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Ci sono notizie che lasciano più perplessi di una dichiarazione di Gasparri. A Washington, la scorsa settimana, si sono radunate oltre ventimila persone contro la guerra. Cantando «No war on Iraq», innalzavano cartelli con scritto «Niente sangue per il petrolio», «Disarmiamo Bush», «L'America è una nazione canaglia» e «La pace non la guerra è un atto patriottico».
Tra tante voci, spicca una testimonianza raccolta da Maurizio Molinari della Stampa, che trascriviamo letteralmente:
Ciò che conta - ha detto May Paddock, 60 anni, giunto da Copake, New York, rappresentando uno stato d'animo diffuso - è dimostrare all'Europa che siamo contrari, così loro diranno "no" a Bush».
Pensare che in America qualcuno pone le ultime speranze di pace sulla nostra sfigatissima e pasticciona Europa non è solo commovente: è terribile. Passata la vergogna per tutte le volte che abbiamo imprecato contro gli americani che spadroneggiano e ne fregano del resto del mondo viene da vergognarsi ancora di più perché questa fiducia è mal riposta. Dopo mesi e mesi non si è ancora capito se questa è un'Europa pronta a tutto - anche a prendersi delle responsabilità dolorose - o semplicemente prona a tutto. La sottile differenza, al povero mister Paddock, spiegatela voi.
pennarossa.it ©2003
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(vignetta di lorella trevani)
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