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Idee per un mondo migliore: Fantozzi al tempo dei blazer

Ti piega ma non ti spezza: l'orario flessibile

4 ottobre 2002
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Seconda puntata del viaggio nel mondo delle nostre grandi aziende iper-manageriali.

L'orario di lavoro è quella cosa che si allunga e si contrae come un pezzo di gomma. Forse sarà per questo che si parla spesso di orario elastico.
Può essere deformato, cambiato, fissato in mille modi diversi, seguendo criteri che sfuggono alle più elementari regole della matematica, coi riposi aggiuntivi e le festività soppresse che diventano ferie che diventano recuperi che diventano fermate obbligate che diventano riduzione di orario. E dopo un po' di gioco delle tre carte neanche i sindacati ci capiscono più un tubo.

Gli straordinari non esistono più, si sono estinti. Soprattutto per i settori impiegatizi alti, e per i quadri: questo settore considera un privilegio poter estendere a piacimento il soffermarsi sul lavoro, recarvisi a volte di notte, o nei fine settimana. Quando va bene, queste ore in più sono ricuperabili come ferie. Spesso, sono semplicemente elargite all'azienda.
I costumi sono cambiati in funzione dei tempi, dell'umore dell'industria, delle tendenze del mercato. Dal cartellino timbri, poi diventato magnetico, dagli orari più o meno flessibili o rigidi, si è passati al nulla, all'incerto.
In alcune aziende si è iniziato ad abolire o limitare timbri e controlli per i quadri, a predicare maggior flessibilità di orari, e libertà di decisione per l'individuo.
Che vuol dire questo? Una piccola rivoluzione? Una ventata di rinnovamento? L'inizio di una nuova era?

Macché. Innanzitutto, spesso si tratta di aziende già in situazioni a rischio, o che stanno per entrarvi. E allora non avere registrazioni ufficiali dello straordinario dei quadri può aiutare a far dichiarare lo stato di crisi.
Nella migliore delle ipotesi, questa liberalizzazione può essere intesa come un tentativo di ridare fiducia a persone frustrate in situazioni in cui non si ha molto da perdere.
O ancora, di ridurre semplicemente il personale all'ufficio paghe.
Di solito infatti, con questa strategia ci si aspetta che le persone lavorino di più. Altro che maggior flessibilità per la propria vita. Per qualche "lavativo" che entra sempre più tardi e esce sempre più presto, moltissimi altri, presi da nuovo entusiasmo, non fanno più il conto del tempo. A poco a poco si iniziano le riunioni alle quattro, alle cinque del pomeriggio, e ci si avvicina sempre più, impercettibilmente, ad una situazione in cui tutti, volenti o nolenti, si trattengono la sera fino a tardi. Naturalmente queste ore in più, non registrate, finiscono per non essere recuperate nè pagate in nessun caso: non pare nemmeno esserci il tempo di recuperarle, presi dallo stress del lavoro.

Ecco, lo stress è la costante assoluta, il simbolo dei nuovi tempi, uno stress che scende a cascata dai più alti livelli manageriali fino all'operaio. Si parte dalla riduzione costi esasperata, resa necessaria dalla competizione sempre più accesa e dai mercati in contrazione; riduzione che si realizza quasi sempre tagliando personale, posti di lavoro, esperienze.
A questo punto, effettivamente si ha un beneficio immediato, un rialzo delle azioni e un aumento degli utili, ma ben presto si inizia a pagarne il prezzo, in termini di disorganizzazione, disfunzioni, aumento insostenibile di carichi di lavoro da una parte, e dall'altra di persone che non sanno assolutamente cosa fare, che mancano di direttive e programmi chiari, che guardano il soffitto e si sentono in colpa o in pericolo.
Si fa strada la teoria generale: la barca fa acqua, ci siamo tutti sopra, dobbiamo fare l'impossibile perché non affondi... e in un tripudio di masochismo collettivo, si disperdono energie enormi, si sgobba, ci si dà da fare per tappare le falle, tutti fieri del proprio sacrificio.

Non passa per la testa a nessuno che, anziché posticipare la crisi a prezzo di sforzi enormi, sarebbe stato meglio prevenirla o porre le basi per qualcosa di più solido.
Ma naturalmente questo è uno stato di transizione, e alla fine del polverone sorgerà qualcosa di nuovo, di diverso e magari migliore. Un'organizzazione sintetica, chiara, efficiente, rispettosa dell'individuo, dove finalmente anche la logica ed il buon senso troveranno il loro posto. Ma intanto si vedono solo individui alienati, stanchi, svuotati. Un mondo più povero, intellettualmente e umanamente. Una cultura azzerata.

Milena Debenedetti

la prima puntata: il manager


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