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Non tifate quella porta

Lo squallido girone di ritorno del campionato 2002-2003 degli Amatori Settecà

Qui l'andata (ma non aspettatevi di meglio!)

.

Amatori 99 - Amatori Settecà 3-0 (1-0)

prima di ritorno, domenica
2 febbraio, alba, Agugliaro

I protagonisti: Franzo in porta, Fabio libero, Garzotto e Stambino sulle punte, Matteo e Stefano in mediana, Germi e Oscar a destra, Silvio in mezzo, Martino a sinistra, Loris di punta. Nella ripresa entrano Torta, Edo, Adriano.
Il migliore: Germi (poi purtroppo lo faccio uscire).
Il peggiore: Cogo (purtroppo non lo faccio uscire).

C’è nel mondo del calcio un’invenzione peggiore del posticipo del lunedì? C’è, e la trovate nel calcio dilettante. Si chiama “partita della domenica mattina”, ed è una necessità che deriva dalla mancanza di campi di gioco.
La “partita della domenica mattina” è già un orrore per definizione: ricerche scientifiche - mica palle - hanno dimostrato che il corpo dà il meglio di sè nel primo pomeriggio e, in subordine, la sera. Di mattina potete scaldarvi anche un’ora: vi sentirete sempre duri, arruffati, lenti e sfiatati.
Ma ci sono casi in cui la “partita della domenica mattina” dovrebbe essere proibita dalle convenzioni di Ginevra.
- quando si gioca alle prime luci dell’alba e il campo dista 30 chilometri da casa;
- quando si gioca in febbraio e tira un vento che ti strappa dai piedi non solo il pallone ma anche i parastinchi;
- quando il campo è interamente ghiacciato nel primo tempo, morbido durante l’intervallo e completamente fangoso nel secondo tempo;
ma soprattutto
- quando il tuo portiere prende un gol così ridicolo che perfino il tuo libero, uomo di grande statura morale, lo canzona ignobilmente;
- quando il tuo libero favorisce il raddoppio con una leggerezza così imperdonabile che neanche il tuo portiere, uomo di infima statura morale, ha la forza di mandarlo a cagare;
- quando il tuo stopper prende il terzo gol scivolando sul fango, e neanche un uomo fiata perché quando Garzo prende gol - e capita al massimo tre volte in un campionato - è consigliabile stare zitti e salvare la pelle;
- quando Torta sbaglia un rigore che nessuno gli aveva detto di battere;
- quando ti tocca sorbirti un Astorino che, squalificato, gode come un porco e non resiste alla tentazione di dire “Si vede che mancavo io”.
e infine
- quando vedi l’avversario, quello che ha segnato tre gol, entrare nel tuo spogliatoio con secchio, straccio e spazzolone. “Questo è il premio per i bomber” dice cominciando allegramente a pulire. Da noi, quando uno segna, per una settimana cammina sulle acque come Gesù Cristo.


Amatori Settecà - Colzè 2-2 (1-2)

seconda di ritorno, sabato
8 febbraio, pomeriggio, Settecà

I protagonisti: Franzo in porta, Fabio libero, Corona e Astorino sulle punte, Stambino a sinistra, Matteo e Adriano in mediana, Stefano a destra, Silvio in mezzo, Edo a sinistra, Loris di punta. Nella ripresa entrano Oscar, Martino, Germi, Spaurà.
Il migliore: Farneda (tra il pubblico, che se ne va dopo il primo tempo).
Il peggiore: Silvio (esce e la squadra si trasforma).

Reti: avversari, avversari, Corona (testa), Martino (rigore).

Amatori Settecà - Real Barbarano 0-0

terza di ritorno, sabato
15 febbraio, pomeriggio, Settecà

I protagonisti: Fabio in porta, Corona libero, Astorino e Mat sulle punte, Edo a sinistra, Stefano e Germi in mediana, Martino in mezzo, Oscar a destra, Spaurà a sinistra, Loris di punta. Nella ripresa entrano Silvio, Adriano, Giulio.
Il migliore: Come dice, scusi?
Il peggiore: Franzon, infortunato, in panca a urlare

Per rispetto del lettore condensiamo queste due partite in un solo racconto. Entrambe le sfide infatti, seppur diverse nei particolari, sono identiche nella sostanza: dimostrano senza ombra di dubbio che gli Amatori Settecà non saranno mai una squadra degna di questo soprannome, figuratevi del nome.

Ormai ben consci che la nostra voglia di vincere è perfino inferiore a quella che provocava agli azzurri l’ascolto dell’omonima canzone di Bennato-Nannini nel 1990, il mister-giocatore, ovvero chi scrive, si arrovella per caricare adeguatamente i suoi atleti.
Entrare in campo con capelli tinti e sigaro in bocca, spiegando con calma olimpica: “O mi ascoltate o vi lascio soli. Con Ventrone.”
Già, ma io non ho Ventrone.
Pungolare la squadra con la forza della psicologia: “Uomini! Questi all’andata ce ne hanno rifilati cinque. Ricordate? È stato uno dei più gravi smacchi della nostra storia. Un’onta che va lavata con una prestazione sopra le righe”. Ma a parte che è imposssibile dire queste cazzate restando seri, già sappiamo che non servirà.

Infatti entriamo in campo molli come la Nutella d’estate, e altrettanto invitanti per gli avversari. Basti la descrizione del primo gol, dopo 30 secondi. Palla a campanile verso la nostra area. Astorino: “Fabio, vai tu per cortesia?” Fabio: “Mi pare sia più comodo e meglio piazzato Corona”. Corona: “Osserva meglio la palla: calcolando la parabola, vi sono compagni meglio disposti”. (Fa eccezione solo Franzon, dalla porta: “Aaaaah! Uomooo! HAAAAARGH!”. Ma nessuno lo caga, come sempre).

Perciò, se nella prima partita ci vogliono due reti avversarie prima di cominciare a giocare (per poi smettere sul 2-2, con la partita in mano), nella seconda decidiamo di non agitarci troppo: non facciamo un cacchio dall’inizio alla fine. L’anno prossimo, giuro, torno a giocare a Subbuteo.


Nanto - Amatori Settecà 1-2 (0-1)

quarta di ritorno, domenica 23
febbraio, mattina, Nanto

I protagonisti: Franzo in porta, Corona libero, Garzotto stopper, Astorino a sinistra e Stambino a destra, Germi e Serpe in mediana, Oscar ala destra, Silvio in regia, Martino ala sinistra, Loris di punta (?). Nella ripresa entrano Spaurà, Tortato, Adriano.
Il migliore: Germi: dribbla anche al limite della nostra area!
Il peggiore: Silvio: non dribbla nemmeno al limite della loro.

Reti: Loris (?) di piede, Loris (?) di testa, autogol Garzotto.

Assente a causa di forza maggiore e in mancanza di riscontri filmati, l’autore di queste note è costretto a raccontarvi la partita in base alle pericole testimonianze dei protagonisti.
Pericolose perché nel calcio, a tutti i livelli, un gol di culo sottoporta diventa presto una staffilata nel sette, si trasforma in una rovesciata dal limite e fiorisce in un colpo di lingua da centrocampo. Prima che diventi un colpo di tacco da fallo laterale, sarà mia premura segnalarvi verità e mistificazioni.

“Abbiamo dominato”.
Vero. Questa squadra teme poche cose: l’ira delle mogli, l’arbitro Scarlatti, Giulio titolare e il Nanto. Troppe volte ci hanno umiliati e sbeffeggiati. Perciò giochiamo come sappiamo: 10-0-0 e palle in tribuna fino al contropiede vincente.

“Germi a centrocampo ha fatto mirabilie”
Vero. Germi, un passato glorioso in Terza, è il miglior play maker difensivo della squadra. Ma siccome questo è anche il ruolo di chi scrive, l’avevo sempre tenuto nascosto. Ora che l’hanno scoperto, sono definitivamente perduto. Di cosa vorreste leggere l’anno prossimo, di Subbuteo o minigolf?

“Loris ha segnato una doppietta”.
Falso. Neppure il comunicato ufficiale della federazione mi convincerà che un centravanti che ha fatto due gol in cinque campionati sia stato capace di metterne dentro due nella stessa partita.

“Anche se non c’ero, ho gioito della vostra vittoria”
Questa l’ho detta io. E se è vera o falsa come Giuda, indovinatelo voi.


Excelsior Barbarano - Amatori Settecà 3-1 (1-0)

quinta di ritorno, domenica 2
marzo, mattina, Barbarano

I protagonisti: Franzo in porta, Corona libero, Astorino stopper, Matteo a sinistra e Stambino a destra, Germi e Serpe in mediana, Oscar ala destra, Martino in regia, Spaurà ala sinistra, Loris davanti. Nella ripresa entrano Edo, Adriano, Silvio.

Reti: avversari, avversari, avversari, Spaurà.

Vogliamo qui spiegarvi cosa significa essere primi in classifica. No, non siamo diventati pazzi: sappiamo bene di essere i meno adatti a farlo. Ci proviamo lo stesso perché, dopo aver perso con i primi in classifica, abbiamo avuto questa illuminazione: dal calcio dilettante a quello professionistico, i Primi in Classifica sono tutti uguali.

Anzitutto i Primi in Classifica non ragionano come tutti gli altri ma con logiche da Luciano Moggi. Dopo il fischio finale, uscendo dal campo, mentre tutti noi stringevamo la mano all’arbitro, uno di loro lo salutava così: “Se te me ammonivi, te mastegavo un galon” (galon = coscia). Seguivano risate a detti stretti della serie: te l’ho detto scherzando, ma tu mi hai capito.
Eppure:
• erano andati in vantaggio su una punizione dal limite al limite della decenza
• avevano raddoppiato su una punizione dal limite al limite del ridicolo
• avevano avuto il coraggio, nonostante tre gol di vantaggio su dei cessi come noi, di perdere tempo negli ultimi dieci minuti con manfrine orrende: palloni scaraventati via, finti infortuni, proteste petulanti.

Ben lungi dallo scandalizzarci, questo ci ha fatto riflettere. Per diventare Primi in Classifica è doveroso comportarsi così, affrontando tutti con lo stesso sentimento di odio e disprezzo: compagni di squadra, avversari deboli, avversari forti, arbitri, custodi del campo, pubblico, mogli, suocere e cognati.
Noi non saremo mai così. Ci basta guardare in faccia Stambino, che una volta tirò su uno che faceva autostop a Vicenza e lo accompagnò fino a Venezia. Non ebbe nemmeno il coraggio di dirgli che lui doveva andare a Milano.


Amatori Settecà - Lumignano 0-2 (0-1)

sesta di ritorno, sabato 15
marzo, pomeriggio, Settecà

I protagonisti: Franzo in porta, Corona libero, Astorino stopper, Stambino a destra e Giulio a sinistra, Matteo e Serpe in mediana, Oscar ala destra, Silvio in regia, Martino ala sinistra, Loris davanti. Nella ripresa entrano Fabio, Spaurà, Adriano, Paolo.

Si può perdere al novantesimo su calcio di rigore, si può perdere dopo essere stati in vantaggio per tre a zero e si può perdere per un gol a freddo dopo 10 secondi. Ma solo noi possiamo perdere mezz’ora prima del fischio d’inizio.

Succede che a metà settimana un loro dirigente ci chiama per spostare la partita. Rifiutiamo sdegnosamente, vuoi perché è buona creanza avvisare almeno con dieci giorni d’anticipo, vuoi per le poco nobili motivazioni: “Ghemo da fare”. Per ripicca, il dirigente ci preannuncia che non si presenteranno nemmeno.
Arriviamo al campo convinti di vincere tre a zero a tavolino. Poco sportivo? Certo, ma sapete quante volte abbiamo vinto tre a zero nella nostra storia? Mai! Perciò bando ai moralismi: eccoci in spogliatoio che godiamo come porcelli.
Invece non solo questi dannati vengono, ma sono pure al completo. E ci massacrano. Per capire come, al posto della noiosa cronaca della partita, eccovi le misurate pagelle dei nostri eroi.

Franzon, portiere: su dieci rinvii dal fondo, cinque sul campo di grano e cinque sul cimitero. Voto 4.
Astorino, stopper: su dieci interventi, dodici falli: anche due in colpo solo! Voto 5.
Corona, libero: sull’unico intervento importante, un liscio. Voto 4.
Stambino, terzino destro: prima della partita, per scherzo, gli invertiamo le scarpe. Non se ne accorge nemmeno. Voto 3.
Giulio, terzino sinistro: fa una presenza ogni sei mesi, non posso certo infierire. Voto 1.
Matteo, mediano: faccio l’allenatore, il capitano, il preparatore, il cantore di queste epiche gesta: non pretenderete che giochi anche a pallone! Voto 0.
Dio Serpente, centrocampista: ha due palle gol, se le mangia. Voto di castità.
Silvio, regista: tocca palla quando batte il calcio d’inizio. Poi basta. Voto 2.
Martino, ala sinistra: diversamente da Silvio, non batte nemmeno calcio d’inizio. Voto 1.
Oscar, ala destra: dodici dribbling perfetti. Ma sempre senza pallone! Voto 5.
Spaurà, punta nel primo tempo, ala nel secondo, trova la posizione negli ultimi dieci minuti: va in panca. Voto 3.
Adriano, mediano: entra nella ripresa ed eleva il tasso tecnico della squadra. Avversaria. Voto 3.
Loris, attaccante: nel primo tempo chiede di star fuori perché ha male. Nel secondo entra ma fa star male noi. Voto 1.
Paolo, attaccante: non giocava da otto mesi. Non giocherà per altrettanti. Voto 3.

Ora ci toccano la quarta in classifica e poi il derby. Sopportateci ancora, se potete.


7 Mulini - Amatori Settecà 2-0 (1-0)

settima di ritorno, domenica 23
marzo, mattina, Fimon

I protagonisti: Franzo in porta, Mat libero, Garzo stopper, Stambino a sinistra e Asto a destra, Adriano e Edo in mediana, Serpe ala destra, Silvio in regia, Martino ala sinistra, Loris davanti. Nella ripresa entrano Spaurà e Paolo.

Non è certo l’ennesima sconfitta a far scalpore in questa giornata perfettamente in linea con la nostra stagione: indecente.
La notizia è che la partita, pur omologata come calcio a 11, è in realtà una sfida a beach soccer, quel ridicolo sport che allieta i vitelloni sulle spiagge della Riviera Romagnola e che è secondo, per demenza, solo alle moto d’acqua e alla pesca sportiva.

Il campo del 7 Mulini, uno dei più originali impianti del Vicentino, è leggermente in discesa ma soprattutto per metà di terra battuta e per metà coperto di sabbia. È una sabbia finissima e leggera, che dopo pochi secondi si alza creando una nuvola densa e giallastra che copre qualsiasi forma di vita rendendola invisibile ai radar, figurarsi all’arbitro.

Sfruttando questa singolare caratteristica, il 7 Mulini ha conquistato una serie impressionante di vittorie casalinghe fino a raggiungere il quarto posto che dà diritto a disputare il prestigioso girone finale. Per questo impostiamo la squadra sulla difensiva: l’idea è snervarli, per obbligarli così a scoprirsi e colpire in contropiede.
Il risultato è che prendiamo gol dopo 5 secondi! Ma andiamo con ordine.

L’arbitro, che ha dimenticato la borsa a casa, entra in campo in tuta, con un fischietto costruito artigianalmente che però non fischia, un Bush per ammonire e un Saddam per l’espulsione, ricavati, in mancanza di cartellini, dalla copertina dell’ultimo Panorama.

Tira un vento della madonna e gli avversari ne approfittano: vincono - e te pareva - il pari o dispari per palla o campo (l’arbitro non ha neanche la monetina) e con il primo lancio fanno gol. I primi dieci rinvii dal fondo di Franzon sono eccellenti: ben sette raggiungono il limite dell’area (la nostra) e Garzotto, in preda al panico, può correggere in fallo laterale o in corner. La difesa si innervosisce e un isterico Serpente rischia seriamente un Saddam per proteste. Fortuna che alla prima folata i cartellini (?) sono volati via e l’arbitro non ha il coraggio di dirlo.

Secondo tempo! La musica cambia, finalmente. I rilanci di Franzon arrivano a centrocampo dove troneggiano i nostri atleti: Silvio, un metro e sessanta, Adriano, uno e cinquantacinque, e Martino, uno e settanta, ma per trentadue chili! Stranamente le prendono tutte loro.

Grazie alla nostra foga atletica, il polverone si fa sempre più consistente. Loris, il nostro att... attacc... att..., va bè, dicevo per dire, si trova finalmente con la palla buona! Punta il portiere nel polverone, lo guarda e gliela mette a un metro, dove non può arrivare. Peccato che il portiere, vecchia volpe, si fosse spostato a trenta metri dalla porta.

Nel finale, il raddoppio. In spogliatoio, bando agli scoramenti, si pensa al futuro. Silvio s’iscriverà a danza classica, un vecchio sogno nel cassetto; Adriano farà un corso di cucina creativa e a Stambino (responsabile sul primo gol) regaliamo, con una generosa colletta, un abbonamento in tribuna per le restanti partite del Vicenza. Chissà che impari qualcosa e, soprattutto, che non si faccia più vedere.


Amatori Settecà - Spes Settecà 1-1 (0-0)

ottava di ritorno, sabato 29
marzo, pomeriggio, Settecà

I protagonisti: Franzo in porta, Fabio libero, Garzo stopper, Asto a sinistra e Stambino a destra, Matteo e Serpe in mediana, Oscar ala destra, Martino in regia, Edo ala sinistra, Loris davanti. Entra subito Adriano. Nella ripresa Giulio e, purtroppo, Silvio.

reti: avversari, Adriano.

Domanda: perché l’arbitro, dopo neppure tre minuti di gioco, tifa già spudoratamente per loro, fischiandoci tutto contro? È forse venduto? No, casomai avremmo volentieri pagato noi. Soffre di sudditanza psicologica? Macché, non aveva nemmeno guardato la classifica.
La soluzione è molto più semplice: l’arbitro, come tutti gli arbitri e gli spettatori neutrali, ama il gioco del calcio. È per questo che favorisce i cugini dello Spes e istintivamente disprezza noi, che in tre minuti abbiamo già mostrato l’intero repertorio del non-calcio: magliette strappate, gambe tese, rinvii nel cimitero, lisci irritanti, urla isteriche e un mirabolante 13 su 13 di passaggi sbagliati di fila.

Ma oggi abbiamo alcune frecce al nostro arco. La prima è Silvio Menin in panchina. Inguardabile da ormai sedici campionati, il nostro regista viene finalmente messo fuori con la promessa di entrare nel secondo tempo, ma anche con la segreta speranza che faccia quello che fa anche in campo: si addomenti. Se nessuno lo sveglia, arriviamo sani e salvi al novantesimo senza di lui.

La seconda è il grande cambio in attacco. Non potendo sostituire l’attaccante - abbiamo sempre e solo Loris, quattro gol in trecentonovanta presenze - gli cambiamo almeno la maglia. Mai più con il numero 9, giocherà con l’8 in attesa che abilitino le radici quadrate e i numeri negativi.

Chiudiamo così il primo tempo zero a zero. Ma appena torniamo in campo, due brutte sorprese: il gol avversario su una punizione inesistente, e soprattutto Silvio ancora sveglio. Maledizione! L’unica tattica è non far uscire il pallone per impedire il cambio. Perciò, intelligentemente, lo lasciamo a loro, che lo giocano perfettamente in lungo e in largo. Rischiamo altri sei gol, ma alla lunga funziona: Silvio si assopisce.

Quand’ecco che, a cinque minuti dalla fine, su un’azione senza pretese la palla rotola sui piedi del nostro Adriano (zero gol in carriera fino a oggi): tiro preciso e gol! Unico errore: esultiamo ad alta voce. Silvio si sveglia.

Entra che mancano tre minuti alla fine. Loro ci pressano, noi spariamo via. Una palla arriva miracolosamente a Oscar che entra in area (la loro, incredibile). Nel polverone, l’arbitro vede una mano: rigore per noi!

Per un attimo sogno di poter chiudere la carriera: quando mai rivincerò un derby? Poi Fabio dice “Tira Silvio: è il più fresco”, e mi rassereno: posso giocare ancora a lungo.

Il rigore di Silvio è la sintesi del suo campionato: una calcio senza grinta, senza rabbia, senza mira. In parole povere: una cagata pazzesca. Ora che ci penso: è anche la perfetta sintesi del nostro.


Asiglianese - Amatori Settecà 0-1 (0-1)

nona di ritorno, sabato 5
aprile, pomeriggio, Asigliano

I protagonisti: Franzo in porta, Fabio libero, Asto stopper, Stambino a destra e Edo a destra, Serpe e Mat in mediana, Oscar ala destra, Martino in regia, spaurà ala sinistra, Loris davanti. Nella ripresa: Germi e Paolo.

reti: Loris

Questa è la cronaca di una vittoria durissima, conquistata con la sola forza di volontà in un ambiente ostile, alieno e impossibile. Perché sapevamo che Asigliano era la trasferta più lunga e insidiosa: ma nessuno di noi ci era già stato e nessuno ne aveva sentito parlare. Una dura sorpresa ci attendeva.

Piccolo comune ai confini tra le desolate campagne vicentine e veronesi, distante chilometri e chilometri da un centro produttivo degno di questo nome, Asigliano si dimostra subito un inferno per noi cittadini metropolitani.
I rumori, anzitutto. Scesi dall’auto, siamo assordati dal fragoroso silenzio che ci circonda da ogni dove. Abituati al traffico della Vicenza-Padova, statale che nelle ore di punte umilia la tangenziale di Mestre, non possiamo sopportare una simile assenza di decibel. Spaurà, che vive a Torri di Quartesolo (un abitante ogni seicento camion in transito) sviene immediatamente e dobbiamo trasportarlo a braccia.

Corriamo a cambiarci in spogliatoio e subito in campo a riscaldarci. E perdiamo subito altri due uomini. Tutto intorno infatti, lo sguardo si perde per chilometri e chilometri: solo campi, prati, prati e campi. Germi e il Serpente, nati e vissuti da sempre in mezzo ai palazzoni e convinti che “un bel panorama” non possa essere altro che il giornale con culi e tette in copertina, entrano in catalessi fulminante.
Gli altri si salvano guardando per terra: perché anche ad Asigliano, come su tutti i campi dilettanti, l’erba non c’è. Cresce nei salotti magari, ma in campo mai.

“Forza ragazzi, respiriamo be...” Le parole ci muoiono in gola. Abituati a dosi massicce di idrocarburi saturi e insaturi, l’impatto con vera aria pura è letale. Cadiamo come mosche e per riprenderci siamo costretti a fare stretching dietro al tubo di scappamento della vecchia Brava di Martino.

Se nonostante questo vinciamo, significa che siamo davvero fortissimi. Oppure che era destino. Basti dire che segna Loris,
forse in fuorigioco e certamente di culo, favorito dal fatto che il loro portiere manca e in porta gioca l’allenatore, che ha novant'anni e pesa trentacinque chili. Mentre noi, fortunelli, in porta abbiamo Franzon, che ha trentacinque anni e pesa novanta chili. Fa una vera parata (la prima negli ultimi tre mesi) e ci salva dal tremendo assedio finale. Dimenticavo: loro sono ultimi in classifica ma li soffriamo neanche fossero il Real. Fortuna che sabato si torna dietro la statale.


Amatori Settecà - Riviera Berica 1-2 (1-1)

decima di ritorno, sabato 12
aprile, pomeriggio, Settecà

I protagonisti: Franzo in porta, Fabio libero, Garzo stopper, Asto a destra e Edo a sinistra, Serpe, Mat e Germi in mediana, Oscar ala destra, Martino in regia, Spaurà punta. Nella ripresa: Corona e Adriano.

reti: Spaurà, avversari, avversari

Sconfitti, certo. Ma con molte attenuanti.

Perché il campo era così fangoso che le scarpe facevano sciàf, sciàf, sciàf e dopo cinque minuti era come aver corso dodici ore.

Perché con un centrocampo dal peso medio di 45 chili, dopo tre sciàf segue matematico uno sguish.

Perché a ogni sguish segue obbligatoriamente un patatunf!. L’avversario se ne va e tu sei coperto di fango, in tutti i sensi.

Perché chi ha detto che i leggeri sono favoriti nel fango non aveva mai giocato nel fango e soprattutto non era leggero. (Gianni Brera, 105 chili pipa esclusa.)

Perché l’arbitro si presenta dicendo: “Ragazzi, erano quattro anni che non arbitravo e ho appena deciso di riprendere. Ma guardate qua, neanche un filo di pancia!”

Perché dopo dieci secondi era più rosso del suo cartellino e se tratteneva il fiato per altri cinque moriva lì davanti a noi.

Perché se a noi atleti il fango rallenta i movimenti, a lui impediva di muovere un solo passo.

Perché farsi arbitrare da uno che sta tutta la partita nel cerchio di centrocampo è dura.

Perché farsi arbitrare da uno che sta tutta la partita nel cerchio di centrocampo - e pretendere comunque di fare la tattica del fuorigioco - è ancora più dura.

Perché Edo si fa espellere dopo cinque minuti per un fallo di reazione.

Vabbé, questo non vale, è a nostro vantaggio.

Perché dobbiamo usare la muta di riserva che ha i calzini bianchi e non neri.

Perché noi giochiamo guardando sempre per terra e ci riconosciamo solo dai calzini.

Perché loro gridavano, rognavano e s’insultavano più di noi.

Perché non credevamo che questo fosse possibile.

Perché loro hanno giocato meglio di noi.

Vabbé, questa era una specifica inutile.

Perché la palla è rotonda.

Perché anche Franzon è rotondo.

Perché Germi è uscito con un buco sulla caviglia e all'ospedale gli hanno dato cinque punti.

Perché Fabio ha detto "se ce li facciamo mettere in classifica andiamo in testa al campionato" e tutti hanno riso ah ah ah anche se è vecchia come il cucco.


Albettone - Amatori Settecà 0-0

undicesima di ritorno, martedì 23
aprile, sera, Albettone

I protagonisti: Franzo in porta, Corona libero, Asto stopper, Serpe a destra, Giulio a sinistra, Adriano, Mat e Stambino in mediana, Oscar ala destra, Martino punta, Spaurà ala sinistra. Nella ripresa: Cogo, Silvio, Paolo.

Queste, in notturna, sono le partite in cui anche il più truce mediano diventa un romantico poeta. Queste sono le partite che vorreste saper raccontare alle mogli, ai figli e a tutti quelli che nel calcio vedono undici imbecilli in mutande e nel calcio dilettante, di conseguenza, undici imbecilli all'ennesima potenza.

Perché sono le partite in cui si gioca in paesi lontani, mai visti prima. Ci si trova tutti a Settecà, in diciotto macchine e si parte, stretti ed ecologici, a bordo di tre sole: due ufficiali, una extra: ci sono quelli, poveri loro, che poi niente pizza perché senno moglie/madri s'incazzano.

Perché tutti stretti in una macchina è come essere in gita scolastica. Manca poco che spuntino le chitarre e azzurro, il pomeriggio troppo sempre azzurro e dolce per me.

Perché il viaggio dura al massimo mezz'ora, ma poi ci vogliono tre ore per trovare il campo, che sadici tecnici comunali progettano sempre nei posti più irraggiungibili.

Perché Giuliano Bedin si perde anche facendo manovra nel cortile di casa sua.

Perché a un certo punto gli addetti al campo accendono l'impianto luci. E voi vi sentite come una nave che intravvede un faro nella tempesta. Seguite docilmente le luci e arrivate, come per incanto.

Perché voi arrivate, ma a Giulio non basterebbero i traccianti della contraerea.

Perché dopo anni avete imparato a far salire Giulio con qualcun altro.

Perché un campo da calcio in notturna è una delle più belle cose al mondo.

Perché anche la muta di maglie più sfigata, alla luce dei fari, sembra quella dell'Atletico Madrid.

Perché anche la giocata più orrenda, alla luce dei fari, sembra una giocata ben fatta.

Perché questa l'ho proprio sparata grossa. Ritiro.

Perché anche uno zero a zero, alla luce dei fari, è un bel risultato.

Perché anche uno zero a zero, alla luce delle loro tredici occasioni contro nessuna nostra, è proprio un bel risultato.

Perché a mezzanotte la pizza ha sempre un gusto meraviglioso.

Perché a mezzanotte la pizza ha sempre un gusto meraviglioso anche quando il pizzaiolo, vedendo entrare 16 energumeni affamati mentre già pregustava di tornare a casa, ha uno sguardo che neanche Lucrezia Borgia.

Perché a mezzanotte anche la battuta più scontata fa ridere. A parte quella delle gambe sotto il tavolo, ovviamente.

Perché a mezzanotte e mezza Fabio dice: "In campo siamo dei cessi, ma con le gambe sotto la tavola non ci batte nessuno!" e tutti ridono anche stavolta.

Perchè forse quelli degli undici imbecilli in mutande non hanno proprio tutti i torti.


Amatori Settecà - San Vito 3-1 (2-1)

ultima di ritorno, lunedì 5
maggio, sera, Settecà

I protagonisti: Franzo purtroppo in porta, Ghirini e Serpe terzinacci, Cogo libero, Garzo stopper. A centrocampo Germi e il pokerissimo Paolo-Adriano-Oscar-Silvio, la statura di Berlusconi in quattro. Di punta Loris. Entrano nella ripresa: Martino, i due fratelli De Rugna, Corona, Astorino e il Nonno. Giulio guardalinee.

reti: avversari, Paolo, Oscar, Stambecco

Con il mister assente a causa di inderogabili impegni manageriali (tre ceste di biancheria da stirare dopo le feste di maggio), la squadra chiude in bellezza: una vittoria con due gol di scarto non accadeva da tre anni!

Cominciamo come sempre alla grande: 10 minuti di totale dominio ospite, culminato con un imparabile tiro sotto la traversa (versione telefonica Franzon), o più probabilmente un tiraccio infame, da centrocampo!, su cui Franzon si accuccia (versione telefonica Serpente).

Reagiamo alla grande: urla e bestemmie sovrastano perfino il rumore della ferrovia vicina. Siccome siamo sei in panchina, la cagnara è tale che un loro terzino, innervosito, s’inciampa letteralmente su un comodo pallone consegnandolo a Paolo Rossato, eterno panchinaro, che solo in mezzo all’area segna il suo primo, e certamente ultimo, gol della carriera.

Sulle ali dell’entusiasmo il 2-1: serpentina ubriacante di Oscar sulla fascia e bordata imparabile (versione sua); tiro-cross senza pretese che s’infila alle spalle del povero portiere (versione congiunta Franzon-Serpente).

Alla fine del primo tempo, grande prodezza di Loris che riceve palla a mezzo metro dalla linea di porta e riesce, tra gli applausi, a metterla sopra la traversa.

Nella ripresa facciamo sei cambi di fila, che a rigor di logica dovrebbero creare un po’ di confusione. Ma è possibile confondere una squadra già totalmente confusa? Difatti nulla cambia, anzi segniamo ancora! Cross orrendo di Stambecco, che scioccamente urla “Cazzo! Scusate, ho sbagl...” mentre il pallone impazzito entra alle spalle del portiere. Nemmeno festeggia, il tapino, anzi si autosostituisce.

A 10’ dal termine abbiamo addirittura un rigore per noi. La squadra, dimostrando un gran spirito di gruppo, chiama al tiro Silvio Menin, che aveva sbagliato il rigore della vittoria nel derby (e che da allora viveva in stato praticamente vegetativo). Menin lo tira sulla traversa. La squadra, dimostrando un gran spirito del gruppo, lo manda in coro a cagare.

Adesso è finalmente finita.
Ma non per voi, o lettori: c’è tutto il Torneo di Maggio per farvi soffrire ancora.

pennarossa.it©2003

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