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Idee per un mondo migliore: Fantozzi al tempo del blazer

Fresconi di laurea (parte seconda)

12 dicembre 2002
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La vita (vita?) e i personaggi delle moderne aziende italiane. Dall'inedito libro bianco di Milena Debenedetti. Ottava puntata.

Il neolaureato ha molte utilissime funzioni: innovazione e ricerca, progettazione, controllo produzione e qualità... Ma queste sono anticaglie, inutili e superate nell'industria italiana del terzo millennio, tutta tesa al presente, alla competitività, alla riduzione costi.
In realtà è decorativo e di prestigio. Fa fine, non impegna, dove lo metti sta. Insomma, brilla e costa poco, un po' come le perline che si usava un tempo scambiare con i selvaggi. Infatti viene usato spesso come merce di scambio o di abbellimento. In un settore che sta per essere venduto o ristrutturato infatti, l'azienda assume laureati a tutto spiano, piazzandoli qua e là, con gran dispendio di annunci e di energie. Saranno i fiocchi sul regalo. Si aggireranno spaesati, cercando di inventarsi una funzione che non c'è. I più fortunati ( o i più stronzi) sopravviveranno, mentre la grande maggioranza verrà rapidamente falcidiata, trovandosi con il culo per terra e il morale e la dignità ancora più giù.

Di solito il sistema migliore è programmare le assunzioni a pacchetti di dieci. Questo fa molta impressione alla stampa locale e negli ambienti dell'unione industriali. Dà molte possibilità di trovare argomenti alle pubbliche relazioni e di zittire i sindacati. Alcuni esempi.
Il giornalista chiede: è vero che nella vostra azienda laboratori e impianti cadono a pezzi? Risposta: non è vero affatto. Lo dimostra il fatto che abbiamo appena assunto dieci neolaureati.
Il sindacalista si lamenta: questi tagli per ridurre i costi sono inaccettabili! Il rappresentante aziendale replica: ma abbiamo grandi piani per il futuro. Ci sono sì trecento operai in mobilità, ma abbiamo in progetto di assumere dieci nuovi laureati...
Naturalmente, non specifica i tempi e di che tipo di assunzione si tratta. Ma non siamo pignoli, via: è il principio che conta. Non è mica colpa loro se adesso va tanto il laureato "usa e getta", a scadenza programmata.

Se la cavano un po' meglio, per il momento, gli ingegneri: intanto hanno fama di poter essere adibiti a qualsiasi lavoro, dalla progettazione alla gestione del personale; poi qualche volta ottengono posti di caporeparto, sicuri trampolini per future carriere manageriali (indipendentemente dal fatto che facciano funzionare il reparto o meno: queste sono quisquilie). Il loro tipo di preparazione, sparse nozioni pratiche su quasi tutto, è il più adatto all'azienda dei nostri tempi, dove regna l'improvvisazione. E infine, si riciclano meglio.
Senza dimenticare la suggestione del titolo: quell'"ing.", così come rag, geom, avv, prof, ha un suo spazio, un significato, una dignità che lo fa vivere di vita propria. Invece se uno prova a farsi chiamare "dottore", immediatamente tutti penseranno ad un titolo appiccicato, di quelli che fanno felici i parcheggiatori di Trastevere (avanti, dotto') oppure chiederanno una cura per il mal di schiena.

Milena Debenedetti

pennarossa.it ©2002

la prima puntata: il manager

la seconda: l'orario flessibile

la terza: i corsi aziendali (parte prima)

la quarta: i corsi aziendali (parte seconda)

la quinta: con il peluche sullo stomaco

la sesta: fresconi di laurea (parte prima)


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