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Prima giornata
Amatori Settecà - Centro 93
Rinviata
Seconda giornata
Amatori Settecà - Longobarda 0-2
In un colpo solo addio all'imbattibilità casalinga e alle folli speranze di arrivare tra le prime quattro. In un campo coperto di fango, gli Amatori dimostrano chiaramente tutti i loro limiti fisici: il più grosso di noi ha la circonferenza della coscia pari a quella del avambraccio di un avversario.
Eppure partiamo bene, e per i primi tredici secondi dominiamo. Poi Silvio e il suo metro e cinquanta di statura scompaiono nelle sabbie mobili (infruttuose tutte le ricerche successive), mentre Franzon (portiere) e Stambino (terzino) non riescono a fare un rilancio superiore ai 35 centimetri.
Una parola va spesa per il campo: la fascia di sinistra è quasi praticabile, quella centrale sembra fatta di Blob, quella destra è completamente ghiacciata. Mancano le dune del deserto nei quattro angoli e poi entriamo direttamente in un racconto di Fantozzi. Usciamo coperti di fango, in tutti i sensi.
Terza giornata
Amatori Settecà - Pasticceria Elisir 0-3
Il campo è ancora peggio della settimana precedente: quale miglior scusa per giocare la peggior partita della stagione? Gli avversari, che all'andata avevamo fermato sul pareggio sbagliando anche un rigore, sembrano mostri. A partire dalla testa o croce per il campo, perdiamo tutto: contrasti, duelli, rimpalli. I pasticceri segnano tre gol e ne sbagliano quindici, lasciandoci la bellezza di un occasione: il Serpe carica il destro, cicca clamorosamente il pallone ma centra quantomeno il fondoschiena semi sommerso di Silvio, riportandolo alla luce. La gioia del nostro regista, sopravvissuto per l'intera settimana convivendo con una famiglia di talpe, dura pochissimo: l'arbitro, accortosi che siamo in dodici, lo caccia con ignominia.
Quarta giornata
Sant'Agostino - Amatori Settecà 2-4
Il campo di Sant'Agostino va famoso per una curiosa caratteristica: è più piccolo dei relativi spogliatoi. Praticamente un campo da calcetto, nel quale - a causa della cronica mancanza di spazi per il calcio amatoriale - si giocano una serie ininterrotta di partite, dall'alba al tramonto. Da qui la dimensione degli spogliatoi, che devono permettere a più squadre di cambiarsi.
Gli Amatori devono rifarsi dalle precedenti figuracce ed entrano in campo motivati come non mai, oltre che vestiti con una nuova divisa sociale, nera coi bordi verdi, rubata chissà dove da Giulio. Abituati a mute di quarta mano, enorme stupore suscita il fatto che ci sono i numeri perfino sui pantaloncini e che i calzini hanno il piede.
Saranno le maglie, sarà che abbiamo una dignità, sarà che Fabio finalmente fa giocare Martino e Oscar assieme (i due ventenni troppo buoni che non s'incazzano mai), ma dopo otto minuti vinciamo tre a zero (autogol, zampata di Oscar in mischia, gran diagonale del Serpente) e giochiamo in scioltezza.
Saranno le maglie estranee, sarà che la nostra dignità ha un limite, sarà che Fabio fa entrare quel brocco di Stambecco, a dieci minuti dalla fine siamo tre a due, arroccati in difesa, assolutamente terrorizzati e rassegnati a prenderne altri due.
L'orribile visione di noi che torniamo a casa e tentiamo inutilmente di giustificare a mogli, figli, madri e fidanzate che abbiamo perso anche oggi dopo essere stati in vantaggio di tre reti ci dà la forza di segnare il quarto gol, con il solito Serpe.
La vittoria purtroppo ha il suo prezzo: perdiamo Astorino, espulso perché, già ammonito, si rivolge all'arbitro con un "HAAAAAAAAARGH! NOOOOOO!" dopo un fallo fischiato a sfavore; e perdiamo Silvio, che sbaglia l'ingresso dello spogliatoio e, scambiato per l'arbitro a causa della maglia nera, viene rapito dai Breganze Warriors, sconfitti al novantesimo su rigore assai dubbio nel corso della gara precedente.
Quinta giornata
Amatori Settecà - Salin Longare 1-3
In esclusiva per noi, racconta questa partita Doriana Laraia, prima voce della redazione sportiva di Radio Uno Rai.
Non tutte le ciambelle riescono col buco: ed è così che i canarini del Salin Longare nella loro tradizionale casacca gialla devono sudare le proverbiali sette camicie e creare unimpressionante numero di palle gol per mettere a segno solo nella ripresa quello striminzito golletto che spiana loro la strada per espugnare il terreno minato di un sempre più in crisi Amatori Settecà che nella sua fiammante muta color pece cullava lillusione di conquistare lintera posta in gioco sulla passerella casalinga e bloccare una capolista mai come questanno simile a un rullo compressore e capace nellarco della prima frazione della stagione di mettere in fila unimpressionante quanto meritata striscia positiva di vittorie interrotta solamente da uninattesa e inopinata sconfitta alla seconda giornata.
E dopo aver umiliato con questa frase il record mondiale di apnea di quel dilettante di Maiorca, mi appresto a raccontarvi gli altri momenti salienti della sfida.
Davanti a un pubblico di zero spettatori lavvio dei canarini di mister Paranzoni è scoppiettante ma a fronte delle quattrocentosedici occasioni registrate sul taccuino del cronista la porta del bravo Franzon resta vuota come i miei discorsi vuoi per il terreno in condizioni scabrose vuoi per le conclusioni troppo precipitose dei bomber oggi più che mai con le polveri bagnate e ci vuole un gravissimo errore difensivo dopo il te caldo dellintervallo per spalancare la strada allennesimo successo della capolista che allunga così la sua serie positiva e si appresta ad affrontare lultima frazione di stagione... continua ad libitum.
(m.r.)
Doriana Laraia parla proprio così: peggio di Ezio Luzzi. Se non ci credete collegatevi al sito di Radio Rai e ascoltate dalla sua viva voce in Real Player.
Sesta giornata
Selecta Montegalda - Amatori Settecà 3-0
Cominciamo dalla fine, quando il Conte Astorino, celebre per il suo savoir fair, dà del deficiente a Corona, uomo che ha fatto del porgi laltra guancia il suo stile di vita. É la prima e unica emozione offerta dagli Amatori, che in un colpo solo perdono:
1) la partita (e fin qui siamo nella norma);
2) la dignità, (un gradito ritorno ai tempi doro);
3) loccasione di far fuori chi scrive, bloccato da una distorsione: vincendo avrebbero avuto la scusa buona, con tre pappine sul groppone è più dura.
Il campo di Montegalda non è roba di questo mondo: lerba è verde e compatta, non esistono buche, le panchine sono ampie, pulite e protette da plexiglas. La distanza tra linee laterali e rete di protezione è pari alla larghezza del nostro campo di Settecà. Cè perfino il bar, con una vera macchina del caffè. Laddetto al campo racconta con orgoglio che passa i lunedì mattina a rattoppare le eventuali buche e consolare i ciuffi derba spiegazzati.
I gol: Franzon esce in presa alta su una telefonata da seicento metri. La palla fa SGUISH!, come nei fumetti. Nessuno lo insulta, siamo proprio dei santi.
Ripresa: mischia nella nostra area: la palla viene calciata qua e là sessanta volte, ma mai oltre il mezzo metro. Loro segnano, ma noi abbiamo l'onore di aver inventato il ping pong.
Il terzo gol è un autogol di Stambino - uno specialista - che devia un tiraccio da novecento metri.
La vergognosa rissa Astorino-Corona chiarisce definitivamente il nostro futuro. Perdenti, inguardabili, irrecuperabili, senza un idea e ora anche orrendamente litigiosi.
Non siamo una squadra di calcio, siamo il centrosinistra.
Recupero prima giornata
Amatori Settecà - Centro 93 1-2
Attacchiamo, dominiamo, anticipiamo. Bruciamo lerba, prendiamo lascensore, irrompiamo nelle fasce. Arroventiamo i tacchetti, irridiamo gli avversari, esaltiamo le masse. Peccato che manchino dieci minuti alla fine e gli avversari siano in vantaggio di due a zero. Ma tanto basta per uscire dal campo a testa alta, vincitori morali di questo recupero notturno, sotto i riflettori che fanno tanto coppa Uefa.
In realtà lunica cosa da Uefa è il pubblico: zero spettatori. Chissà perché: in fondo abbiamo giocato male centosedici partite consecutive, e per la legge dei grandi numeri dobbiamo prima o poi farne una decente.
Prima di questa eroica manciata di minuti, gli Amatori sono la solita tristezza. Le punte Edo e Stambecco giocano con automatismi perfetti, ma nel senso che fanno esattamente gli stessi movimenti, con tale scientificità che neanche Sacchi riuscirebbe a capire chi dei due sbaglia.
I centrocampisti entrano in affanno già durante il riscaldamento. La psiche di Silvio, il Braveheart della squadra, cede al primo contrasto perso: la testa o croce per palla o campo.
Ci consoliamo nel dopo partita, tutti a mangiare e sbevazzare a casa di Franzo. Anche qui siamo molto originali: la battuta più gettonata è In campo siamo scarsi, ma con le gambe sotto la tavola non ci batte nessuno.
Settima giornata
Amatori Settecà - Setaf Lions 3-1
Come molte cose made in America, i Setaf Lions sono uno spettacolo puro. Fingete per un attimo di credere che undici uomini possano rappresentare una nazione ed entrate in campo con noi, un sabato pomeriggio di marzo, campo allentato, pioggia leggera.
Metà sono neri e il più mingherlino è una scultura di Michelangelo. Laltra metà va dal rosso irlandese allolivastro sudamericano fino al bianco pallido wasp. Dal fischio iniziale, lallenatore comincia già a chiamare i primi cambi volanti: due alla volta, come nel basket, e ininterrottamente. La cosa peggiore non è marcarli: è capire chi devi marcare.
Puoi picchiarti con lavversario per tutta la partita: al fischio finale punterà verso di te, e mentre tu metti una guardia alla Oliva, lui ti stringerà la mano con la serenità di una madonna nel presepio. Metà di loro - tutti soldati della caserma - viaggiano come fulmini. Il pallone per fortuna no: e questo spiega perché i Setaf Lions siano addirittura peggio di noi.
Dopo due minuti di gioco però, è già orrore. Un tiraccio senza pretese da quaranta metri è deviato dal ginocchio di Ino. La palla simpenna e sale, sale, sale.
Dieci sguardi preoccupati si puntano sul portiere Franzon. Nei suoi occhi sintravvede un ombra di angoscia. Chi non ha ancora capito, si legga le partite precedenti. Dieci bocche lo esortano allunisono, ma delicatamente, per non spaventarlo: Calmo Franzo, calmo! Fa due passi indietro!.
La palla comincia a scendere.
Nel viso di Franzon si disegna il terrore. Con gli occhi incollati alla palla, accenna un passo indietro. I suoi ottanta chili sembrano raddoppiati, il panico lo inchioda. Un passo indietro, un passo indietro!
La palla scende, scende, scende.
Ora il viso di Franzon sembra lUrlo di Munch. Basterebbero dieci centimetri a ritroso per bloccare comodamente la palla con una mano sola.
Basterebbero. Le mani, oscenamente protese allindietro, sfiorano la palla che atterra dolcemente dietro la linea di porta.
Nessuno tenta di ucciderlo. Siamo uomini, ormai. Non ci perdiamo danimo e tre minuti dopo abbiamo un rigore a favore. Franzon, che cercava dimpiccarsi alla traversa con le stringhe delle scarpe, si concede la grazia. Tira il Serpe (sua parola dordine: il rigorista sono io: cinque su cinque realizzati) e sbaglia.
Due minuti dopo il loro portiere tenta un dribbling così folle che abbiamo il sospetto di vivere in un sogno. Segna Loris: ne abbiamo la conferma.
Franzon, che già pensava al bridge, torna a credere in un domani migliore.
Ripresa. Segna Tortato. Gli americani sinterrogano sul nostro singolare modo di esultare a pizzicotti.
Purtroppo un americano ha lardire di entrare nella nostra area di rigore. Per Corona, comunista convinto, è come se avesse fatto pipì sulla Piazza Rossa. Lo stende platealmente. Due a due.
Disperazione e lancio lungo di Tortato: parte Edo Ghirini, cavalcata vincente e gol.
Tre gol, di fila, firmati da tre attaccanti: gli americani, dopo la doccia, ci chiedono consigli interessati sulle nostre incredibili capacità mimetiche. Siamo ancora in campo, perfettamente immobili e con gli occhi sbarrati. Franzon, che non aveva mai dubitato, pensa già allesordio in serie A.
Ottava giornata
Amatori Settecà - Spes Settecà 2-2
Una folla mai vista - 4 spettatori - assiste incredula allo svolgimento di questo derby il cui bilancio è sconcertante: settecento vittorie dei cugini, zero pareggi, zero vittorie nostre. Loro sono lanciatissimi, giovani, forti, ricchi, amati dalle donne, eleganti, simpatici, brillanti e informati; noi perennemente in lotta per non retrocedere, vecchi, coi denti gialli, giustamente ripudiati dalle mogli, brutti, sporchi e cattivi. E perciò destinati a perdere.
Lavvio di gara invece è incoraggiante. Dopo cinque minuti riusciamo a uscire dalla nostra area, e dopo un quarto dora scopriamo pascoli inesplorati oltre la linea di centrocampo. Il loro portiere è perfino costretto a interrompere le parole crociate, al quarto dora, per battere un calcio di rinvio.
Ma è solo un sogno: nel finale di tempo, i buoni segnano di testa e due minuti dopo raddoppiano in mischia.
Ma il calcio, si sa, è bello perché è strambo.
Tanto più se arbitra il grande Centimetro.
Siccome la gara è una noia pazzesca, Centimetro decide di animarla prendendo di mira un paio di giocatori dello Spes, che avevano avuto lardire di dire rispettivamente Ahi! e Accidenti. Centimetro - al cui cospetto Collina è un dilettante - promette loro ammonizioni, espulsioni, squalifiche, esecuzioni sommarie ogni volta che toccano palla.
E noi accorciamo: scambio velocissimo - di puro culo - a centrocampo e palla a Edo che brucia il loro portiere, probabilmente in crisi sulla 16 verticale: In mezzo al Gange, tre lettere.
Il rianimarsi della gara esalta Centimetro, che ormai privo di ogni freno inibitore contesta agli avversari ogni entrata, i tacchetti, la pettinatura.
Finalmente un corner per noi: Garzotto, distrae il portiere suggerendogli la soluzione al 5 verticale (Fu di Priapo il servitore) e insacca di testa.
A questo punto il dramma: non appena questi si accorgono che stanno pareggiando ci distruggono. Ma niente paura: Centimetro - che, diciamolo chiaro - ormai tifa apertamente per noi - risolve il problema, e dopo aver ammonito due spettatori ed espulso un passante, porta avanti lorologio e fischia la fine.
In spogliatoio la soddisfazione è grande, quella soddisfazione che solo i brocchi e i perdenti sanno provare: domani, in ufficio, si faranno massacrare da megadirettori totali senza neanche fiatare.
Nona giornata
Maddalene - Amatori Settecà 0-0
Poche righe sulla partita - ultima giornata di campionato - per affrontare un argomento ben più interessante: i campi del calcio dilettante. Questo delle Maddalene è un ottimo soggetto di studio perché:
Gli spogliatoi sono molto belli, spaziosi, puliti, con tanto di prese per il phon, attaccapanni e vano doccia separato.
Peccato siano da tuttaltra parte: appartengono a un nuovo terreno di gioco, in costruzione da quindici anni. Quando questo sarà agibile, saranno ormai vecchi gli spogliatoi. Ci si cambierà allora in quelli del vecchio campo, e così ad oltranza per secoli e secoli.
Il campo è eccellente in lunghezza, almeno 100 metri, come da regolamento, ma è largo quanto il corridoio di casa. Gigi del Neri e la sua teoria del gioco sulle fasce si suiciderebbero nel secchio del massaggiatore.
Il terreno ha la tipica consistenza dei campi amatoriali: sabbia di mare a centrocampo, sassi e scaglie marmoree nellarea piccola dove si butta il portiere, graminacee vicino alle bandiere del corner e una curiosa alternanza tra terracotta e fanghiglia amazzonica sul resto. Il giorno che lAdidas inventerà una scarpa adatta triplicherà il fatturato.
La partita è qualcosa di orrendo, per fortuna senza lo straccio di uno spettatore: Franzon lavora, così in porta va Loris, secondo la logica del contrappasso: è talmente scandaloso in attacco che non può essere peggiore tra i pali. E infatti fa due paratone, ma riesce soprattutto a calciare tutti i rinvii oltre il cerchio di metà campo.
Alla fine, la doccia fredda: Franzon, indispettito dai complimenti che riceve Loris, si vendica iscrivendo la squadra al Torneo di Maggio.
Questo maledetto orrore dunque, non avrà ancora la sua meritata fine.
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