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Idee per un mondo migliore: Fantozzi al tempo del blazer

Fresconi di laurea

2 dicembre 2002
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La vita (vita?) e i personaggi delle moderne aziende italiane. Dall'inedito libro bianco di Milena Debenedetti. Settima puntata.

Quando ho iniziato io, vent'anni fa, la multinazionale per cui lavoravo assumeva i neolaureati con contratto a tempo indeterminato, ampie garanzie e diritti, carriera e aumenti sicuri e programmati per i primi due o tre anni, stipendio iniziale un milione netto al mese, in rapida crescita. Che all'epoca era qualcosina.
Ora la stessa ditta, ridotta a realtà locale, rastrella neolaureati per sostituire tecnici e operai prepensionati, proponendo un contratto da stagisti, lo stesso degli studenti, senza alcuna garanzia né mansione predefinita, con una vaghissima speranza di riconferma. A patto, beninteso, che non si facciano troppe storie di lavoro e di orario. Stipendio, o meglio, bonus: un milione al mese di vecchie lire.
Questa parabola spiega senza bisogno di tante parole l'evoluzione del mercato del lavoro. Dimostrando tra l'altro come la battaglia per l'articolo 18, pur legittima su un piano simbolico di principio, è ormai ampiamente anacronistica nei fatti.
Siamo tornati allo status quo ante '68: la selezione per censo. Pochi laureati "privilegiati" per l'appoggio delle famiglie, che vuol dire, a seconda dei casi, assunzioni per raccomandazione, prestigiose università private, costosissimi corsi e specializzazioni post-laurea, magari all'estero. Gli altri, serie B. Arrangiarsi alla meno peggio.

Un tempo il neolaureato era un giovine di belle speranze, sui venticinque-ventisette anni, che a seconda dei casi (la famosa stellina in fronte oppure no), iniziava un percorso di crescita programmata e protetta in azienda, oppure finiva a far gavetta sotto qualche arcigno laureato anziano o qualche diplomato collerico e suscettibile. Ma sempre con speranza di miglioramento.
Ora si è "neolaureati" in eterno. Anche a quarant'anni. Sempre precari, sempre alle prime armi, a cambiar lavoro di continuo, sempre assunti (quando va bene) come sbarbatelli freschi di studi.
In qualche modo questo condiziona tutta la vita: non solo la precarietà e la mancanza di ruolo impediscono la naturale evoluzione del "metter su famiglia", ma la persona tende anche nel comportamento verso un'eterna adolescenza. Sta in casa con i genitori, chiacchiera per ore con gli amici di sofferenze amorose da liceale, spende tutto quello che guadagna. Come se il futuro fosse bruciato in partenza.

E' la generazione dei rassegnati, di quelli che hanno sempre torto. Perché la raffinatezza massima del sistema, in questo come in molti altri casi, è un sottile condizionamento psicologico, per farti sentire in colpa, in inferiorità, in modo da soffocare sul nascere la sacrosanta incazzatura e la consapevolezza dei propri diritti.
Quante volte ci si sente dire che bisogna essere flessibili... A questo punto dovremmo essere tutti maturi per la ginnastica artistica alle Olimpiadi. Quante volte le persone sospirano, si stringono nelle spalle, e dicono: è la globalizzazione. Con la stessa totale ineluttabilità con cui un tempo si diceva: è la volontà divina.
E poi, non importa quanto la persona si sbatta per aggiornarsi in continuazione, o cerchi di seguire i dettami più avanzati, per poi ritrovarsi ugualmente disoccupata. Si trova sempre qualcosa che "non" ha fatto. Corsi di computer? Ma via, non vanno più, ora ci vuole il master in e-commerce.
Curriculum in tre lingue, con paginata di link su Internet? Troppo specifico, troppo freddo e professionale. Per colpire l'azienda si deve puntare sul lato umano. Gli hobby, per esempio. E che siano creativi, insoliti.
Così, dopo aver speso una fortuna in monete cinesi o essersi sfracellato con il parapendio, il povero neolaureato ormai tremante e incanutito potrà sperare al massimo in un bel contratto co.co.co. Simpatico acronimo, che ricorda l'immagine bucolica e agreste di un allevamento di polli.
Peccato però che i polli siamo noi.

Milena Debenedetti

pennarossa.it ©2002

la prima puntata: il manager

la seconda: l'orario flessibile

la terza: i corsi aziendali (part one)

la quarta: i corsi aziendali (part two)

la sesta: con il peluche sullo stomaco


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