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Fantozzi al tempo del blazer: la saga dei Politikamon

dai diccìmon ai postfascimon, tutto sui mostriciattori manager della politica italiana

12 gennaio 2004
. Dal libro bianco di Milena Debenedetti sulle grandi e moderne aziende italiane.

• Come accade per i giapponesi dei cartoni, anche in Italia si contano migliaia di specie di mostriciattoli frutto dei più diversi incroci, mutazioni ed evoluzioni. Questi però sono veri e fanno ben altri danni che rimbambire le liete ore degli infanti. Sono i politikamon, ovvero i manager della politica.



Sicuramente ne avete incontrati e saprete riconoscerli nei tratti qui riportati. A meno che non siate uno di loro: in tal caso non vi riconoscerete. E comunque non avete tempo da perdere, perché niente di questo compare nella mission, fa parte di priority, target e main objectives.
Buon viaggio.

Diccìmon
È un po' in ribasso, o meglio in perenne evoluzione- trasformazione, privo di forma definitiva, ma è comunque un pokemanager di fuoco, che cova sempre sotto le ceneri e sa gestire benissimo le contraddizioni del suo essere mutante. Mellifluo, sornione, cortigiano, propenso al compromesso, sessuofobo, maschilista, perbenista, perverso, forcaiolo, donnaiolo, purché con discrezione e di nascosto. Per le sue avventure amorose predilige le colleghe, specie se subordinate e non molto appariscenti. Tutto il suo look del resto è discreto. Non ama le spese di lusso, mai una macchina sportiva ma comoda e di rappresentanza. La cultura va bene per tener buone le mogli, cotonate grassottelle con filino di perle. Tende a mana-evolversi in specie più giovani, curate e moderne, ma meno tolleranti e ancor più veterocattoliche nelle idee, oppure direttamente nel Forzitalimon

Postcraximon
Anello mana-evolutivo fra Craxi-diccìmon e Forzitalimon ha residui di edonismo reganiano che sa un po' di naftalina, come certi capi d’abbigliamento di stilisti scomparsi che cova nei recessi del guardaroba. Si è fatto ripetuti lifting nel corpo e nell'animo, che però non ne cancellano età e usura. Tenta disperatamente di tornare in auge, ai vecchi allegri appalti e intrallazzi di un tempo, ai locali alla moda e alla milanodabere, e non si rassegna facilmente. La cultura per lui è mondanità. Pericolosissimo, come tutte le specie in mutazione verso i Forzitalimon non ancora stabili e quindi imprevedibili nei loro comportamenti. La mana-evoluzione è completa quando gli compare un sorriso fisso e inossidabile e il viso perde qualsiasi espressione.

Forzitalimon
Il vincente, il lanciato, l'allineato. Autoconvinto che le peggiori nefandezze siano cambiamenti inevitabili, mai perde la sua fede cristallina nel liberismo, nel mercato, nell'ostentazione di parole inglesi e vuoto cialtronismo italiano, nell'adorazione e imitazione del capo, nella sacrosanta giustezza delle proprie idee, nella convinzione che la felicità sia solo un fatto di slogan e che soldi e carriera piovano dal cielo su chi sa sorridere fino a slogarsi la mascella. Dunque se uno è povero è solo colpa sua e quindi che non rompa e vada a lavorare. L'ottimismo del Forzitalimon è assoluto e inossidabile: anche quando l'azienda sta crollando, continuerà a ripetere a pappagallo il vangelo dell'alto digimanagement. Non mente: si è proprio fatto l'autolavaggio del cervello. Perfettamente inutile contraddirlo o tentare dimostrazioni razionali, negherà l'evidenza con arroganza. Non conosce logica all'infuori della sua. Non parlategli di problemi, vi guarda infastidito, cambia discorso e vi segna sul libro nero. La cultura è pericolo o anticaglia superata, TV, immagine, pubblicità e marketing sono il Tutto. È in questa categoria che troviamo il più alto numero di pokemanager femmine. E pensare che il Forzitalimon è il peggior nemico delle donne (e dell’ambiente).

Diessemon
Non diresti che e' di sinistra se non leggendogli la tessera in tasca, e spesso è l'unica cosa di sinistra che abbia veramente, visto che anche il cuore, da quelle parti, scarseggia. Inespressivo, noioso, mancante di spirito e fantasia, freddo stronzo, burocrate, intrallazzatore con tranquillità e senza emozioni, impermeabile ed estraneo alle critiche e alle obiezioni, specie se tengono conto di sentimenti e buon senso, e non dei Grandi Disegni che lui ha in mente, in virtù del Magnifico Progresso e dei Posti di Lavoro per le Masse. DI solito si tratta di cose come: inceneritori, discariche di rifiuti tossici, centrali elettriche, altiforni, speculazioni edilizie, espansioni industriali e lavorazioni pericolose, porticcioli turistici e cementificazioni diffuse. Infatti adora il cemento, specie se al centro di faronici progetti, e se perseguita l'abusivismo, è solo perché non rientra in tutto questo processo evolutivo e offende la sua estetica personale. In qualche caso, più una decisione è impopolare e danneggia un grande numero di persone, compreso lui magari, più vi si attacca con ostinazione e pignoleggia sui dettagli. Ignora invece con supremo fastidio i problemi pratici e le soluzioni semplici a portata di mano, e ugualmente ignora e mette da parte con disprezzo chiunque le proponga, specie se si tratta di una donna. Conserva un operaismo di facciata, blando, velleitario e avulso, ma è profondamente affascinato, dentro di sè, dalle sirene del liberismo. Relazioni con donne? Sporadiche. Cultura? Poche idee: se un autore è di sinistra deve piacere "per forza". Idem, deve fare schifo se di destra. Il problema non si pone.
E' il peggior nemico di donne e ambiente.

Postfascimon
A metà tra il padrone delle ferriere e il sergente di caserma, ha tratti ottocenteschi e modi del ventennio. Ostenta Valori e Virtù antiquati, ma con la maiuscola, e usa una sincerità brutale e offensiva che chiama schiettezza, e che lo porta spesso a sbottare e insultare sanguinosamente i sottoposti. A onore del vero talvolta tollera che lo ripaghino con la stessa moneta e stima di più chi gli tiene testa, ma altre volte può licenziare in tronco per un puntiglio. Il pregiudizio è la sua regola, non sopporta di essere contraddetto, non si fida mai, assolutamente, di nessuno, soprattutto se ha studiato. Proprio la sua diffidenza eccessiva ed esasperata fa sì che i dipendenti, una volta inquadrato il personaggio, gliela facciano bellamente sotto il naso, perché manca di furbizia e profondità psicologica. E' spiccio, bada al sodo, ma conosce le emozioni: può avere comportamenti perfidi e crudeli e altre volte commuoversi, mostrarsi indifeso o generoso all'eccesso. Non sopporta gli intoppi, la burocrazia, i vincoli di qualsiasi genere. I suoi rapporti con le donne sono improntati a virilità sbrigativa e superiorità del maschio, il che lo porta a essere preso in giro da qualsiasi smorfiosa con un briciolo di scaltrezza. Cultura? Mette mano alla pistola.
E' il peggior nemico di donne e ambiente.

Milena Debenedetti

pennarossa.it ©2004

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