pennarossa.it: figli di un gol minore

alla home degli Amatori
alla home di Pennarossa

Irresistibile: mezzo campionato tutto d'un fiato

Amatori Settecà peggio dell'Italia del Trap!

Da imbattibili primi a squallide merdacce: cronaca di una picchiata clamorosa

Qui l'antefatto, ovvero il girone d'andata

28 giugno 2004
.1quew G

seconda giornata di ritorno, Settecà, sabato 7 febbraio 2004

Amatori Settecà - Longobarda 1-0 (0-0)

Reti: Toni Bedin, invenzione in mischia

Ancora pioggia torrenziale. Sui campi pesanti fino a ieri riuscivamo soltanto a coprirci di fango, in tutti i sensi. Ai nostri statuari fisici (la media è un metro e settanta, ovvero l’italiano medio di fine Ottocento) mancavano i fondamentali per fare le cose basilari. Non dico calciare ad almeno tre metri di distanza la palla o colpire di testa staccando i piedi di almeno cinque centimetri. No, intendo raggiungere il centrocampo per battere il calcio d’inizio senza avere già il fiatone.
Fino a ieri.
Oggi contiamo sull’esperienza del nostro uomo squadra Toni Bedin, che ci spiega il primo segreto dei campi pesanti: usare i sei tacchetti (molti di noi non ci avevano mai pensato), aspettare l’inizio già a centrocampo e soprattutto passare la palla a Lui e nessun altro.
Solo così riusciamo a vincere: su 112 palloni giocati dai comprimari, 100 finiscono dispersi (cimitero, campo di grano, avversari, strada comunale, strada statale, ozonosfera), 12 a Toni che sfrutta mirabilmente l’unica palla decente e ci mantiene saldamente al quarto posto promozione.
Il bello è che Toni non dà affatto peso a questo suo ruolo e tratta il resto della squadra con profonda umanità. Non ci passa un pallone da ormai sei mesi ma ci sorride spesso e tavolta concede una carezza a chi gli lucida le scarpe brillanti come piace a lui.


terza di ritorno, Settecà, sabato 14 febbraio 2004

Amatori Settecà - Real Barbarano - 1-2 (0-1)

Reti: avversari, avversari, boh

È nei momenti duri che si vede la grande squadra capace di fare gruppo. E infatti eccoci, più disuniti e ignobili che mai.
Germi, fino a ieri leone di centrocampo, è ormai una barzelletta: si allena lunedì, va a correre martedì, si allena giovedì e sta benissimo. Entra in campo il sabato e dopo 3 minuti HYARGH!, lancia un urlo disumano ed esce per il mal di schiena.
Alberto Stocco, il nuovo attaccante alto bello e forte, è ormai un caso umano: si allena lunedì, va a correre martedì, si allena giovedì, va a correre anche venerdì e sta benissimo. Entra in campo il sabato e dopo 3 minuti HYARGH!, si tocca la caviglia ed esce scuotendo la testa.
Gli altri purtroppo, stanno benissimo: si allenano male lunedì, non fanno un cazzo martedì, si allenano da bestie giovedì, entrano in campo il sabato e dopo 3 minuti il pubblico HYARGH!, lancia un urlo disumano e se ne va.
Calcio inguardabile, palle sparacchiate, nausea totale. Basta una squadra appena dignitosa per farci a pezzi. “Suvvia, su col morale – ci comunica Alberto alla fine toccandosi la caviglia - Siamo ancora quarti.” L’arbitro lo sente e HYARGH!, lancia un urlo disumano e se ne va. Darà poco dopo le sue dimissioni irrevocabili dal Centro Sportivo per profonde ragioni di coscienza.


quarta di ritorno, Settecà, sabato 21 febbraio 2004

Amatori Settecà - Snack Bar

Saltata per qualche strana ragione. Per fortuna, perché questi giocano. Recupero più avanti.


quinta di ritorno, Settecà, sabato 28 febbraio 2004

Amatori Settecà - Pigafetta - 1-0 (0-0)

Reti: Stocco (testa)

Quiz: se vincete uno a zero, rubando, contro gli ultimi in classifica che non hanno mai vinto una partita, che speranze avete di fare un grande campionato? Nessuna ovviamente. Eppure il Settecà esce dal campo felice e contento. D’altro canto è riuscito in un’impresa epica: far segnare uno zombie.
Il nostro bomber Stocco è, da un paio di mesi, l’ombra di se stesso. Ma purtroppo è l’unico attaccante che abbiamo (ci sarebbero Loris e Spaurà, ma la maglia numero nove si autoincendia quando tentiamo di fargliela indossare).
Perciò un obiettivo unisce tutta la squadra: aiutarlo per fargli superare il momento no.
Con uno sforzo sovrumano gli passiamo qualcosa come centoquaranta palloni.
70 lo evitano.
52 lo sfiorano spernacchiandolo.
48 gli sputano addosso.
35 lo insultano pesantemente.
27 ironizzano sul comportamento della moglie mentre lui perde tempo col calcio.
25 lo colpiscono alla bocca dello stomaco, sui denti, sul naso, sulle balle.
17 li cicca.
13 li sbaglia.
11 li perde.
Uno, mirabilmente calciato da Toni su calcio d’angolo direttamente in porta, supera il portiere e gli sfiora la fronte. Fortunamente non abbastanza per fargli cambiare traiettoria: è gol!
Ebbro di felicità, il rinato bomber prende il pallone per calciarlo verso il cielo: lo cicca clamorosamente e si stira un polpaccio.

Beh, ma allora, vaffanculo!


sesta di ritorno, Nanto, sabato 6 marzo 2004

Salin Longare - Amatori Settecà 3-2 (1-1)

Reti: avversari, rigore Loris, avversari, avversari, Toni Bedin

È la gara della verità contro i secondi in classifica. Se vinciamo non solo restiamo in corsa, ma insidiamo la loro posizione, guadagniamo credibilità, diventiamo biondi e belli, conquistiamo il mondo e possiamo mandare a cagare tutti i colleghi di lavoro che da 43 anni ci ripetono “Che cazzo giocate a fare che perdete sempre?”.
Il Longare segna su punizione: palla morbida sopra la barriera, Franzon immobile che la guarda planare alla sua sinistra. Segue spaventosa discussione sulla necessità di mettere un uomo a coprire la suddetta zona di porta. L’arbitro, un santo, non ne può più e ci regala un calcio di rigore per farci star zitti. Pareggiamo.
Ripresa: l’allenatore degli avversari capisce che basta marcare Toni Bedin.
Franzon, l'allenatore-portiere dei nostri, discute con Corona. Starà certamente prendendo le contromisure. Ascoltiamolo: “La prossima punizione metti l’uomo sul palo!” “Col cazzo che metto l’uomo sul palo!" “Mettilo ho detto!” “Nisba! Come si fa poi col fuorigioco?” "Insisto!" "Ho detto no!"
Il Longare segna in scioltezza il raddoppio e fa il terzo in contropiede. Titoli di coda sul solito commovente attacco finale: gol di Toni Bedin in mischia e tutti sotto la doccia. Dove ovviamente si discute: La prossima volta metti l’uomo sul palo! Ho detto di no! Sì. No. Sì. No.


settima di ritorno, Settecà, sabato 13 marzo 2004

Amatori Settecà - San Giorgio Perlena 1-1 (1-0)

Reti: Loris (testa, pallonetto); avversari (indovinate come)

Senza Germi, senza Stocco, con Toni Bedin in pericolosa fase di declino (ormai non passa un pallone nemmeno sotto l’’influsso di droghe pesanti), cosa possiamo fare contro i terzi in classifica?
Dominiamo. Dio sa come. E segniamo subito, nostro record assoluto. Un minuto di gioco, cross a tagliare il campo e testa di Loris. Ci fermiamo lì, ma teniamo duro. Vincendo li scavalchiamo e torniamo in corsa alla grande.
Non combinano granché e la gara si trascina stancamente verso la fine. A tre minuti dal termine punizione per loro, diretta, da quaranta metri.
Franzon caccia tutti: “Non voglio un cazzo di nessuno sul secondo palo!”.
Palla morbida sopra la barriera. Franzon, immobile, la guarda planare alla sua sinistra.
Causa l’amicizia che mi lega a Franzon (e il fatto che le convocazioni continua a farle lui) taccio sul seguito della giornata e passo celere alla:


ottava di ritorno, Maddalene, sabato 27 marzo 2004

Pittoni - Amatori Settecà 2-0 (1-0)

Reti: avversari (sul come accettiamo scommesse), avversari

La terribile settimana che precede questa sfida decisiva (siamo quarti alla pari, è l’ultima grande occasione) trascorre allenando Franzon sulle punizioni di prima. Dopo aver perso sette punti di fila per colpa sua, Franzon si convince finalmente a piazzare Garzotto, il nostro miglior colpitore di testa, sulla linea di porta. Lo schema: al fischio dell’arbitro Garzotto arretra velocemente e copre il palo dove Franzo non può arrivare.
Cinque minuti di partita e toh, punizione dal limite per gli avversari. La squadra stavolta è pronta. Al fischio dell’arbitro, Garzotto comincia ad arretrare. Ma la palla, stavolta, è calciata malamente e punta non sul palo lontano ma verso quello coperto da Franzon.
Franzon non crede ai suoi occhi e si prepara alla prima, trionfale parata dopo un mese.
Garzotto, vistosi scavalcato, non sa più che cazzo fare.
Franzon urla Mia! ed estende le manone.
Garzotto allunga il braccio, anticipa Franzon con una manata e segna il più orrendo degli autogol.
Segue una caciara infernale. Gli avversari – dei rompicoglioni proverbiali, quasi quanto noi - non esultano nemmeno ma chiedono (urla, occhi pallati, gesta psicopatiche) l’espulsione di Garzotto. Il loro pubblico – 10 persone – sembra la curva sud di Palermo-Catania: urla, occhi pallati, gesta psicopatiche, minacce di morte all'arbitro. Il solo Franzon tiene alto l’onore del Settecà: con urla che hanno ben poco di umano sovrasta ogni altro grido e tenta a sua volta di espellere Garzotto, ma fisicamente. Garzotto, permaloso come un professionista, tenta di espellere Franzon, tutti gli avversari e il pubblico.
Il resto del Settecà mantiene la proverbiale calma: Corona all’autore: “tutta colpa tua che hai provocato la punizione cazzo!”. L’autore ad Astorino “Colpa tua che non mi hai coperto prima”. Astorino a De Rugna (assente): “Colpa sua che non è venuto e mi costringe a giocare in un ruolo non mio”. E così via fino alle rispettive madri e parentele.
L’arbitro a questo punto ha due opzioni:
1. Espellere tutti e andare a casa
2. Battere il record di tolleranza, già detenuto da Padre Pio e puntare direttamente a quello di San Francesco.
Purtroppo sbaglia di grosso e sceglie la seconda.
Segue una delle peggiori partite che la storia ricordi. I loro centrocampisti ci anticipano sempre, eppure si lamentano ininterrottamente con l'arbitro per tutta la partita, con motivi che vanno dal fallo laterale invertito alla fame nel mondo. I loro difensori non devono fare un solo intervento. Ma usano il fiato risparmiato per lamentarsi in coro e ininterrottamente: Arbitro fallo!, Arbitro basta!, Arbitro il Due!, Arbitro cosa!, Arbitro dove!, Arbitro chi!. I loro attaccanti ci prendono letteralmente in giro. Il Sette, in particolare, salta costantemente Astorino come un birillo e punta deciso verso la porta di Franzon. Ad ogni azione i battiti del nostro raddoppiano: 30, 60, 120, 240… A quota 960 si salva dall’infarto cambiando la marcatura di Astorino con il Dio Serpente. “Ma il Dio Serpente è molto più lento!” protesta la squadra. Per una volta Franzo ha ragione: al primo dribbling del Sette, il Serpe ignora il pallone e soprattutto il fair play entrando con precisione scientifica sulle gambe del fantasista.
E si fa male lui.
Finisce due a zero, con gli avversari che si lamentano dopo il fischio finale, dopo la doccia, dopo cena e probabilmente si lamentano tuttora.
Pare che l’arbitro abbia ottime possibilità per il dopo Woytila.


nona di ritorno, Settecà, sabato 3 aprile 2003

Amatori Settecà - Spes Settecà 0-1 (0-0)

Reti: Bigarella (tiro da fuori)

I cugini dello Spes non perdono dalla prima giornata del girone d’andata. Da allora, massacrano il campionato a suon di vittorie con una superiorità tale che su di loro fioriscono leggende. Alcune credibili (pare che in una partita abbiano fatto 72 passaggi al volo, tutti di tacco) altre meno (pare che quelli dell’Aurora Camisano si siano degnati di far loro i complimenti).
Noi non abbiamo speranze: solo una misera, minuscola traccia di orgoglio da qualche parte, sotto i tacchetti.
Il vostro narratore, in modo particolare, schiantato da una stagione così stressante, avrebbe deciso di lasciare per sempre questo impietoso sport.
A una condizione. Battere lo Spes.
Almeno una volta nella vita.
Perciò gioca una delle sue partite migliori.
In fondo, qualche possibilità l’abbiamo. Conosciamo perfettamente i loro punti di forza (centrocampo, attacco, difesa, panchina, pubblico, famiglia, hobby) e le loro debolezze (sono già primissimi con trenta punti di distacco, potrebbero avere pietà di noi).
Diamo l’anima. A cominciare dal vostro narratore in marcatura sul fantasioso e imprevedibile regista Bigarella. Per non lasciare nulla d’intentato, nelle due settimane precedenti ha rinunciato ad alcol, fumo, ore piccole, sesso. Ha triplicato gli sforzi in allenamento e in palestra. Si è preso una settimana di ferie per non perdere la concentrazione. Ha dormito con la foto di Mimmo Di Carlo sul comodino. Ha preso anche un lieve accento romano e quando gli chiedono come va risponde “Questo lo deve chiedere al mister”.
Dal primo minuto s’incolla su Bigarella come neanche Tarcisio Burgnich. I compagni, che intuiscono il suo dramma, danno il massimo. La superiorità dello Speso è così evidente che perfino un appassionato di lippa finlandese tiferebbe istintivamente per noi.
Marcature ferree, anticipi, palle sparate oltre la recinzione, furiosi corpo a corpo, palle respinte di schiena, sedere, naso, genitali. Ma non passano.
Bigarella non gioca un solo pallone.
Mancano due minuti alla fine. Il vostro narratore, in piena trance agonistica, decide (da solo) che la partita si può anche vincere. Si scolla per un istante da Bigarella e tenta un pressing sul portatore di palla. Nessun rischio: Biga è a 35 metri dalla porta, in posizione completamente decentrata.
Il pressing fallisce. Palla di prima a Bigarella.
Tiro alla cieca: parte un siluro che viaggia a 30 centimetri da terra verso l’unico spiraglio tra quattro difensori, il palo e Franzon.
I difensori non osano sfiorare la palla. La possibilità di una deviazione che metta fuori causa Franzon, e la sua conseguente reazione, è qualcosa che va oltre l’immaginabile. Purtroppo anche la possibilità di una parata di Franzon è qualcosa che va oltre l’immaginabile.
Gol.
In spogliatoio, moribondo, verrò finito nel peggiore dei modi a colpi di “Non te la prendere. In fondo avevi fatto la tua migliore partita”.


decima di ritorno, Loria di Treviso, sabato 10 aprile 2004

Motor Oil Loria - Amatori Settecà 0-2 (0-2)

Crisi alle spalle. Inequivocabile, netta e limpida vittoria contro una squadra fortissima che all’andata ci aveva rifilato cinque gol. Ma stavolta è un’altra storia. Loro non esistono. Il risultato non è mai in discussione.
Come se le precedenti sconfitte non avessero lasciato il segno, gli Amatori non hanno il minimo timore reverenziale e incamerano tre punti d’oro.
Una partita già vinta prima ancora di giocarla insomma, che ci consegna una vittoria preziosa nella rincorsa al vertice. Nessuna critica è possibile sulla nostra prestazione.
Perché, se non si fosse ancora capito, loro si sono ritirati e la vittoria è assegnata a tavolino.


undicesima di ritorno, Santa Croce Bigolina, sabato 17 aprile 2004

Amatori Settecà – Riviera Berica 2-1 (0-0)

Reti: ?

Giuro che non ricordo niente di questa partita se non che ci trasciniamo miseramente per il campo tra crampi, colpi di sole, miraggi. Durante la settimana infatti alleniamo ormai solo la parte alta del tronco, prendendoci a pugni e rinfacciandoci il clamoroso crollo che ci ha portati a un inutile quinto posto. Però vinciamo. Il doppio successo risveglia antiche emozioni. Se facciamo nove punti nelle prossime tre partite e tutti gli altri perdono, c’è ancora qualche probabilità. E infatti, ecco cosa succederà:

Amatori Settecà - Snack Bar 2-3

American Lions - Amatori Settecà 2-1

Amatori Settecà – Camisano 0-3

Ma andiamo con ordine.

recupero della quarta di ritorno, Settecà, lunedì 26 aprile 2004 (notturna)

Amatori - Snack Bar 2-3 (2-1)

Reti: Matteo, Matteo, avversari (3)

Cinque minuti di magico Settecà: due gol casuali (testa e tiraccio da fuori) e la partita sembra mettersi benissimo. Sembra. Perché già al sesto minuto si avvertono i primi scricchiolii. Franzon chiama la panchina e chiede Quanto manca? Giulio tenta un pietoso bluff: Cinque minuti! Tenete duro!
Niente da fare. Gli avversari guadagnano metri su metri. Prima ci cacciano dalla loro area e vi piantano davanti un libero che di testa le prende tutte. Quindi conquistano trionfalmente il centrocampo e vi piazzano direttamente uno spaventapasseri, che tanto è lo stesso. Infine entrano trionfalmente nella nostra area, plauditi dal pubblico festante che lancia loro fiori e cioccolatini. Segnano alla fine del primo tempo.
Ripresa. Franzon organizza la più bieca guerriglia nel tentativo di difendere i 3 punti. Raccoglie gli ultimi fidi e distribuisce così i compiti.
1. Matteo, spillomunito: sgonfiare impercettibilmente il pallone ogni volta che lo prende in mano per battere un out.
2. Giulio (da fuori): abbassare un po’ alla volta l’intensità delle luci fino a far scendere sul campo il buio totale.
3. Corona: calciare la palla con tutta la forza possibile verso il campo di grano e/o il cimitero.
La tattica purtroppo è viziata da tre errori fondamentali.
1. Forti di un possesso palla dello 0.2 per cento, conquistare un out è semplice come vincere alla lotteria.
2. Giulio tifa da sempre per i cugini dello Spes. Per loro sarebbe capace di accoltellare l’arbitro e farsi tre anni di galera. A noi una volta causò una sconfitta a tavolino nascondendo le chiavi del campo. Aveva piovuto e temeva per il terreno su cui avrebbero giocato più tardi i cugini.
3. Corona calcia normalmente la palla in mezzo al grano quando tenta d’impostare. Ma se gli dite di calciare fuori apposta, riuscirà al massimo a mettere il pallone sui piedi del centravanti avversario.
Insomma, ne prendiamo altri due e buonanotte.
Franzon chiude alla grande con un fallo da killer su un avversario lanciato a rete. Non si scusa. Segue epica, triste, inutile rissa e l'indecoroso annullamento postumo del premio disciplina ricevuto due anni fa.


dodicesima di ritorno, Settecà, sabato 24 aprile 2004

American Lions - Amatori Settecà 2-1 (1-0)

Reti: avversari, Martino?, avversari

Prima giornata calda dell’anno. Questi li abbiamo battuti 7-1 all’andata ma attualmente gira voce che siano fortissimi. Non sono leggende calciometropolitane. Gli yankee della base vicentina Ederle contano sul ritorno del contingente di parà dall’Iraq, mica palle. Stendiamo un velo pietoso sulle implicazioni sociopolitiche del caso e limitiamoci a un’analisi calcistica: i nostri avversari sono reduci da tre mesi con sessanta gradi all’ombra e una preparazione fisica da far impallidire le squadre di Zeman.
Basta il loro ingresso in campo per capire che aria tira.
Il regista (ispanico) pesa 120 chili, l’ottanta per cento dei quali distribuito equamente tra cosce e tricipiti.
L’ala destra (nero) è un metro e novanta con due spalle così. Quando copre il pallone, ad anticiparlo sembra di dover fare il giro dell’isolato.
Lo stopper (d’origine irlandese) non supera il metro e settanta ma quando stacca da terra sembra indossi gli stivaletti a molla di Paperinik.
Dulcis in fundo, il terzino destro. Batte tutti gli out col salto mortale: praticamente dei calci d’angolo.
Noi rispondiamo saldamente uniti, all’italiana. Dopo cinque minuti Corona sbaglia un passaggio elementare verso il Serpe e cerca vilmente di scaricargli la colpa: “Se provavi a muovere il culo ci arrivavi”. Il Serpe gioca con Corona da vent’anni e sa che la cosa migliore per chiudere la questione è far finta di niente. Infatti replica: “Ma che cazzo dici, sei scemo?” Corona, trent’anni di calcio alle spalle, dimostra la sua grande maturità: “Scemo a chi? Sei sfiatato come una merdaccia, arrogante e presuntuoso, fighetto cazzuto”. Il Serpe, conscio del momento delicato, sorvola: “Vaffanculo coglione deficiente testa di cazzo”
Li divide, a fatica, la Polizia Militare. Purtroppo non c’è modo di farli portare a Guantanamo perciò restano in campo.
Loro segnano.
Nella ripresa la squadra si ricompatta. “In dieci anni di Csi mai abbiamo lasciato loro un punto” urla Franzon. "Fuori i coglioni, ragazzi!"
Loro raddoppiano.
Facciamo un golletto che potrebbe riaprire le speranze ma ecco Franzon nel suo ultimo pezzo forte: fallo da killer sull'avversario lanciato a rete. Ovviamente non si scusa. Arriva il regista ispanico 120kg. Si scusa. Sebbene non conosca una parola d'inglese, si fa capire alla grande: ampie genuflessioni, alti lai, lacrime copiose. Segue epica, triste, doccia con sauna incorporata nei lussuosi spogliatoi del campo americano. Per non tornare a casa e ammettere a mogli e fidanzate che abbiamo perso anche con gli americani, chiediamo di arruolarci. Il rischio di trovarsi simili ceffi negli American Lions è troppo anche per gli americani: domanda rifiutata in tronco.


Tredicesima (e ultima!) di ritorno, Settecà, lunedì 26 aprile 2004

Amatori Settecà – Camisano 0-3 (0-1)

Il Camisano ha vinto lo scorso campionato provinciale e lo rivincerà di nuovo battendo pure i cugini dello Spes, in semifinale. Perciò su questa sonora sconfitta c’è poco da dire: non c'è partita.
La giornata è memorabile per una ragione ben più nobile: è la gara l’addio al calcio di uno dei più grandi protagonisti del Settecà: Silvio Menin.
Silvio Menin sfiora il metro e sessanta quando sta in punta di piedi e i cinquanta chili quando gli danno il resto in moneta dal giornalaio. Non ha visione di gioco, non ha lancio, non fa più un dribbling da quindici anni e ha la personalità di un attaccapanni.
Altri problemi: quando parla non si capisce un cazzo perché si mangia tutte le vocali. Poco male se si esprimesse in modo semplice. Fino a “Pss l pll!” (Passa la palla!) ci arriverebbero tutti. Purtroppo Silvio borbotta come il nonno dei western: “S m vss pss l pll vr ptt fr qlcs d mgl dnnzz!” (Se mi avessi passato la palla avrei potuto fare qualcosa di meglio dannazione) e da anni ormai nessuno lo ascolta più. Solo gli arbitri capiscono perfettamente i suoi insulti e lo ammoniscono senza pietà.
Eppure Silvio è stato un compagno vero e magnifico. Di lui sempre ricorderemo sempre i meravigliosi assist (l’ultimo, mi pare, nel 1977), le parole d’incoraggiamento ai compagni (“Czz! Vffncl!”) l’elegante passo quando non invertiva la scarpa destra con la sinistra e lo sguardo bovino quando sedeva, dimenticato, in panchina.
Ma bando agli scoramenti. Silvio ha preso l’irrevocabile decisione. Si darà al ciclismo e finalmente troverà la pace scalando, solitario, i meravigliosi colli Berici e gridando al mondo la sua libertà ritrovata: “Czz! Vffncl! Ch ftc trrbl!”.
Franzon lo onora come merita lasciandolo in panchina per tre quarti di partita.


Sipario

Da primi a settimi in due mesi.
Quattordici gol subiti su punizione.
Diciassette risse con gli avversari e trentacinque tra di noi.
Quattordicimilatrecentoventisette passaggi sbagliati in 25 partite.
Possesso palla del 2,6 per cento (riscaldamento compreso).
Toni Bedin schifato, purtroppo se ne andrà.
Paolo, seppur schifato, purtroppo resterà.
Franzon, nonostante l’evidenza, farà ancora il portiere.
Astorino, nonostante l’evenienza, non andrà in cura psichiatrica.
L’autore, il peggiore di tutti, resterà. Vuole battere almeno una volta lo Spes nel derby e vi dà appuntamento a settembre. L'ultimo anno, giuro.
Da cima Zovencedo, Silvio mi manda il suo più affettuoso saluto per una buona estate: “Czz! Vffncl!”
Grazie di essere stati con noi.
Continuate a leggerci ma per carità, non veniteci mai a vedere.

pennarossa.it©2004

Invia questo pezzo a un amico (o a un brocco)

Qui tutto il campionato


Non lasciarci soli. Scrivi qui il tuo commento.

Vuoi sapere tutto? Alla home degli Amatori

alla home di Pennarossa

PennarossaPrimizie è il servizio che senza rompere l'anima (massimo una volta alla settimana) ti avvisa per e-mail delle novità nel sito. Resta inteso che la tua mail non sarà divulgata a nessuno, neanche sotto tortura.
Scrivi qui: sì alle primizie.