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Ho visto cose che voi umani: Michele senza Cuore

26 luglio 2002
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Contenuti:
Umorismo 0%
critica 80%
noia 20%

Entrare e uscire dagli status più disparati grazie al rinnovo periodico del proprio guardaroba identitario: casa, lavoro, vestiti, automobile. Cambiare maschera, reinventarsi un sembiante, essere multipli e ondivaghi. Affittare sempre nuove vite.
Pare che l'evo della flessibilità lo consenta. Fuggiaschi e/o sfuggenti, nella migliore delle ipotesi sfiorando l'epos di certe situazioni americane, letterarie e cinematografiche, fatte di antieroi inafferrabili e ambulanti. Nella peggiore, centrando in pieno lo smidollato indugio di certi nostri limbi provinciali, il "poi si vedrà", il "c'è tempo per decidere". In bilico tra Hemingway e Brancati, tra l'avventuriero e il figlio di mamma, proprio come certe facce (in affitto) di trentenni italiani che ognuno di noi frequenta, e indaga inutilmente.

Michele Serra (autore del brano precedente) era uno dei migliori scrittori d’Italia. Aveva capito che un tocco di umorismo è il miglior modo per appassionare chi legge. Con questo metodo - che solo gli stupidi considerano semplicistico; scrivere con leggerezza è molto più difficile che essere complicati - riusciva a farci apprezzare argomenti che non avremmo mai avuto il coraggio di affrontare.
Leggere Serra oggi è come leggere un romanzo d’appendice: tecnicamente perfetto ma ampolloso e petulante. Al punto che viene da chiedersi se in tanta scrittura ci sia ancora del succo, dei concetti, o se tanto mestiere serva solo a nascondere un gran vuoto di stimoli e idee.


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