un po’ meno i congiuntivi. Questo è scritto per le facoltà di comunicazione, da chi alla comunicazione (arte di farsi capire) dovrebbe dedicare tutto se stesso.

Si chiama “Indigeni si diventa: locale e globale nella serialità televisiva”. L’autrice è Milly Buonanno, professore associato di Sociologia della Comunicazione nell’Università di Firenze, presentata in seconda di copertina come autrice di numerosi volumi e saggi.

Il libro comincia così:

Capitolo 1
Il paradigma della indigenizzazione
La televisione tra offerta globale e consumi locali

1. Paradigmi allo scoperto
In un libro dedicato alla serialità, occorre probabilmente giustificare la presenza di un capitolo preliminare che affronta la questione - a prima vista tangenziale se non divagatoria rispetto al focus dichiarato - dei flussi internazionali e dei rapporti tra globale e locale in materia di offerta e di consumi televisivi.

E prosegue così.

La spiegazione risiede nel fatto che, in Italia, la discussione sulla serialità si è storicamente iscritta e permane situata dentro il terreno polemico del dibattito politico-intellettuale sull’invadenza e sull’impatto culturale del prodotto americano: la cui alterità ed estraneità rispetto a noi, rispetto alla cultura e alla tradizione anche narrativa e creativa nazionale, è individuata non soltanto nei contenuti valori e ways of life veicolati da tale prodotto, ma nelle sue stesse formule produttive narrative industrializzate e standardizzate, in una parola nella sua serialità. Quest’ultima è divenuta l’epitome, e l’epiteto, della fiction americana, e funziona nell’uso corrente da categoria non tanto descrittiva quanto valutativa e opposizionale, dove trova condensazione un coerente insieme di percezioni, giudizi e posizioni: la presunta dicotomia tra quantità e qualità, il rapporto di proporzionalità inversa istituito tra serialità e creatività... (avanti così per 160 pagine)

Se siete arrivati fino a qua siete bravi. Se avete capito qualcosa siete molto intelligenti. Se avete capito tutto, giù la maschera: siete Milly Buonanno. Se non avete capito niente, qua la mano. Noi abbiamo capito perché studiare ci faceva quasi sempre schifo.

Niente di personale contro la signora Milly: è in ottima compagnia. Ma se chi scrive per la scuola si ponesse l’obiettivo di essere chiaro, trasparente e godibile - e non di essere considerato un genio - saremmo persone migliori.

pennarossa.it ©2003


(Un lettore di pennarossa, Diego, ci invia la sua soluzione al problema: ha creato un sito di appunti in chiave marxista per tutti gli studenti e gli appassionati di filosofia. Provare per credere.)

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