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Come si vive, e soprattutto sopravvive, nelle moderne aziende italiane. Dall'inedito libro bianco di Milena Debenedetti. Quinta puntata. Animali da scrivania Purtroppo, soprattutto per effetto di gravi inquinanti provenienti principalmente dai paesi anglosassoni, come "multifunctional team", "leader", "manager", "project", "task force", "proactive", "deadline" e via dicendo, i poveri, sensibili animaletti hanno subito gravi danni, e ora la specie è sempre più rara, sempre più nascosta. A volte potevano avere comportamenti aggressivi, specie se disturbati nella loro tana, ma più spesso si mostravano amichevoli e socievoli, tanto che era possibile avvicinarli recando in mano il fascicolo di una pratica, un dischetto, e per farli felici bastava un foglietto fitto di numeri illeggibili, chiamato "cedolino paga": oggi fuggono alla vista, e i pochi sopravvissuti tentano di mimetizzarsi con l'ambiente in uffici polverosi e dimenticati. Si sono fatti diffidenti, selvatici, ed è sempre più difficile stanarli e farli interagire con il mondo esterno. Per effetto della distruzione operata sistematicamente dalla civiltà globale neoliberista, scarseggiano sempre di più quelli che erano i loro nutrienti naturali, studiati anche per rafforzare le loro difese immunitarie: elementi chiamati ruolo e compiti precisi, anzianità, carriera programmata, lavoro fisso. I poveretti si ammalano e deperiscono. I più anziani sopravvivono grazie alle riserve chiamate "prepensionamento", ma per i giovani il compito è più difficile. Per loro i rifugi scarseggiano, e inoltre sono fatti oggetto di caccia spietata da parte di chi vorrebbe eliminarli e sfruttare il loro territorio per altri scopi, soprattutto come pascoli per lucrose specie di allevamento, geneticamente modificate per resistere ai nuovi inquinanti, e che si possono abbattere e macellare in gran quantità, senza limiti di legge. La caccia prevede di stanare ferocemente i poveri orsacchiotti dalle ultime aree protette mediante battitori che attuano la tecnica detta del "mobbing". Radunati in recinti, si tenta di addomesticarli per assimilarli il più possibile alla specie domestica: il pecoreone. E' un curioso animale che è in tutto e per tutto una pecora, ma si crede un leone. (ciò permette fra l'altro ai veri leoni di girare indisturbati nel gregge, e di sbranare le prede prescelte, senza che il gregge stesso si impaurisca o fugga). La persecuzione degli orsacchiotti ha, per la verità, suscitato qualche reazione nel mondo degli animalisti: i cacciatori si difendono sostenendo che la specie stessa è, nel suo insieme, nociva e improduttiva. Citano come prova alcune sottospecie: l'orsetto lavativo (fantotius nullifacens), il vile opportunista (fantotius fantotius), lo scaricabarile (fantotius pilati), o il più conosciuto fossile vivente, il burocrate (burosaurus ministerii). Ma tutto questo è una vistosa distorsione della realtà! Tutti sanno che in natura ogni specie ha il suo posto, persino la mosca, anzi, persino Mosca (per non parlare di Biscardi): e la gran parte delle specie di orsacchiotti sono utili, che dico, utilissime. Fungono da tessuto portante, da rete di collegamento, da struttura del sistema produttivo, e non si possono sostituire del tutto con i pecoreoni, che si sa, vengono fatti migrare spesso verso nuovi pascoli, non acquisendo esperienza dell'ambiente e dei suoi processi, e sono per natura sprovvisti di metodo e pazienza. Inoltre, nonostante tutte le modifiche genetiche tentate, non si è riusciti a eliminare uno spiacevole corollario del loro essere pecore che si credono leoni: perdono continuamente, costantemente tempo nei combattimenti rituali e nelle lotte per la supremazia, trascurando i loro compiti, ma curiosamente mantengono anche il comportamento passivo, acritico e privo di indipendenza e autonomia di pensiero, tipico del gregge. Per cui, ancora una volta, lancio il mio appello: salvate gli orsacchiotti! Fate in modo di riportarne qualcuno negli uffici, di farli riprodurre in cattività, create oasi protette dove possano vivere e lavorare indisturbati. Non solo, evitandone l'estinzione, si scongiurerà un impoverimento dell'ambiente, ma si impedirà il proliferare, al loro posto, di dannose specie artificiali frutto di ingegneria genetica, o la sovrappopolazione di feroci predatori. Milena Debenedetti pennarossa.it ©2002 la seconda: l'orario flessibile la terza: i corsi aziendali (part one) la quarta: i corsi aziendali (part two) Non lasciarci soli. Scrivi qui il tuo commento. Alla home di Pennarossa PennarossaPrimizie è il servizio che senza rompere l'anima (massimo due volte la settimana) ti avvisa per e-mail delle novità nel sito. |