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Ho visto cose che voi umani: Albertone va a Venezia

18 settembre 2002
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Contenuti:
orrore 40%
gondole 5%
rivoluzione 5%
restaurazione 50%


“Ea stagion par aprontar el novo asseto istitusional de la Region xe oramai abondantemente inisiada e la società e i media, atenti a la evolusion de le nostre istitusion, atende oramai con impazienza el varo del novo statuto regional imposto da la riforma costitusional de tre ani fa.”

La Lega al Governo è talmente ridicola che ci eravamo ripromessi di non parlarne mai. Ma dobbiamo fare un’eccezione davanti all’innovativo testo bilingue del nuovo statuto della Lega Nord, depositato ai primi del mese in consiglio regionale.
Per realizzare quest’opera i leghisti hanno lavorato duro. E ancora di più per tradurlo in lingua madre.
Ma quale lingua madre? Il veneziano ostrega, lingua della capitale!, ha spiegato con enfasi il presidente Enrico Cavaliere. Non accorgendosi che la scelta fa incazzare l’ottanta per cento dei leghisti veneti, che per questioni di campanile farebbero, ai veneziani, un culo così.
Nè si accorge che questa traduzione farebbe ridere il cento per cento dei veneti, dai leghisti ai rifondatori. Via le doppie, via le vocali finali e qualche esse buttata lì: neanche Alberto Soldi parla un veneziano così fasullo!
Ma soprattutto non si accorge, né mai lo farà, che questo statuto è l’ennesimo segnale della sconfitta della sognata rivoluzione leghista. Leggere per credere: “La società e i media, attenti all’evoluzione delle nostre istituzioni...”
Un linguaggio così vuoto, e siamo alle primissime righe dello statuto, dimostra che i leghisti sono ormai assuefatti alla politica di Roma ladrona, ai suoi riti e alla incomunicabilità.
L’uso del dialetto è un’aggravante, perché smaschera del tutto la stupidità dei concetti. “Aprontar” “evolusion”, “asseto istitusional” sono parole che nei dialetti, lingue più pure e meno contaminate, non solo suonano ridicole: non suonano affatto, perché non esistono. Come non esistono i leghisti, nel loro impossibile equilibrio tra due opposti, la sognata rivoluzione e la tragicamente reale restaurazione.


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