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No communists, no party

Perché i grandi investitori americani bocciano l'invito di B. a Wall Street

28 settembre 2003
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Dear mister Berlusconi,
chi le scrive è uno dei grandi investitori americani ai quali lei ha rivolto il suo appello.
È con vivo rammarico che decliniamo la sua offerta ma, in tutta franchezza, lei ha detto più stronzate in una mezz’ora che Bush in un semestre. Punto per punto, le spiego il perché.

Le belle segretarie. Se c’è un italiano che dimostra un totale disprezzo per le donne questo è lei, mister Berlusconi. Basta guardare le persone di cui si circonda: da Confalonieri a Galliani, da Apicella a Taormina, da Previti a Castelli, la sua è una corte rigidamente maschile. Non una sola donna occupa un posto di rilievo nella sua vita: privata, imprenditoriale, politica. L’unica nel suo governo si occupa di scuola, l'esclusivo argomento dove lei non ha interessi privati e del quale, dunque, non le importa un fico.
La verità è che a lei le donne non piacciono: alle cosce di una segretaria preferirà sempre quelle di Gattuso. Per questo le sue battute maschiliste suonano, oltre che volgari, totalmente fasulle.

I pochi comunisti. Ma le pare che i pochi comunisti siano per noi un vantaggio? Dalla Corea al Vietnam, dal Salvador al Nicaragua, dalla Serbia all'Afganistan noi americani abbiamo sempre investito laddove i comunisti erano tantissimi. Il fatturato, dear Berlusconi, si mantiene alto con armi, terrore e finanziamenti occulti. Con la Fiat, perdoni la franchezza, non ci paghiamo neppure l’iscrizione al golf.

L’Italia ospitale. Neanche sull’ospitalità italiana possiamo convenire con lei. Da cinquant’anni prendiamo in affitto la vostra graziosa penisola come portaerei e ci siamo sempre trovati bene: colazione, decollo, bombardamento, atterraggio, pizza e nessuno ha mai niente da ridire: dal Cipriani al Cermis, da Udine e Ustica siamo sempre stati trattati con i guanti bianchi (anche per non lasciare impronte).
Ma i milioni di manifestanti sulle piazze contro la guerra non ci hanno fatto piacere, anche se lei ha fatto di tutto per non mostrarceli in tivù. E soprattutto, siamo molto preoccupati per quella sua ridicola idea di condono. Se decollando da una delle nostre basi ci sbuca una bifamiliare in mezzo alla pista, sappia che la verremo a prendere per un orecchio, di persona. A Wall Street poi, invitiamo Prodi: le barzellette almeno le racconta in inglese. Non fa ridere nessuno, ma non si può volere tutto dalla vita.

(m.r.)

pennarossa.it ©2003

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