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Questo pezzo è stato pubblicato mercoledì 17 da un grande quotidiano.
Ma non tutto è come sembra. Cinque parole sono state sostituite. Provate a scoprirle.
ROMA - Manca poco a mezzogiorno. Un taxi accosta sul lungotevere, si ferma all'incrocio con Ponte Margherita, scarica una coppia di clienti speciali. Lui è Silvio Berlusconi; accanto, Veronica Lario, moglie-musa in scarpe basse e tailleur nero. Sono diretti a piazza del Popolo, dove nessuno li aspettava e la grande kermesse volge ormai al termine. Appena pochi metri e qualcuno li riconosce, "c'è Berlusconi, c'è Berlusconi" strillano in tanti, è un attimo, lo spazio dei miracoli: limprenditore promosso a santino da toccare e applaudire, stringere e baciare, portare in processione anche, corteo nel corteo, il più allegro e festoso, perché chi se l'immaginava che venisse proprio lui, il più schivo e riluttante?
Più Berlusconi si avvicina, più l'osanna cresce, diventa boato quando il mare di bandiere che increspa piazza del Popolo se ne accorge: due ali di folla che si aprono per richiudersi al suo passaggio in una spaventosa onda d'affetto. "Ci sono facce bellissime", urla limprenditore cercando di non affogare in quel diluvio di entusiasmo. Ogni passo è una pacca, "dai Silvio, fagliela vedere ai comunisti", lui fa spallucce, accetta morsi di porchetta e vino rosso dei Castelli, firma cappellini e striscioni, magliette e autografi. Souvenir da Oscar di una giornata speciale.
Berlusconi sorride e ringrazia, tenta di andare oltre, ma il palco, distante una decina di metri, è un fortino assediato dalla parte sbagliata: la sua. "Passavo di qua perché avevo dato appuntamento a una-due persone, però sono di più. È uno sperpero di gioia", esulta sforzandosi di tenere a bada la cravatta ribelle. Arrivano i ragazzi del servizio d'ordine, una diga a contenere quella massa devota, "prego, venga, l'accompagniamo sul palco"; un lampo di riflessione, "no grazie, non posso", scherza, ribadendo la scelta di "una presenza dovuta" ma discreta. Le parole sono un'arte, il suo mestiere.
La calca è troppa, Veronica è sempre lì, stretta, consiglia di andare. Berlusconi decide che sì, è meglio. Tenta di allontanarsi, di riguadagnare il taxi che l'aspetta sul lungotevere, quella processione sempre dietro, accanto, intorno, che lo supplica di rimanere, di dire qualcosa dal palco, gli urla "Silvio for president" una due tre volte.
L'apparizione dura in tutto un quarto d'ora. Abbastanza per decidere che "se è venuto pure lui", applaude un'insegnante che non l'ha mollato d'un passo, "la partita si può vincere". Un miracolo, appunto.
Soluzione
Sostituite:
imprenditore con attore
Silvio Berlusconi con Roberto Benigni
Veronica Lario con Nicoletta Braschi
comunisti con Berlusconi
cravatta con ciuffo
e scoprite (oltre al pezzo vero) che il giornalismo sdraiato non è nè di destra nè di sinistra. É orrendo e basta.
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