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Riti & miti del calcio dilettante: I mostruosi misteri del mister

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Vi sentite giocatori mediocri di una squadra mediocre in un campionato mediocre? Non è colpa vostra. Soprattutto se l’uomo che vi guida assomiglia a uno di questi.

Il ghezziano
Che giocatore siete se, palla al piede, vi ordinano “allarga al centro” oppure “Temporeggia quando fai pressing”? Semplice. Siete un povero cristo che non sa mai cosa fare perché il vostro allenatore è un ghezziano.
Allenatore di gran moda tra i dilettanti, il ghezziano spara concetti a raffica, nella convinzione (esatta ) che pronunciare parole difficili e non necessariamente sensate è un ottimo sistema per essere ritenuti intelligenti nel mondo del calcio.
Neppure anni di Gialappa’s hanno arginato il fenomeno, e il ghezziano continua a moltiplicarsi fino alle più prestigiose categorie.
Se lo vedete che mugola davanti a uno specchio, non preoccupatevi: si sta solo esercitando a parlare senza muovere la bocca, come Enrico Ghezzi (da cui il nome) a Fuori Orario.

Il pasionario
Di calcio non capisce nulla e farebbe bene a darsi al cineforum. Ma nessuno avrà mai il coraggio di dirglielo, perché commovente è la passione che ci mette. Il pasionario improvvisa grandiosi monologhi shakesperiani per caricare la squadra prima del fischio d’inizio: “Ragazzi, oggi chiedo a tutti voi, indistintamente, una grande prova d’orgoglio, certo che le SETTE sconfitte consecutive inopinatamente patite sono parte di un passato dal quale abbiamo preso le giuste distanze. Oggi è un altro giorno, e la nostra prova sarà condita da intensità, coraggio, sagacia tattica...” eccetera eccetera.
Il pasionario non perde mai la fiducia, neanche dopo il fischio finale: “Ragazzi, queste OTTO sconfitte consecutive sono ingiuste e mendaci: il risultato di sei a zero è altamente iniquo: per lunghi tratti abbiamo dominato...”.
Il problema del pasionario è che,tra un discorso e l’altro, diventa una presenza vacua e immateriale. Durante la partita siede silenzioso, lo sguardo fisso nel vuoto, incapace di un consiglio che non sia: “Trabaldo, hai una scarpa slacciata”.

Il decrepito
È la razza più diffusa nel calcio dilettante. Può avere trent’anni, ma ragiona come un novantenne. Quello che sa l’ha imparato dal suo vecchio allenatore, che a sua volta l’aveva imparato dal suo e così via fino a mister Mosé. I suoi allenamenti consistono in:
- riscaldamento: cinque giri di campo, rigorosamente nello stesso verso;
- piegamenti: a strappo, ritmati da “Hop-hop-hop!” (circa cinque al secondo);
- resistenza: 5 giri di corsa al grido: “l’ultimo che arriva gonfia i palloni”;
- forza: saltelli sul posto. Una decina oppure quattrocento, senza vie di mezzo;
- tecnica: tiri in porta da fermi, in fila per due (media: un tiro ogni dodici minuti);
- tattica: attaccanti contro difensori, porte piccole, chi segna l’ultimo vince.

Per il decrepito nel calcio non c’é nulla da inventare: suggeritegli degli stiramenti dolci e vi dirà “roba da danza classica”, proponetegli delle andature e vi caccerà dalla squadra.
Consolatevi: con un decrepito come mister potrete dire ai vostri figli, senza vergogna, “Avrei potuto giocare in Eccellenza” anche se fate panchina in Terza categoria. Gli dei del calcio faranno finta di non sentire
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(m.r.)

"Riti e miti del calcio dilettante" sono stati pubblicati dal mensile Nuovo Calcio dal 1997 al 1999.


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