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Le parodie: Gianni Morandi

Il Piave mormorava

16 ottobre 2002
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Contenuti:
sorrisi 15%
canzoni 15%
storia 20%
preistoria 50%

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, dal grande cantante italiano.


“Gianni, ma tu non invecchi mai!” è il complimento che più amo sentirmi ripetere. La prima a dirmelo fu Raffaella Carrà. Eravamo a una vecchia Canzonissima e lei aveva sedici anni. Lo ricordo bene perché non si era ancora fatta la prima plastica. A quel tempo prima dei diciotto non si poteva. Eravamo gente semplice allora.

Quella sera presentai “Fatti mandare dalla mamma” che fu un successo strepitoso. Stampai a mie spese seicento mila Cd. Non ne vendetti uno. Il lettore, dannazione, non era ancora stato inventato. Non feci una lira, ma non me la presi. Eravamo gente semplice allora.

Eppure non fu il mio primo hit, come tutti credono. Scrissi prima “Pippo Pippo non lo sa/che quando passa sveglia tutta la città”. La cantavo durante i bombardamenti alleati nel ‘44, al mercato del pesce di Bressanone. Tutti mi dicevano “Gianni, ma tu non invecchi mai!”, che è un complimento bellissimo anche se i tempi erano duri perché di pesce a Bressanone non ce n’era e il mercato era sempre deserto. Ma nessuno ci badava. Eravamo gente semplice allora.

Il mondo cominciò a cambiare qualche anno dopo, quando tutti poterono permettersi un’auto, una casa e soprattutto un dannato giradischi. Scrissi “C’era un ragazzo” e ne fecero l’inno contro la guerra del Vietnam. Ma io l’avevo composta qualche anno prima, guardando la ritirata dei nostri fanti sul Piave. Era il 1916. Lo ricordo bene perché un sergente mi riconobbe e gridò: “Gianni, ma tu non invecchi mai!” e io un po’ mi preoccupai perché era reduce da tre anni di fronte e mi fissava in modo strano. Così me la diedi a gambe. Purtroppo nella fuga persi la partitura di un altro hit, “Il Piave mormorava”. Raccolta da un anonimo caporale, divenne un successone. Non ci feci una lira. Maledizione a quel sergente.

“Gianni, ma tu non invecchi mai!” continuano a gridarmi oggi tutti i fans. Ma anche in prima serata sono il ragazzone di sempre. Ho perfino ospitato i vecchi amici Raf e Tozzi, simpaticissimi pur con tutte le loro manie: Raf scatarra sul pubblico, Tozzi canta solo col plaid e una stufa accesa di fianco al microfono. D’altra parte glielo dovevo: quando abbiamo scritto “Gente di Mare” ho fatto stampare sei milioni di dischi a loro spese. Venduti neanche uno: maledetti italiani, avevano già tutti il Cd.
(m.r.)

pennarossa.it ©2002

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